“Imparate a camminare a testa alta”: Andrea, nipote di Piersanti Mattarella, incontra gli studenti di Medie e Middle School


Gli alunni della 2C della Scuola Media e di M2 dell’International School, guidati dalla prof.ssa Barbara Bondí, hanno studiato, nel corso delle ore di Italiano, la forma testuale dell’articolo di giornale; dopo una praelectio di osservazione di vari articoli di diverse testate, gli studenti si sono messi in gioco e hanno creato una loro redazione giornalistica nei suoi diversi settori: cultura, gossip, interviste, sondaggi, moda, politica… Gli alunni che si sono occupati di quest’ultima sezione, spinti dalla constatazione che il nostro Campus si trova in via Piersanti Mattarella, martire di mafia, hanno chiesto di poter intervistare qualcuno che, direttamente o indirettamente, conoscesse Piersanti e il fratello Sergio, attuale Presidente della Repubblica. Immediato, quindi, è stato il pensiero ad Andrea Mattarella, che è stato alunno del Gonzaga Campus, così come altri componenti della sua famiglia. 

Andrea Mattarella, nipote di Piersanti, ha quindi incontrato gli studenti della Scuola Media e della Middle School.
Tantissime sono le domande e le curiosità che questo incontro ha suscitato nei nostri ragazzi e ragazze. Abbiamo scelto di riportarne alcune:

-Molti componenti della sua famiglia hanno fatto o fanno politica. Lei invoglierebbe i giovani ad approcciarsi alla politica?

In realtà della mia famiglia solo una persona ha fatto politica, e potete immaginare bene chi è. Ad ogni modo, io non solo consiglio, ma suggerisco ai più giovani di approcciarsi alla politica. C’è carenza e povertà di idee, oltre ad uno scarso interesse e desiderio di operare per il bene comune. So che qui ci sono due studenti desiderosi di far parte della vita pubblica, questo mi rincuora perché è quello di cui abbiamo bisogno: persone competenti e desiderose di aiutare il prossimo, persone con una mentalità aperta e che abbiano fatto esperienza del mondo”.

-Secondo lei perché il presidente Mattarella, insieme ad altri grandi eroi della nostra terra, è stato vittima della mafia?

Questa domanda rientra in un concetto più ampio, ma con cui è importante confrontarsi. La mafia, sia quella di ieri sia di oggi, è un antistato, si contrappone allo stato e lo vuole controllare, vuole controllare il territorio, la società, le persone e le ricchezze. Per far questo si impone, sia chiedendo il pizzo sia attraverso i suoi uomini, attraverso le attività imprenditoriali illegali o ancora infiltrandosi nella pubblica amministrazione: proprio per questo abbiamo bisogno di persone che vadano in contrasto con questo modo di pensare e vivere, uomini e donne che si adoperino per il bene comune. Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta persone come mio nonno facevano scelte coraggiose: rischiavano la vita per adempiere al proprio dovere e far rispettare la legge, ma nonostante questo sono andati avanti e hanno combattuto per i propri ideali. Io spero che questo insegnamento arrivi e valga anche per voi: agite secondo coscienza e secondo i vostri valori, non fatevi condizionare dalla prepotenza e dalla violenza, ma imparate a tenere la schiena dritta e a camminare a testa alta”.

-Lei ha scritto un libro contro la criminalità, vorrebbe parlarcene?

Il mio è un manuale sulla Convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale: una convenzione internazionale firmata nel 2000 proprio a Palermo, che riguarda proprio quello di cui abbiamo parlato oggi: il contrasto delle forme di criminalità, soprattutto le mafie, che ormai operano in modo globale. Grazie a questa norma è stato sancito un obbligo per cui ogni stato deve incriminare questo tipo di reato. L’incriminazione di questo atto fu storica per due motivi: intanto perché ha segnato il primo passo per contrastare le mafie a livello globale, e soprattutto perché la firma di questa convenzione fu il risultato degli incontri precedenti che negli anni Ottanta e Novanta aveva fatto Giovanni Falcone. Egli, oltre a essere un magnifico magistrato, era consapevole che il problema delle mafie fosse di scala globale e incentivò proprio la creazione di una convenzione internazionale”.

 – Secondo lei cosa si potrebbe fare per migliorare il nostro territorio? 

Questa è una domanda molto ampia. Basta osservare la nostra città per capirlo, c’è poca cura sia da parte delle istituzioni che di noi cittadini. Spesso tendiamo a dare la colpa agli altri, ma in questo caso dovremmo chiederci “gli altri chi?”. Le strade sono sporche, c’è molto traffico e un’inciviltà diffusa, sotto questi punti di vista dobbiamo impegnarci tutti per migliorare, risvegliando la nostra coscienza civica. Migliorare la città significa anche eliminare le diseguaglianze: nelle zone più periferiche della città lo Stato non c’è, non sostiene i bambini e ragazzi come voi. Attraverso il senso di unità e l’impegno civico possiamo costruire una città in cui non ci siano diseguaglianze e tutti abbiano le stesse possibilità e pari dignità”.

-Ci sono alcune cose che riguardano la cultura mafiosa e che trovo abbastanza complesse. Una delle domande che mi ha sempre incuriosito e vorrei farti è: secondo lei perché esistono pentiti di mafia e non pentiti di Stato?

Il pentito di Stato non ha alcun interesse a parlare: rispetto ad un pentito di mafia, che viene sottoposto ad un sistema di protezione e ad un’altra serie di benefici, il pentito di Stato non trae alcun giovamento. Emblematico è il caso di depistaggio sull’omicidio di Paolo Borsellino, non è una morte così misteriosa come la si vuol fare apparire, ma non si è arrivati alla verità per colpa di uomini di stato infedeli e collusi, che non hanno operato nell’interesse del Paese“.

-Secondo lei la scuola che strumenti concreti può dare ai propri studenti per imparare a difendersi e soprattutto riconoscere una strada che segua la giustizia da una invece criminosa?

Allora già lo studio è uno strumento fondamentale, ma anche il fare entrare i ragazzi e le ragazze a contatto diretto con le realtà che si occupano di combattere la criminalità organizzata: andrebbero organizzati più incontri con la polizia, i magistrati e tutte quelle figure della società civile che ogni giorno mettono la propria personalità al servizio dei cittadini e si impegna nel combattere la criminalità organizzata. I bambini e ragazzi hanno sete di sapere di questi fatti, laddove non presente, andrebbero fatte delle integrazioni nel programma per permettere loro di conoscere anche questa parte della nostra storia. Un’altra strada percorribile è quelle del far vivere ai più giovani i luoghi dove la giustizia si realizza, come il tribunale o la fondazione Giovanni Falcone, che a Palermo è molto attiva“. 

Gli studenti, adesso, lavoreranno alla stesura dell’articolo del loro giornale, ricchi di un nuovo incontro e di nuovi insegnamenti.

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