Un percorso lungo cinque anni: Elena e Lorenzo, studenti del V classico, ci raccontano i momenti più significativi del liceo.


Gli studenti del quinto anno dei Licei, ormai giunti al termine del proprio percorso scolastico, si trovano davanti tantissime sfide e opportunità: dal temutissimo esame di maturità, alla scelta del percorso accademico o lavorativo più adatto. Accompagnare i ragazzi e le ragazze durante questo momento delicato ed emozionante delle loro vite è una priorità per noi, e uno dei modi con cui lo facciamo sono gli Esercizi Spirituali: delle giornate di ritiro in cui gli studenti, accompagnati da guide spirituali, si riuniscono per riflettere sul proprio percorso e sul futuro.
Per comprendere a pieno quanto per i nostri giovani gli anni del Liceo siano significativi per il percorso di crescita personale, abbiamo intervistato Elena SottileLorenzo Maria Mannino, due nostri studenti del V Liceo Classico, che ci hanno raccontato i momenti per loro più importanti trascorsi al liceo.

Per noi ragazzi e ragazze del quinto anno – ci dice Elena – manca davvero poco all’esame di maturità e di conseguenza al termine del nostro percorso e spesso mi è stato chiesto come mi senta all’idea di lasciare questa scuola, che mi ha vista crescere durante questi anni. A differenza di molti miei compagni io il Gonzaga l’ho conosciuto per caso, al termine delle scuole medie. Sono da subito rimasta colpita dall’impostazione poco comune, dovuta innanzitutto dalla presenza della Compagnia di Gesù e di conseguenza della pedagogia ignaziana, il cui scopo principale è di mettere al centro la persona, tentando di sviluppare la consapevolezza accademica ma soprattutto spirituale. Lungo il mio percorso ho trovato persone disposte ad ascoltarmi senza giudicarmi e ad accompagnarmi nel mio cammino di crescita personale, che è stata possibile anche grazie alle numerose attività proposte: la condivisione, un’occasione di scambio dove ho imparato a guardare oltre le apparenze: lo staff, nato dall’amore comune verso la scuola, e la Lega Missionaria, un progetto che permette ai ragazzi di svolgere diverse attività solidali. Quest’ultima possiede una parte del mio cuore perchè mi ha portato a due delle esperienze più importanti della mia vita: i campi di volontariato in Romania e in Kenya, due mondi dove ho compreso il significato di amore e cura, gratuiti e genuini, e dove ho capito cosa avrei voluto fare della mia vita futura, lavorativa e non. Di questi anni mi rimarranno i volti degli insegnanti, pronti ad aiutarmi e a guidarmi in ogni momento, dei novizi il cui cammino si intreccia spesso con il nostro. Le risate con i compagni e gli amici. I viaggi, dove ho avuto la possibilità di conoscere culture e persone nuove. Le lezioni, quelle così profonde da suscitare le lacrime. Il ritiro spirituale dedicato ai ragazzi dell’ultimo anno, grazie al quale ho ritrovato una parte di me stessa che non vedevo da tempo.
Sono davvero entusiasta di intraprendere una nuova strada e di fare nuove esperienze, ma con la consapevolezza che sentirò la mancanza di questa scuola, della quale porto gli insegnamenti nel cuore e che in certi momenti è stata come una seconda casa per me.”

“Sono sempre stato al Gonzaga – racconta Lorenzo – dai tempi dell’asilo fino alla fine del mio percorso da studente; ho sempre apprezzato le piccole novità che questa scuola mi insegnava giorno dopo giorno, le piccole amicizie che col tempo sono diventati legami indistruttibili, i momenti di svago e di divertimento che ad oggi sono i momenti migliori della giornata scolastica. Sono arrivato alla fine del liceo consapevole del mio percorso da studente, sia dentro che fuori dalla scuola, sono riuscito a crescere sia a livello intellettuale che a livello umano, vivendo esperienze che riuscivano a far uscire il vero “me”, quel lato nascosto che avevo paura a far uscire perché mi aspettavo dagli altri solo critiche e cose negative; invece, ho trovato nella mia vita persone che volevano far uscire il lato migliore di me, mettendo in risalto solo il positivo che c’è in me. Molte di queste persone vengono fuori dalla scuola, un contesto in cui puoi imparare, ma anche creare nuove amicizie, alcune di queste potrebbero pure diventare le migliori amicizie della tua vita (io col tempo sono riuscito a confermare questa teoria, creandomi amicizie che ad oggi io considero vitali per me).
Insomma, il percorso scolastico comincia a prendere vita al liceo, i migliori anni della nostra vita, sembra una frase fatta ma se ci pensiamo bene, è così! Il liceo ti regala emozioni, sensazioni, esperienze che non potrai provare in nessun altro momento della tua vita, anni in cui puoi sperimentare cose nuove, scoprire te stesso e tutti i tuoi lati nascosti, conoscere nuove persone e le loro storie, un periodo della tua vita che io ho sempre definito come “sperimentale”: devi sperimentare sempre e comunque, in ogni momento della giornata ci sarà sempre qualcosa di nuovo da imparare, qualcosa che ti rimarrà nella vita e che ti farà crescere insegnandoti una lezione per il futuro. La vita dello studente è piena di ostacoli, una vita fatta di scelte che probabilmente la maggior parte delle volte saranno pure sbagliate, ma quando riuscirai ad azzeccare quella giusta, sai che non ci sarà nulla in grado di fermarti, perchè una particolarità di noi studenti è di non arrenderci mai…”.

 

Ruffini (Agenzia delle Entrate) oggi al Gonzaga Campus: “Uguali per Costituzione” è davvero un’utopia?

Si è tenuto oggi al Gonzaga Campus l’incontro per la presentazione del libro di Ernesto Maria Ruffini, Avvocato e attualmente Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Uguali per Costituzione – storia di un’utopia incompiuta del 1948 ad oggi” è un libro che racconta la storia della Repubblica italiana, ripercorrendo i momenti più significativi della nascita della Costituzione italiana e soffermandosi maggiormente sull’articolo 3, definito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella un vero e proprio pilastro di tutta l’architettura giuridica del testo costituzionale.

Da un lato affermazione del principio di uguaglianza “formale” di tutti i cittadini di fronte alla legge senza distinzione di razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali; dall’altro l’affidamento alla Repubblica del compito di rendere operativo e “sostanziale” tale principio, rimuovendo gli ostacoli che di fatto impediscano il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti alla vita economica e sociale del Paese.

Il dibattito – che ha visto la partecipazione attiva dei nostri alunni attraverso domande di taglio sia giuridico che filosofico rivolte direttamente all’autore del libro – ha coinvolto i giovani su argomenti quali la democrazia, diritto al lavoro, libertà di stampa, pluralismo dell’informazione e mondo dei social, pari opportunità tra uomini e donne, tassazione e capacità contributiva, diritto e dovere di voto.

“Abbiate aspettative, sogni, progetti da realizzare avendo sempre come guida la stella polare della nostra Costituzione e il suo alto valore educativo” – ricorda l’Avv. Ruffini citando la senatrice Liliana Segre, con ciò riferendosi in primis alla bellezza del confronto e all’apprezzamento della diversità: l’uguaglianza – definita come il diritto di ognuno di essere diverso da tutti gli altri e di non essere discriminato per la sua diversità – rappresenta lo strumento elettivo per educare ad una logica inclusiva e non esclusiva delle persone e delle loro differenti opinioni.
L’augurio più significativo rivolto ai nostri alunni è quello di divenire cittadini consapevoli, lavoratori responsabili, antagonisti delle disuguaglianze e delle ingiustizie, sostenitori dei cambiamenti sociali necessari affinché sia sempre “lo Stato per l’uomo e non l’uomo per lo Stato”.
Solo così – scriveva Piero Calamandrei- la Costituzione potrà rimanere viva e continuare a muoversi come una macchina: “bisogna metterci l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere le queste promesse, la propria responsabilità ed il proprio coraggio”.

di Serena Vacante,
docente di diritto dei licei del Gonzaga Campus

Campioni di scacchi: quattro studenti della Primaria conquistano il trofeo del Torneo Provinciale


Gli alunni Clio Alessi, Giorgio Pisciotta, Claudio Di Gesù, Bonheur Fratini e Emilia Lin ci hanno fatto vivere una bella giornata di sport partecipando al Torneo Provinciale di scacchi svoltosi presso l’istituto “Convitto Nazionale” di Palermo.
Lo spirito di squadra ha prevalso sugli interessi individuali e osservare il loro corretto modo di giocare e affrontare ogni singola partita, incitandosi vicendevolmente e facendosi coraggio l’un l’altro, è stata una esperienza importante anche per gli accompagnatori e per i docenti presenti durante tutto lo svolgimento del torneo.


Le attività laboratoriali, organizzate negli anni precedenti, hanno creato dei piccoli campioni che hanno vissuto la gioia di poter portare a scuola una bellissima coppa. Da svariati anni, presso il Gonzaga Campus, si è perseguita la pratica dello sport degli scacchi, che è gioco di strategia e logica, propedeutica allo studio della matematica, tanto che è stato inserito tra i laboratori che vengono svolti all’interno dell’organizzazione del Tempo Pieno della Scuola Primaria. Grazie alle caratteristiche peculiari di tale disciplina, ormai curricolare, anche i bimbi di prima e seconda Primaria stanno sperimentando la bellezza di tale gioco, maturando competenze sia personali che metodologiche che sociali; competenze trasversali che li accompagneranno anche nell’approfondimento delle discipline cosiddette tradizionali.
La serietà dell’impegno, della concentrazione, dell’attenzione e la giocosità nell’affrontare la competizione hanno restituito la gioia dei bimbi e la soddisfazione di noi adulti nel festeggiare la vittoria. Ebbene sì, abbiamo vinto e ci siamo classificati primi su tredici scuole, per il Regionale che si svolgerà a Marsala il 22 aprile.

Dalla scuola alla vita. Medie: le lezioni multidisciplinari e i compiti di realtà cooperativi

Il compito di realtà è un esercizio che prepara ad affrontare le situazioni che si trovano nel mondo reale, costituendo uno strumento fondamentale nella formazione di persone e cittadini consapevoli. 

La caratteristica fondamentale del compito di realtà è quella di porre gli studenti problemi aperti e che possono essere analizzati da diversi punti di vista, permettendo così di superare il vecchio concetto di esercizio scolastico che si risolve attraverso procedure o schemi noti. Trattandosi di esercizi che prendono le mosse da problemi della vita reale, questi compiti hanno soluzioni aperte e possono presentare diversi gradi di complessità, che devono necessariamente essere adeguate al bagaglio di competenze degli alunni. 

Il corretto grado di complessità permette agli studenti a cui viene sottoposto l’esercizio di indagare tutte le prospettive, teoriche e pratiche, che possono portare alla sua risoluzione: non c’è una singola interpretazione e le soluzioni sono molteplici, per questo la prima sfida che si presenta per lo studente è quella di individuare le informazioni utili a propria disposizione ed eliminare quelle irrilevanti. L’indagare diverse ipotesi e lo strutturare percorsi cognitivi diversi, oltre a rendere l’apprendimento più stimolante, implica che non si arrivi ad una sola risposta corretta, ma porta alunni all’ottenimento di diverse soluzioni originali.

I compiti di realtà richiedono l’impiego di due componenti fondamentali: un tempo adeguato alla risoluzione del problema e la cooperazione degli studenti coinvolti. Spesso, infatti, questi compiti richiedono giorni o settimane di tempo e forniscono l’occasione per collaborare: le attività proposte non possono essere svolte da una singola persona e la cooperazione costituisce una parte integrante della risoluzione del compito. 

Partendo da un problema della vita reale, i compiti di realtà coinvolgono settori disciplinari differenti, incentivando gli alunni ad approcciarsi allo studio in un’ottica multidisciplinare, permettendo loro di assumere ruoli diversi nel corso dello svolgimento del compito e di sviluppare esperienze e competenze applicabili in ambiti diversi.
I compiti di realtà ridefiniscono anche il concetto di valutazione. Il percorso svolto dagli studenti nello svolgimento del compito e che li porta alla risoluzione del problema è parte integrate della valutazione. Al contrario, nella didattica tradizionale la valutazione è nettamente separata dalla natura della prova, ed è basata esclusivamente su un prodotto finale completo e indipendente.
In ultimo, la caratteristica fondamentale dei compiti di realtà risiede nella capacità di superare il divario esistente tra le nozioni del sapere che si apprendono a scuola e i problemi che normalmente gli studenti affrontano nella vita reale, rimanendo saldamente integrati nel contesto della formazione curriculare.

Oggi abbiamo scelto di raccontare un esempio di compito di realtà svolto nella IA della Scuola Media con la professoressa Sessa. Gli studenti, nel contesto di un’attività realizzata all’interno del percorso di educazione civica, sono partiti dalla lettura del libro “Ragazze per l’ambiente”: un volume che racconta le storie vere di donne d’altri tempi, ma anche del XXI secolo che, con intelligenza, passione, generosità e talvolta caparbietà, si sono impegnate per la salvaguardia dell’ambiente. Gli alunni, posti davanti a temi importanti, come la robotica vegetale, la protezione degli animali o l’energia solare, sono stati incoraggiati a dar vita alla storia del libro che più avevano amato realizzando un prodotto originale. I ragazzi e le ragazze della classe hanno avuto la massima libertà nello svolgimento del compito e la possibilità di utili utilizzare le strategie
risolutive a loro più congeniali. Come apine laboriose, gli alunni della IA, organizzati in piccoli gruppi di lavoro, si sono dati tutti un gran da fare: le loro intelligenze, fuori da schemi, hanno dato vita a lavori originali, ricchi di creatività, personali, curati nei particolari, tutti diversi e tutti belli!

Un percorso e tre fermate: i Symposia di Medie e Middle School

Anche quest’anno gli studenti della Scuola Media e della Middle School hanno fatto la tradizionale esperienza dei Symposia. I Symposia costituiscono un tempo dedicato all’animazione spirituale, nel quale i nostri ragazzi e ragazze, insieme ai propri docenti, compiono un percorso volto all’approfondimento di un tema appositamente scelto.

Gli studenti di M1 della Middle School e prima media hanno affrontato il tema del rispetto dell’ambiente e il legame esistente tra uomo e natura. Per fare ciò, gli alunni hanno svolto tantissime attività, come: leggere alcuni passi scelti dalla Laudato si’, scrivere esempi di inquinamento nella vita quotidiana, trasformare in qualcosa di utile degli oggetti inutilizzati e creare un catalogo delle piante presenti all’interno dello spazio verde della scuola.


Gli studenti di M2 della Middle School e seconda media hanno approfondito il tema della legalità e della lotta alle mafie: hanno visitato il No Mafia Memorial, presso Palazzo Gulì, hanno conosciuto Libera, una realtà che si occupa di contrasto alle mafie e alla corruzione e hanno anche visitato alcuni luoghi simbolo di Padre Pino Puglisi e Peppino Impastato, come il centro Padre Nostro e il Circolo Musica E Cultura – Radio 100 Passi. Per concludere, presso la base scout Volpe Astuta (che rientra tra i primi beni confiscati alla mafia), hanno riletto e condiviso le esperienze fatte.

Gli alunni di M3 della Middle School e terza media, attraverso la lettura dell’enciclica Amoris Laetitia, hanno affrontato il tema dell’educazione all’affettività. Presso Bosco della Ficuzza hanno vissuto un tempo per se stessi, a contatto con la natura, per riflettere su cosa anima il loro cuore e, tra le altre attività, hanno scritto un diario di bordo nel quale hanno annotato tutte le loro riflessioni.

Per i nostri studenti e le nostre studentesse sono stati tre giorni impegnativi, durante i quali hanno avuto l’occasione di conoscere nuove realtà, ampliando il proprio bagaglio culturale e personale.

“Imparate a camminare a testa alta”: Andrea, nipote di Piersanti Mattarella, incontra gli studenti di Medie e Middle School


Gli alunni della 2C della Scuola Media e di M2 dell’International School, guidati dalla prof.ssa Barbara Bondí, hanno studiato, nel corso delle ore di Italiano, la forma testuale dell’articolo di giornale; dopo una praelectio di osservazione di vari articoli di diverse testate, gli studenti si sono messi in gioco e hanno creato una loro redazione giornalistica nei suoi diversi settori: cultura, gossip, interviste, sondaggi, moda, politica… Gli alunni che si sono occupati di quest’ultima sezione, spinti dalla constatazione che il nostro Campus si trova in via Piersanti Mattarella, martire di mafia, hanno chiesto di poter intervistare qualcuno che, direttamente o indirettamente, conoscesse Piersanti e il fratello Sergio, attuale Presidente della Repubblica. Immediato, quindi, è stato il pensiero ad Andrea Mattarella, che è stato alunno del Gonzaga Campus, così come altri componenti della sua famiglia. 

Andrea Mattarella, nipote di Piersanti, ha quindi incontrato gli studenti della Scuola Media e della Middle School.
Tantissime sono le domande e le curiosità che questo incontro ha suscitato nei nostri ragazzi e ragazze. Abbiamo scelto di riportarne alcune:

-Molti componenti della sua famiglia hanno fatto o fanno politica. Lei invoglierebbe i giovani ad approcciarsi alla politica?

In realtà della mia famiglia solo una persona ha fatto politica, e potete immaginare bene chi è. Ad ogni modo, io non solo consiglio, ma suggerisco ai più giovani di approcciarsi alla politica. C’è carenza e povertà di idee, oltre ad uno scarso interesse e desiderio di operare per il bene comune. So che qui ci sono due studenti desiderosi di far parte della vita pubblica, questo mi rincuora perché è quello di cui abbiamo bisogno: persone competenti e desiderose di aiutare il prossimo, persone con una mentalità aperta e che abbiano fatto esperienza del mondo”.

-Secondo lei perché il presidente Mattarella, insieme ad altri grandi eroi della nostra terra, è stato vittima della mafia?

Questa domanda rientra in un concetto più ampio, ma con cui è importante confrontarsi. La mafia, sia quella di ieri sia di oggi, è un antistato, si contrappone allo stato e lo vuole controllare, vuole controllare il territorio, la società, le persone e le ricchezze. Per far questo si impone, sia chiedendo il pizzo sia attraverso i suoi uomini, attraverso le attività imprenditoriali illegali o ancora infiltrandosi nella pubblica amministrazione: proprio per questo abbiamo bisogno di persone che vadano in contrasto con questo modo di pensare e vivere, uomini e donne che si adoperino per il bene comune. Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta persone come mio nonno facevano scelte coraggiose: rischiavano la vita per adempiere al proprio dovere e far rispettare la legge, ma nonostante questo sono andati avanti e hanno combattuto per i propri ideali. Io spero che questo insegnamento arrivi e valga anche per voi: agite secondo coscienza e secondo i vostri valori, non fatevi condizionare dalla prepotenza e dalla violenza, ma imparate a tenere la schiena dritta e a camminare a testa alta”.

-Lei ha scritto un libro contro la criminalità, vorrebbe parlarcene?

Il mio è un manuale sulla Convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale: una convenzione internazionale firmata nel 2000 proprio a Palermo, che riguarda proprio quello di cui abbiamo parlato oggi: il contrasto delle forme di criminalità, soprattutto le mafie, che ormai operano in modo globale. Grazie a questa norma è stato sancito un obbligo per cui ogni stato deve incriminare questo tipo di reato. L’incriminazione di questo atto fu storica per due motivi: intanto perché ha segnato il primo passo per contrastare le mafie a livello globale, e soprattutto perché la firma di questa convenzione fu il risultato degli incontri precedenti che negli anni Ottanta e Novanta aveva fatto Giovanni Falcone. Egli, oltre a essere un magnifico magistrato, era consapevole che il problema delle mafie fosse di scala globale e incentivò proprio la creazione di una convenzione internazionale”.

 – Secondo lei cosa si potrebbe fare per migliorare il nostro territorio? 

Questa è una domanda molto ampia. Basta osservare la nostra città per capirlo, c’è poca cura sia da parte delle istituzioni che di noi cittadini. Spesso tendiamo a dare la colpa agli altri, ma in questo caso dovremmo chiederci “gli altri chi?”. Le strade sono sporche, c’è molto traffico e un’inciviltà diffusa, sotto questi punti di vista dobbiamo impegnarci tutti per migliorare, risvegliando la nostra coscienza civica. Migliorare la città significa anche eliminare le diseguaglianze: nelle zone più periferiche della città lo Stato non c’è, non sostiene i bambini e ragazzi come voi. Attraverso il senso di unità e l’impegno civico possiamo costruire una città in cui non ci siano diseguaglianze e tutti abbiano le stesse possibilità e pari dignità”.

-Ci sono alcune cose che riguardano la cultura mafiosa e che trovo abbastanza complesse. Una delle domande che mi ha sempre incuriosito e vorrei farti è: secondo lei perché esistono pentiti di mafia e non pentiti di Stato?

Il pentito di Stato non ha alcun interesse a parlare: rispetto ad un pentito di mafia, che viene sottoposto ad un sistema di protezione e ad un’altra serie di benefici, il pentito di Stato non trae alcun giovamento. Emblematico è il caso di depistaggio sull’omicidio di Paolo Borsellino, non è una morte così misteriosa come la si vuol fare apparire, ma non si è arrivati alla verità per colpa di uomini di stato infedeli e collusi, che non hanno operato nell’interesse del Paese“.

-Secondo lei la scuola che strumenti concreti può dare ai propri studenti per imparare a difendersi e soprattutto riconoscere una strada che segua la giustizia da una invece criminosa?

Allora già lo studio è uno strumento fondamentale, ma anche il fare entrare i ragazzi e le ragazze a contatto diretto con le realtà che si occupano di combattere la criminalità organizzata: andrebbero organizzati più incontri con la polizia, i magistrati e tutte quelle figure della società civile che ogni giorno mettono la propria personalità al servizio dei cittadini e si impegna nel combattere la criminalità organizzata. I bambini e ragazzi hanno sete di sapere di questi fatti, laddove non presente, andrebbero fatte delle integrazioni nel programma per permettere loro di conoscere anche questa parte della nostra storia. Un’altra strada percorribile è quelle del far vivere ai più giovani i luoghi dove la giustizia si realizza, come il tribunale o la fondazione Giovanni Falcone, che a Palermo è molto attiva“. 

Gli studenti, adesso, lavoreranno alla stesura dell’articolo del loro giornale, ricchi di un nuovo incontro e di nuovi insegnamenti.

Passione, Tecnica, Crescita: gli ingredienti fondamentali della nostra Scuola Calcio

La Polisportiva Gonzaga offre una varietà di corsi di calcio, sia per l’attività di base sia per l’attività agonistica, rivolti a ragazzi dai 5 anni fino agli allievi regionali under 17. Oggi vogliamo presentarvi la nostra scuola calcio partendo da una panoramica dei due tipi di corsi: l’attività di base e quella agonistica.
Attività di base:

  • Obiettivi: Questi corsi sono più orientati alla formazione di base nel calcio e all’introduzione dei giovani giocatori allo sport. L’obiettivo principale è quello di fornire un ambiente divertente e stimolante in cui i ragazzi possono imparare i fondamentali del gioco e sviluppare una passione per lo sport.
  • Contenuti: Le sessioni di allenamento si concentrano sull’apprendimento delle abilità di base come il dribbling, il passaggio, il controllo di palla e il tiro, nonché sulla comprensione dei principi fondamentali del gioco di squadra.
  • Frequenza: La frequenza di questi corsi può variare, ma di solito sono programmati due o tre volte a settimana, con la possibilità di partecipare a piccoli tornei o amichevoli.

Attività agonistica:

  • Obiettivi: Questi corsi sono progettati per i ragazzi che dimostrano una passione e un talento particolari per il calcio. L’obiettivo principale è quello di sviluppare le loro capacità tecniche, tattiche e fisiche per competere a livello regionale e, eventualmente, nazionale.
  • Contenuti: Le sessioni di allenamento si concentrano sull’affinamento delle abilità tecniche come il controllo di palla, il dribbling, il passaggio e il tiro, oltre allo sviluppo di una comprensione tattica del gioco, come la posizione in campo, le transizioni difensive e offensive, e le strategie di gioco.
  • Frequenza: I corsi di attività agonistica solitamente prevedono una frequenza più elevata rispetto a quelli dell’attività di base. Gli allenamenti possono essere programmati più volte a settimana, con partite e tornei durante il fine settimana.

In entrambi i casi, l’approccio degli allenatori è incentrato sullo sviluppo globale dei giocatori, tenendo conto del loro benessere fisico e psicologico, oltre che delle loro aspirazioni nel calcio. La Polisportiva Gonzaga può offrire un ambiente sicuro, professionale e stimolante per i giovani aspiranti calciatori, indipendentemente dal livello di esperienza o abilità.

I campi a disposizione della Polisportiva, che si possono visualizzare nella pagina spazi, possono ospitare incontri di diverse categorie esordienti, pulcini, primi calci, calcio femminile e Futsal. La Polisportiva vanta una scuola calcio Èlite che consente un’istruzione calcistica di altissimo livello, seguendo i protocolli e gli standard stabiliti dalla FIGC e dalla LND. Gli allenatori e lo staff tecnico sono altamente qualificati e hanno esperienza nella formazione di giovani calciatori.
Gli allenatori forniscono un’attenzione individuale ai giocatori, valutando le loro prestazioni e fornendo un apporto personalizzato per aiutarli a migliorare. Questo approccio personalizzato, coordinato dal supporto dei dirigenti sportivi e della struttura, consente ai giocatori di sviluppare le proprie abilità in base alle loro esigenze specifiche.

La partecipazione della Polisportiva ad un programma di formazione calcistica di alto livello affiliato alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e alla Lega Nazionale Dilettanti (LND) offre ai suoi giocatori l’opportunità di competere in tornei e campionati di alto livello a livello regionale, nazionale e internazionale. Partecipare a queste competizioni consente ai giovani calciatori di mettere in pratica ciò che hanno imparato durante gli allenamenti e di confrontarsi con avversari di talento.
Oltre allo sviluppo calcistico, la scuola calcio Élite del Gonzaga promuove anche valori educativi come il fair play, la disciplina, il lavoro di squadra e il rispetto. Gli allenatori incoraggiano i giocatori a essere non solo atleti di successo, ma anche persone responsabili e rispettose che promuovono l’inclusione e l’appartenenza ad un gruppo assimilabile al concetto di famiglia.

“È il cuore che rende eloquenti”. Al Gonzaga l’arte del dibattito si impara a scuola. Concluso l’VIII Torneo di Debate

Rispondendo ad alcuni studenti, il Presidente della Repubblica, ha rimproverato la politica, che troppo spesso negli ultimi giorni ha perso la misura delle parole, dimostrando povertà di idee e di linguaggio, svilendo “il confronto politico, la contrapposizione delle idee e delle proposte, la competizione, anche elettorale, che ne risultano mortificate e distorte”.

In questo scenario noi continuiamo ad offrire ai nostri studenti gli strumenti per esprimere e sostenere le proprie idee con consapevolezze e nel rispetto dell’altro. Come? Attraverso i Debates, che anche quest’anno nel mese di febbraio ha visto protagonisti i nostri studenti del IV anno dei Licei, del D1 del Diploma Program, del Liceo Classico Umberto I e del Liceo Scientifico Benedetto Croce.

I Debates, che da anni nella nostra comunità costituiscono un’occasione per sviluppare la propria umanità attraverso momenti di riflessione su alcune tematiche interdisciplinari, nascono come risposta ad un’esigenza più attuale che mai: ricavare nel curricolo un tempo di applicazione intensiva dei ragazzi dedicato ad approfondire aree del sapere, questioni etiche e di senso, secondo un’impostazione scolastica originaria e tratta dal mondo classico.

I Debates affondano le proprie radici in un’antichissima tradizione dei gesuiti, i quali nel ‘600 mostravano presso le corti dei regnanti di Europa le potenzialità dell’arte retorica. «Il debate è confronto, amicizia, umanità, sapienza e conoscenza. Argine alla deriva comunicativa contemporanea improntata sull’arroganza, sul pregiudizio, sul rancore e sull’ignoranza, il debate è fatto da una comunità di oratori che hanno a cuore non la vittoria ma la competenza».

Quest’anno,come da tradizione consolidata, nel nostro campus si è svolto l’VIII Torneo di Debate, che coinvolge anche le altre Scuole Superiori di Palermo: il Liceo Classico Umberto I e il Liceo Scientifico Benedetto Croce. Gli studenti a partire dallo scorso 26 febbraio fino al 01 marzo, hanno dibattuto, sia in italiano sia in inglese, portando argomentazioni favorevoli o contrarie rispetto a diversi temi di attualità: spaziando dalla politica all’etica, dalla tecnologia alla religione, oppure interrogandosi su questioni che riguardano l’ambiente.

I Debates creano una competizione fra le squadre, incentivano gli studenti a confrontarsi nel rispetto degli altri. Ogni squadra è composta da speakers, i quali durante i dibattiti hanno la possibilità di esprimere le proprie posizioni personali frutto di studio e approfondimento. Oltre ad essere un’occasione in cui i nostri giovani si mettono alla prova e lavorano insieme ai compagni, i Debates offrono la possibilità di ragionare, in maniera consapevole e creativa, su un argomento di attualità partendo dalla realtà che li circonda fino ad arrivare a una sfera più ampia.

La preparazione del dibattito richiede un impegno sinergico e costante: una volta sorteggiata la mozione sulla quale gareggiare, gli studenti iniziano una fase studio approfondito delle argomentazioni da portare a sostegno o a sfavore della questione.

I dibattiti degli studenti si sono conclusi con la finalina e la finale, durante le quali si sono sfidate quattro squadre su due temi differenti: nella finalina si sono confrontati il Liceo Benedetto Croce e il Liceo Umberto I sulla mozione “Questa assemblea ritiene negativa la crescita del fenomeno degli influencer”, mentre nella finalissima hanno dibattuto l’Istituto Gonzaga e il Liceo Benedetto Croce sul tema “Il lavoro non è una virtù ma una delle ultime forme di schiavitù rimaste. Occorre concretizzare un futuro in cui gli individui saranno sempre meno costretti a dedicare tempo ed energie al lavoro stipendiato

Al termine dei due dibattiti della fase finale al terzo posto si è classificato il Liceo Classico Umberto I, al secondo posto il Liceo Scientifico Benedetto Croce, al primo posto l’Istituto Gonzaga (squadra composta da Compagno Anna (4° liceo stem), Napoli Francesco (4° liceo scientifico sportivo), Mazzara Matteo (4° liceo classico), Montalbano Ylenia (4° liceo classico), Stassi Saverio (4° liceo stem), Janathas Carolina (D1 del Diploma Program)). Vince il premio della Quaestio scritta l’Istituto Gonzaga (squadra composta da Barbaro Manfredi (4° liceo scientifico), Crisci Antonino (4° liceo scientifico sportivo), Di Marca Giuseppe (4° liceo scientifico), Mangiacavallo Ettore (4° liceo scientifico), Amarasinghe Shenon (D1 del Diploma Program)). 

Sono stati altresì assegnati i seguenti premi speciali a diversi studenti distintisi per merito: Premio Dialettica, Premio Argomentazione più elegante, Premio Argomentazione più efficace, Premio Argomentazione più veloce, Premio Inventio, Premio Dispositio, Premio Elocutio, Premio Memoria, Premio Actio, Premio Sensibilità.

Facciamo i complimenti agli studenti partecipanti che, grazie pure all’aiuto dei docenti, hanno tutti dimostrato impegno e dedizione. Lo studio, il lavoro di ricerca, lo spirito di collaborazione ricordano, oggi più che mai, l’importanza del dialogo e dell’ascolto, e soprattutto dell’imparare a dare voce alle proprie idee nel rispetto di quelle altrui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione del libro “Welfare meridiano” di Angelo Moretti

«Non ho mai avuto particolari simpatie per le forme organizzative del servizio sociale»: così Angelo Moretti, presidente del consorzio “Sale della Terra” e autore di Welfare meridiano, edito da Rubbettino, che sarà presentato giovedì 7 marzo 2024 alle ore 18.00 nella Biblioteca del “Gonzaga campus”, in via Piersanti Mattarella, 38 a Palermo

Con il saluto istituzionale di Padre Vitangelo Carlo Maria Denora sj, direttore generale del Gonzaga Campus, la discussione prevede gli interventi di Angela Natoli, coordinatrice di “Sale della Terra-Sicilia”; Angela Errore, coordinatrice dei progetti del Sistema accoglienza e integrazione-Sai del Comune di Palermo; Giusto Catania, dirigente scolastico dell’istituto “Giuliana Saladino” di Palermo; Lino D’Andrea, fondatore del “Movimento educativo Palermo”, Giuseppe Notarstefano, presidente di Azione Cattolica Italiana e docente della Lumsa. Sarà presente, oltre all’autore, anche Vito Restivo, Associazione “Vivi e lassa viviri” di Palermo. La moderazione è affidata a Gabriella Debora Giorgione, giornalista di VITA e direttrice comunicazione della rete nazionale dei “Piccoli Comuni del Welcome”.

In “Welfare meridiano” Moretti teorizza che «Il welfare è come il sale, deve essere della giusta misura per avere davvero senso». L’ipotesi è che il welfare meridiano possa essere una nuova «giusta misura» dello Stato sociale e un nuovo sguardo per dare una nuova luce nel rapporto Nord-Sud: «Nel Sud non si vive bene rispetto al Nord e il Mezzogiorno diventerà più evoluto solo quando le sue strutture sociali assomiglieranno a quelle del Settentrione? E se fossero le classifiche del benessere ad essere fatte in modo tale da tenere sempre il Sud agli ultimi posti? Un dubbio che viene soprattutto guardando quello che accade nel Meridione in particolare per il welfare, i cui numeri spesso non corrispondono alla qualità della vita in territori dove comunità diverse incrociano i loro percorsi, dove strutture sociali antiche convivono con le nuove forme dello stare insieme», conclude Moretti.

  • Appuntamento giovedì 7 marzo 2024 alle ore 18.00 nella Biblioteca del “Gonzaga campus”, in via Piersanti Mattarella, 38 a Palermo.

Ring Beyond Borders: l’impegno di Carla Bartoli, studentessa del Diploma IB, per la costruzione di una rete globale per l’unità, la pace e la giustizia in materia di migrazione

[English version below]

Carla Bartoli, studentessa del secondo anno del Diploma Programme del Gonzaga International School Palermo, fonda Ring Beyond Borders, un’associazione internazionale no-profit che promuove l’integrazione culturale globale, l’informazione, l’analisi e la progettazione di politiche inclusive con focus sull’immigrazione e sui conflitti globali.

 

Da sempre interessata ai fatti politici, culturali e di spessore Carla ci racconta cosa l’ha spinta a fondare questa associazione:

“Sono una persona curiosa, da sempre interessata alla politica europea ma convinta che non serve essere politici per riuscire ad avere un impatto sulla vita delle persone e nel mondo. Mi piace fare politica e mi arrabbio quando vedo gli altri disinteressati oppure influenzati da idee che sono frutto di una cattiva informazione. Non si può rimanere indifferenti di fronte ad eventi che hanno un forte impatto sul mondo anche se si tratta di un mondo apparentemente lontano dal nostro. Viviamo spesso in una bolla, distratti dalla nostra vita e sembra non importare se i miei coetanei non sanno cosa succede dall’altra parte del mondo.
Noi giovani siamo spesso disinteressati e gli adulti catturano con difficoltà la nostra attenzione, perché ormai utilizziamo nuovi strumenti e canali di comunicazione, e anche se siamo motivati e raggiungiamo i nostri obiettivi, comunque dimentichiamo la cosa più importante: creare legami e non lasciare indietro nessuno.
Spesso mi capita che i miei amici mi chiedano di raccontare loro brevemente ciò che succede giorna
lmente nel mondo, perché può sembrare noioso dedicarsi alla lettura di interi articoli. Allora mi sono detta che sarebbe stato utile fondare un’associazione che parlasse di temi attuali come fatti culturali, l’immigrazione, i conflitti globali. Dovevo però pensare di formare una scala ampia e quindi essere un’associazione internazionale, promuovendo lo scambio culturale.
Abbiamo già un team internazionale composto da 22 persone in dieci associazioni cui scopo è quello di informare e sensibilizzare, conoscere anche la nostra storia e come siamo arrivati a questo momento storico-culturale.

Io sogno in grande, credo fino in fondo in questa associazione e immagino anche che possa un giorno trasformarsi in un partito politico. Mi sono trasferita a Palermo da Favara perché volevo un’educazione che mi permettesse di spaziare in questo ambito, avere l’opportunità di raccontare storie di ragazzi come noi e lontani da noi, che attraverso la loro esperienza possano interessare e coinvolgere tanti miei coetanei e non solo. Sono convinta che la vita di una singola persona possa fare la differenza, e che anche salvare una singola vita, ad esempio in Ucraina, rappresenti un passo per cambiare il mondo. Il mio obbiettivo è quello di creare un’ampia rete di relazioni, che possa coinvolgere ragazze e ragazzi di diverse nazioni. Qui a scuola ho imparato un termine per me ora molto importante: “Interdipendenza”, una parola che racchiude la reciprocità dei rapporti e ricorda che ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Per questo motivo sono fermamente convinta che l’unico modo per costruire un futuro migliore per tutti sia proprio ripartire dai rapporti interpersonali e dalle relazioni.
La scelta del nome dell’associazione è stata abbastanza spontanea: Ring è simbolicamente una promessa, quella che ci impegneremo per rendere il mondo un posto migliore. Ricorda anche la forma del mondo, circolare, coerente, globale e costante, oppure un campo di combattimento perché promettiamo di combattere per un mondo migliore senza ingiustizie”.

English version
Ring Beyond Borders: IB Diploma student Carla Bartoli’s commitment to building a global network for unity, peace and justice on migration issues

Carla Bartoli, a second-year student in the Diploma Program at Gonzaga International School Palermo, founded Ring Beyond Borders, an international nonprofit that promotes global cultural integration, information and inclusive policy analysis/design with a focus on migration and global conflicts.

Always interested in political, cultural and thick facts Carla tells us what prompted her to found this association:

“I am a curious person, always interested in European politics but convinced that you don’t need to be a politician to be able to make an impact on people’s lives and in the world. I enjoy doing politics and I get angry when I see others either disinterested or influenced by ideas that are the result of bad information. One cannot remain indifferent to events that have a strong impact on the world even if it is a world seemingly far from our own. We often live in a bubble, distracted from our own lives, and it doesn’t seem to matter if my peers don’t know what is happening on the other side of the world.

We young people are often disinterested, and adults catch our attention with difficulty, because we now use new tools and channels of communication, and even if we are motivated and achieve our goals, we still forget the most important thing: making connections and leaving no one behind.

I often have my friends ask me to briefly tell them about what is happening in the world on a daily basis, because it can seem tedious to devote time to reading entire articles. So I said to myself that it would be useful to start an association that would talk about current issues such as cultural facts, immigration, global conflicts. However, I had to think about forming a broad scale and thus be an international association, promoting cultural exchange.
We already have an international team of 22 people in ten associations whose purpose is to inform and raise awareness, to know also our history and how we got to this cultural-historical moment.
I dream big, I believe all the way in this association and I also imagine that it may one day turn into a political party. I moved to Palermo from Favara because I wanted an education that would allow me to range in this area, to have the opportunity to tell stories of kids like us and far away from us, that through their experience could interest and involve so many of my peers and beyond.
I am convinced that the life of a single person can make a difference, even change the world by saving even a single life in Ukraine, for example. My goal is to create a wide network of relationships, which can involve girls and boys from different nations. Here at school I learned a term that is now very important to me: “Interdependence,” a word that encapsulates the reciprocity of relationships and emphasizes that every action has a consequence. This is why I firmly believe that the only way to build a better future for everyone is precisely to start afresh from interpersonal relationships and relations.
The choice of the association’s name was quite spontaneous: Ring is symbolically a promise, that we will strive to make the world a better place. It also recalls the shape of the world, circular, consistent, global, and constant, or a battlefield because we promise to fight for a better world without injustice.”