A scuola, viaggiando insieme ai migranti

C’è chi passa la vita a leggere, senza mai riuscire ad andare al di là della lettura; resta appiccicato alla pagina, e non percepisce che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda… quello che conta è l’altra sponda”
 (José Saramago)

Nella pedagogia ignaziana, anche la lettura di un libro, se diventa oggetto di un percorso di riflessione e rielaborazione personale, è da considerarsi una esperienza, seppur indiretta… La trattazione di tematiche proprie dei percorsi di Educazione civica consente di guidare gli alunni a riflettere sulla vita propria e altrui, e di allargare lo sguardo oltre i confini di un benessere spesso scontato, per scorgere realtà, vite e storie poco distanti da noi, ma a un tempo molto lontane… Quest’anno per le seconde medie è stato scelto il tema del viaggio; il viaggio, che per noi coincide generalmente con un momento gioioso e arricchente, per una parte dell’umanità rappresenta l’estrema ratio, e dunque il distacco da luoghi e persone amate, nel desiderio legittimo di una vita dignitosa. Il tema del viaggio ha così svelato, attraverso la lettura del libro “Non dirmi che hai paura”, il drammatico fenomeno delle migrazioni, con il suo carico di dolore immenso. I ragazzi e le ragazze, rispondendo alla curiosità suscitata dalla lettura, attraverso approfondimenti di carattere letterario, storico, sociale, hanno conosciuto la storia drammatica, ma esemplare per coraggio e determinazione della piccola – grande Samia; ne hanno conosciuto i sogni, i desideri , i sentimenti, l’angoscia, il terrore, la speranza; hanno forse iniziato a sentirla vicina, e a volerle bene… da questa esperienza abbiamo condiviso in classe l’idea di provare a “onorare” in qualche modo la vita e i sogni di Samia, finiti come per molti altri in fondo al mare… con grande entusiasmo, passione e creatività i ragazzi della IIB hanno dato vita a dei lavori che desiderano tenere fra noi Samia.

Beatrice Saglimbene vince il bronzo ai Giochi Matematici del Mediterraneo

Beatrice Saglimbene, studentessa del II STEAM dell’Istituto Gonzaga, vince la medaglia di bronzo dei Giochi Matematici del Mediterraneo alla Finale di Area che si è tenuta l’8 e il 9 marzo.  In attesa della Finale Nazionale prevista nel mese di maggio, l’abbiamo incontrata. Ripercorrendo il suo cammino dalla nascita della passione per la matematica a oggi, Beatrice ha condiviso con noi le emozioni in queste fasi finali della gara:

“La mia passione per la matematica è innata: guardo un esercizio e mi bastano pochi minuti per svolgerlo. In questi anni mi è servito sicuramente lo sprono da parte dei professori che sin da quando ero bambina vedevano in me del potenziale, mi supportavano sempre esortandomi ad andare avanti. La prof.ssa Trentacosti in una delle scorse lezioni ci ha illustrato un esercizio attraverso due metodologie: una più immediata, l’altra invece un po’ più complessa e insidiosa. Ha sollecitato me e altri compagni a fare un tentativo di applicazione e una volta tornata a casa ho provato a svilupparlo: sono riuscita ad ottenere il risultato corretto anche attraverso quel percorso decisamente più difficile. Accanto ai professori, anche i miei genitori hanno saputo darmi quella carica per andare avanti e dare il massimo: non mi hanno mai costretta a fare nulla, hanno sempre aspettato che interessi e passioni sorgessero spontaneamente e così è stato con la matematica. Ad essere sincera, quando ho dato l’adesione per partecipare ai Giochi Matematici del Mediterraneo non avevo grosse aspettative, né grandi ambizioni, probabilmente a causa dell’insicurezza e della tendenza a sottovalutarmi; eppure, da questa esperienza mi porto dietro un insegnamento: mai sottovalutarsi e credere sempre in sé stessi! Mentre io non ci speravo e portavo al termine il test più per una soddisfazione personale che per la gara in sé per sé, la mia posizione in classifica è salita sempre di più, fino al momento in cui mi sono aggiudicata il terzo posto alla Finale di Area. Ero molto emozionata perché non mi aspettavo di arrivare fino in fondo: ho superato due prove a scuola di logica matematica per poi affrontare questa terza prova in finale regionale completamente sola, senza nessuno dei miei compagni, cosa che ha suscitato un po’ di tensione; nonostante gli iniziali timori, è stata una bella soddisfazione per me stessa e per chi mi è stato sempre vicino: vedere lo sguardo colmo di orgoglio e fierezza della prof.ssa Lucchesi e dei miei genitori è stato bellissimo! Adesso attendo il 19 maggio, quando si terrà la Finale Nazionale presso l’Università di Palermo. Sono davvero tanto grata per i traguardi raggiunti finora”.

Un percorso lungo cinque anni: Elena e Lorenzo, studenti del V classico, ci raccontano i momenti più significativi del liceo.


Gli studenti del quinto anno dei Licei, ormai giunti al termine del proprio percorso scolastico, si trovano davanti tantissime sfide e opportunità: dal temutissimo esame di maturità, alla scelta del percorso accademico o lavorativo più adatto. Accompagnare i ragazzi e le ragazze durante questo momento delicato ed emozionante delle loro vite è una priorità per noi, e uno dei modi con cui lo facciamo sono gli Esercizi Spirituali: delle giornate di ritiro in cui gli studenti, accompagnati da guide spirituali, si riuniscono per riflettere sul proprio percorso e sul futuro.
Per comprendere a pieno quanto per i nostri giovani gli anni del Liceo siano significativi per il percorso di crescita personale, abbiamo intervistato Elena SottileLorenzo Maria Mannino, due nostri studenti del V Liceo Classico, che ci hanno raccontato i momenti per loro più importanti trascorsi al liceo.

Per noi ragazzi e ragazze del quinto anno – ci dice Elena – manca davvero poco all’esame di maturità e di conseguenza al termine del nostro percorso e spesso mi è stato chiesto come mi senta all’idea di lasciare questa scuola, che mi ha vista crescere durante questi anni. A differenza di molti miei compagni io il Gonzaga l’ho conosciuto per caso, al termine delle scuole medie. Sono da subito rimasta colpita dall’impostazione poco comune, dovuta innanzitutto dalla presenza della Compagnia di Gesù e di conseguenza della pedagogia ignaziana, il cui scopo principale è di mettere al centro la persona, tentando di sviluppare la consapevolezza accademica ma soprattutto spirituale. Lungo il mio percorso ho trovato persone disposte ad ascoltarmi senza giudicarmi e ad accompagnarmi nel mio cammino di crescita personale, che è stata possibile anche grazie alle numerose attività proposte: la condivisione, un’occasione di scambio dove ho imparato a guardare oltre le apparenze: lo staff, nato dall’amore comune verso la scuola, e la Lega Missionaria, un progetto che permette ai ragazzi di svolgere diverse attività solidali. Quest’ultima possiede una parte del mio cuore perchè mi ha portato a due delle esperienze più importanti della mia vita: i campi di volontariato in Romania e in Kenya, due mondi dove ho compreso il significato di amore e cura, gratuiti e genuini, e dove ho capito cosa avrei voluto fare della mia vita futura, lavorativa e non. Di questi anni mi rimarranno i volti degli insegnanti, pronti ad aiutarmi e a guidarmi in ogni momento, dei novizi il cui cammino si intreccia spesso con il nostro. Le risate con i compagni e gli amici. I viaggi, dove ho avuto la possibilità di conoscere culture e persone nuove. Le lezioni, quelle così profonde da suscitare le lacrime. Il ritiro spirituale dedicato ai ragazzi dell’ultimo anno, grazie al quale ho ritrovato una parte di me stessa che non vedevo da tempo.
Sono davvero entusiasta di intraprendere una nuova strada e di fare nuove esperienze, ma con la consapevolezza che sentirò la mancanza di questa scuola, della quale porto gli insegnamenti nel cuore e che in certi momenti è stata come una seconda casa per me.”

“Sono sempre stato al Gonzaga – racconta Lorenzo – dai tempi dell’asilo fino alla fine del mio percorso da studente; ho sempre apprezzato le piccole novità che questa scuola mi insegnava giorno dopo giorno, le piccole amicizie che col tempo sono diventati legami indistruttibili, i momenti di svago e di divertimento che ad oggi sono i momenti migliori della giornata scolastica. Sono arrivato alla fine del liceo consapevole del mio percorso da studente, sia dentro che fuori dalla scuola, sono riuscito a crescere sia a livello intellettuale che a livello umano, vivendo esperienze che riuscivano a far uscire il vero “me”, quel lato nascosto che avevo paura a far uscire perché mi aspettavo dagli altri solo critiche e cose negative; invece, ho trovato nella mia vita persone che volevano far uscire il lato migliore di me, mettendo in risalto solo il positivo che c’è in me. Molte di queste persone vengono fuori dalla scuola, un contesto in cui puoi imparare, ma anche creare nuove amicizie, alcune di queste potrebbero pure diventare le migliori amicizie della tua vita (io col tempo sono riuscito a confermare questa teoria, creandomi amicizie che ad oggi io considero vitali per me).
Insomma, il percorso scolastico comincia a prendere vita al liceo, i migliori anni della nostra vita, sembra una frase fatta ma se ci pensiamo bene, è così! Il liceo ti regala emozioni, sensazioni, esperienze che non potrai provare in nessun altro momento della tua vita, anni in cui puoi sperimentare cose nuove, scoprire te stesso e tutti i tuoi lati nascosti, conoscere nuove persone e le loro storie, un periodo della tua vita che io ho sempre definito come “sperimentale”: devi sperimentare sempre e comunque, in ogni momento della giornata ci sarà sempre qualcosa di nuovo da imparare, qualcosa che ti rimarrà nella vita e che ti farà crescere insegnandoti una lezione per il futuro. La vita dello studente è piena di ostacoli, una vita fatta di scelte che probabilmente la maggior parte delle volte saranno pure sbagliate, ma quando riuscirai ad azzeccare quella giusta, sai che non ci sarà nulla in grado di fermarti, perchè una particolarità di noi studenti è di non arrenderci mai…”.

 

Campioni di scacchi: quattro studenti della Primaria conquistano il trofeo del Torneo Provinciale


Gli alunni Clio Alessi, Giorgio Pisciotta, Claudio Di Gesù, Bonheur Fratini e Emilia Lin ci hanno fatto vivere una bella giornata di sport partecipando al Torneo Provinciale di scacchi svoltosi presso l’istituto “Convitto Nazionale” di Palermo.
Lo spirito di squadra ha prevalso sugli interessi individuali e osservare il loro corretto modo di giocare e affrontare ogni singola partita, incitandosi vicendevolmente e facendosi coraggio l’un l’altro, è stata una esperienza importante anche per gli accompagnatori e per i docenti presenti durante tutto lo svolgimento del torneo.


Le attività laboratoriali, organizzate negli anni precedenti, hanno creato dei piccoli campioni che hanno vissuto la gioia di poter portare a scuola una bellissima coppa. Da svariati anni, presso il Gonzaga Campus, si è perseguita la pratica dello sport degli scacchi, che è gioco di strategia e logica, propedeutica allo studio della matematica, tanto che è stato inserito tra i laboratori che vengono svolti all’interno dell’organizzazione del Tempo Pieno della Scuola Primaria. Grazie alle caratteristiche peculiari di tale disciplina, ormai curricolare, anche i bimbi di prima e seconda Primaria stanno sperimentando la bellezza di tale gioco, maturando competenze sia personali che metodologiche che sociali; competenze trasversali che li accompagneranno anche nell’approfondimento delle discipline cosiddette tradizionali.
La serietà dell’impegno, della concentrazione, dell’attenzione e la giocosità nell’affrontare la competizione hanno restituito la gioia dei bimbi e la soddisfazione di noi adulti nel festeggiare la vittoria. Ebbene sì, abbiamo vinto e ci siamo classificati primi su tredici scuole, per il Regionale che si svolgerà a Marsala il 22 aprile.

Dalla scuola alla vita. Medie: le lezioni multidisciplinari e i compiti di realtà cooperativi

Il compito di realtà è un esercizio che prepara ad affrontare le situazioni che si trovano nel mondo reale, costituendo uno strumento fondamentale nella formazione di persone e cittadini consapevoli. 

La caratteristica fondamentale del compito di realtà è quella di porre gli studenti problemi aperti e che possono essere analizzati da diversi punti di vista, permettendo così di superare il vecchio concetto di esercizio scolastico che si risolve attraverso procedure o schemi noti. Trattandosi di esercizi che prendono le mosse da problemi della vita reale, questi compiti hanno soluzioni aperte e possono presentare diversi gradi di complessità, che devono necessariamente essere adeguate al bagaglio di competenze degli alunni. 

Il corretto grado di complessità permette agli studenti a cui viene sottoposto l’esercizio di indagare tutte le prospettive, teoriche e pratiche, che possono portare alla sua risoluzione: non c’è una singola interpretazione e le soluzioni sono molteplici, per questo la prima sfida che si presenta per lo studente è quella di individuare le informazioni utili a propria disposizione ed eliminare quelle irrilevanti. L’indagare diverse ipotesi e lo strutturare percorsi cognitivi diversi, oltre a rendere l’apprendimento più stimolante, implica che non si arrivi ad una sola risposta corretta, ma porta alunni all’ottenimento di diverse soluzioni originali.

I compiti di realtà richiedono l’impiego di due componenti fondamentali: un tempo adeguato alla risoluzione del problema e la cooperazione degli studenti coinvolti. Spesso, infatti, questi compiti richiedono giorni o settimane di tempo e forniscono l’occasione per collaborare: le attività proposte non possono essere svolte da una singola persona e la cooperazione costituisce una parte integrante della risoluzione del compito. 

Partendo da un problema della vita reale, i compiti di realtà coinvolgono settori disciplinari differenti, incentivando gli alunni ad approcciarsi allo studio in un’ottica multidisciplinare, permettendo loro di assumere ruoli diversi nel corso dello svolgimento del compito e di sviluppare esperienze e competenze applicabili in ambiti diversi.
I compiti di realtà ridefiniscono anche il concetto di valutazione. Il percorso svolto dagli studenti nello svolgimento del compito e che li porta alla risoluzione del problema è parte integrate della valutazione. Al contrario, nella didattica tradizionale la valutazione è nettamente separata dalla natura della prova, ed è basata esclusivamente su un prodotto finale completo e indipendente.
In ultimo, la caratteristica fondamentale dei compiti di realtà risiede nella capacità di superare il divario esistente tra le nozioni del sapere che si apprendono a scuola e i problemi che normalmente gli studenti affrontano nella vita reale, rimanendo saldamente integrati nel contesto della formazione curriculare.

Oggi abbiamo scelto di raccontare un esempio di compito di realtà svolto nella IA della Scuola Media con la professoressa Sessa. Gli studenti, nel contesto di un’attività realizzata all’interno del percorso di educazione civica, sono partiti dalla lettura del libro “Ragazze per l’ambiente”: un volume che racconta le storie vere di donne d’altri tempi, ma anche del XXI secolo che, con intelligenza, passione, generosità e talvolta caparbietà, si sono impegnate per la salvaguardia dell’ambiente. Gli alunni, posti davanti a temi importanti, come la robotica vegetale, la protezione degli animali o l’energia solare, sono stati incoraggiati a dar vita alla storia del libro che più avevano amato realizzando un prodotto originale. I ragazzi e le ragazze della classe hanno avuto la massima libertà nello svolgimento del compito e la possibilità di utili utilizzare le strategie
risolutive a loro più congeniali. Come apine laboriose, gli alunni della IA, organizzati in piccoli gruppi di lavoro, si sono dati tutti un gran da fare: le loro intelligenze, fuori da schemi, hanno dato vita a lavori originali, ricchi di creatività, personali, curati nei particolari, tutti diversi e tutti belli!

Il jujitsu come stile di vita. Doppia intervista ai campioni italiani Vittoria Graziano ed Edoardo Costa

Hey yo shin kore do, recita un antico detto giapponese: letteralmente, “Il morbido vince sul duro”. Su queste parole si fondano i principi del jujitsu, arte marziale giapponese di difesa personale che continua a riscuotere grande successo in Occidente, soprattutto tra i giovani. Ma cosa significa praticare a livello agonistico un’arte che unisce disciplina, elasticità e responsabilizzazione nell’uso della forza? A questa e molte altre domande hanno risposto i campioni italiani di Jujitsu, Vittoria Graziano ed Edoardo Costa, alunni del nostro liceo scientifico sportivo:

Quando è iniziata questa passione sportiva e da quanto tempo pratichi jujitsu?

VITTORIA: Ho iniziato all’età di sei anni; sono sempre stata un’amante dello sport. Un giorno un mio compagno di classe mi disse di fare una prova di jujitsu, io ci andai ed è stato subito amore.

EDOARDO: Era il 2012, avevo otto anni. Mi sono incuriosito guardando il cartone animato Kung Fu Panda. Da allora non ho più smesso.

Quali sono i benefici che comporta?

VITTORIA: Tutti gli sport insegnano dei valori fondamentali per il nostro percorso di vita; il valore principale del jujitsu è il rispetto. Se viene a mancare il rispetto non ci sono basi per praticare questa attività: in primis bisogna portare rispetto all’avversario e al maestro adottando atteggiamenti corretti, evitando linguaggi scurrili.

EDOARDO: Come ha precisato Vittoria, il rispetto è un valore educativo che il jujitsu trasmette ed è importante per i bambini che iniziano a praticarlo. Con gli anni si sviluppano tante altre competenze anche fisiche in termini di mobilità, forza, flessibilità grazie agli esercizi di stretching, equilibrio e dinamicità. Ho imparato ad avere sempre più consapevolezza del corpo e del movimento.

Cosa significa per te praticare quest’arte marziale? Come influenza la tua quotidianità e in generale il tuo approccio alla vita?

VITTORIA: È uno sport che richiede tanto impegno quotidianamente; infatti, è molto importante saper organizzarsi e dedicare il tempo opportuno anche allo studio e a tutte le altre attività. Come dice mia madre, “sport e scuola devono procedere sempre di pari passo” e ogni giorno seguo il suo consiglio.

EDOARDO: Il jujitsu non è solo uno sport, è uno stile di vita; per praticarlo è necessario dedicarsi interamente a questo e pianificare le giornate in funzione degli allenamenti, degli incontri. Ogni giorno comporta tanti sacrifici; dalla rinuncia ad una serata con i compagni per allenarmi anche nei weekend, alla dieta ferrea per mantenere il fisico sano e in forma. Nel mio caso il jujitsu è diventato di recente anche un lavoro: ho scelto di svolgere il mio PCTO proprio qui, alla Polisportiva del Gonzaga nella palestra dell’ISP, dove insegno quest’arte marziale ai più piccoli. Lo faccio con piacere, mi appassiona molto.

Che emozioni hai provato al momento della vittoria e della premiazione?

VITTORIA: Le emozioni sono tante, difficile riassumerle in poche parole.  Soprattutto quando sono arrivata in finale al Campionato Europeo ho riso e pianto per la commozione. Una soddisfazione unica!

EDOARDO: In quel momento non si riesce a realizzare subito cosa succede; sono trascorsi un paio di giorni prima che mi rendessi conto di tutto. È stato soddisfacente poi scoprire che finalmente tutte le fatiche sono state ripagate. Ne è valsa la pena!

Ci congratuliamo con Edoardo e Vittoria, orgoglio della nostra scuola, per lo splendido risultato ottenuto e auguriamo loro buona fortuna per il futuro!

Alessandro Pirrotta (III liceo scientifico sportivo) campione italiano di Padel 2024

 
«Auguro ad Alessandro tante altre vittorie come questa; si sta impegnando molto in questo sport, sta mettendo tutto sé stesso rinunciando a parecchie cose. La sua tenacia fa la differenza». Con queste affettuose parole Vittoria Leone, studentessa del III scientifico sportivo, commenta le recentissime vittorie del compagno e amico Alessandro Pirrotta al Campionato Siciliano under 16 di padel e al Campionato d’Italia 2024. Lo avevamo lasciato a dicembre con la vittoria al Campionato Nazionale e lo ritroviamo a inizio anno più determinato e in forma che mai, mentre alza nuovi trofei, questa volta dopo aver scalato le vette del circolo regionale (il 5 gennaio) e nazionale (il 14 gennaio) in quello sport che costituisce la sua passione principale.

Al culmine del suo successo atletico, Alessandro ha condiviso anche questa volta con noi emozioni, riflessioni e progetti futuri:
La mia gratitudine, come ho detto anche in passato, è tutta nei confronti del mio maestro Francesco Lo Bue, a cui in estate avevo promesso queste vittorie: essere riuscito a mantenere la promessa e renderlo orgoglioso mi dà felicità. Reduci dalla vittoria nazionale ci sentivamo in dovere di vincere anche questi tornei e abbiamo mantenuto il pronostico. Al campionato regionale è stata dura perché con questi avversari nello scorso torneo abbiamo dovuto incassare una sconfitta proprio nelle fasi finali, ma in questo caso tutto è andato per il verso giusto. Durante le finali del campionato d’Italia, che invece si è tenuto a Bari in Puglia, gran parte del pubblico tifava contro di noi; la tensione è stata maggiore, non giocavamo a casa e inoltre si trattava di una competizione a squadre, quindi, ho percepito un senso di responsabilità oltre che personale anche e soprattutto collettivo: ma ognuno di noi ha lottato per il bene della squadra e il risultato è stato incredibile. Ho pianto dall’emozione.

Il 2024 sarà un anno impegnativo visto che ci attende la selezione per partecipare al Campionato Europeo: insieme al mio compagno e al mio maestro ci recheremo in Spagna, territorio che costituisce il cuore pulsante del padel, in cui si svolgerà il periodo di “pre-temporada”, ovvero la preparazione a inizio stagione che ha la durata di una settimana. Conoscerò i migliori maestri di questo sport e per me sarà un grandissimo privilegio; sono molto emozionato. Nei miei sogni immagino un futuro in Spagna, vivendo di questa passione sportiva e scalando tutte le classifiche per rientrare tra i primi 40 campioni al mondo… incrociamo le dita!

Liceo Classico: è ancora attuale?


«Greco e Latino? No, grazie!» «Gli studi umanistici sono fuori moda, non garantiscono alcun futuro!» Questi e tanti altri sono i pregiudizi che assalgono gli studi umanistici ai giorni nostri; più la scienza si evolve nei suoi settori, più materie come letteratura, storia, geografia, filosofia e soprattutto il greco e il latino, dunque discipline apparentemente slegate da quel progresso scientifico che promette un futuro in continua ascesa, vengono considerate “futili”, qualcosa di cui si possa fare facilmente a meno. Ma è davvero così? Il futuro degli studi umanistici è davvero in crisi, sull’orlo del baratro, come gran parte di questi luoghi comuni vuole far credere? Le ricerche più recenti dimostrano il contrario e anzi gettano luce su un nuovo, possibile connubio tra il mondo scientifico e il mondo umanista: basti pensare ai risultati incoraggianti ottenuti nel campo delle neuroscienze, le quali si sono occupate dell’analisi di tutti quei benefici che possono derivare dalla semplice lettura di un libro. Noi dell’Istituto Gonzaga, fedeli alla tradizione educativa della Compagnia di Gesù, riteniamo inoltre che dal mondo delle scienze umane derivino tutte quelle conoscenze e competenze imprescindibili alla formazione integrale della persona (cuore, mente, azione) che non si possono ricavare in nessun altro campo del sapere. Un piano di studi che ruota intorno alla riflessione sulle culture e sui linguaggi, come quello del Liceo Classico del Gonzaga, garantisce l’acquisizione di competenze (capacità di analisi, di valutazione e rielaborazione critica del presente) che costituiscono la chiave di accesso per interpretare la società di oggi. Le alunne del II Classico, Caterina Mondello e Marta Fichera, presentando sotto forma di lettera il loro indirizzo liceale presso l’Istituto Gonzaga, ci parlano di «un Liceo Classico all’avanguardia», in grado di offrire, attraverso lo sguardo rivolto al passato, chiavi di lettura del presente e del futuro:

Oggigiorno possiamo constatare che il Liceo Classico è la scelta meno gettonata tra i nuovi iscritti alla scuola superiore; ma bisogna sapere che il Liceo Classico, un tempo chiamato ginnasio, nasce come unico corso di studi secondario di tipo liceale, dunque, l’unico percorso che permetteva l’accesso a qualsiasi facoltà universitaria. Perché questo? Frequentando da ormai quasi due anni questo indirizzo, noi, Caterina Mondello e Marta Fichera, in questo articolo cercheremo di andare oltre gli stereotipi e i vari pregiudizi ormai instaurati nella nostra società ed elaboreremo riflessioni concrete e risolutive.  

Sicuramente tutti i classicisti almeno una volta nella loro vita si sono sentiti in soggezione quando molti li hanno scherniti chiedendo “Ma per quale motivo studi delle lingue morte? Sono inutili”. A queste battute possiamo rispondere dicendo che: per prima cosa il greco antico e il latino non vengono studiate per essere poi parlate, ma gli scopi del loro studio sono molteplici. Senza dubbio c’è da considerare la componente culturale; infatti, studiando queste materie, ci si confronta con culture antiche che, pur essendo apparentemente molto diverse dalla nostra, ne hanno gettato le basi. Un secondo fattore spesso sottovalutato è l’utilizzo e il potenziamento della logica, che ovviamente ci facilita in altre materie quali matematica e fisica. Infine, grazie agli esercizi di traduzione svolti in classe e a casa abbiamo un vantaggio riguardante la lingua italiana e le sue sfumature.

L’approccio adottato dall’Istituto Gonzaga in merito all’approfondimento delle materie umanistiche si differenzia da quello tradizionalmente applicato in altre scuole per vari motivi; per esempio, ci vengono proposti vari laboratori ed esperienze mirate all’ampliamento di queste materie. Inoltre, il personale del Gonzaga dedica ore del proprio tempo in corsi pomeridiani destinati allo svolgimento dei compiti assegnati o alla spiegazione ulteriore degli argomenti di ciascuna materia, affinché tutti gli studenti possano superare le proprie difficoltà raggiungendo così i propri obiettivi e acquistando una maggiore sicurezza in sé stessi.

Dopo aver trascorso quasi due anni al Gonzaga Campus frequentando il Liceo Classico, possiamo affermarci soddisfatte delle nostre scelte e del nostro percorso, sia dal punto di vista scolastico che umano, e ogni giorno che passiamo in questa scuola siamo entusiaste di poterlo trascorrere insieme a compagni e personale sempre disponibile ed aperto al dialogo.

Vieni se vuoi scoprire di più sul nostro liceo classico ti aspettiamo alla nostra Info Week! Registrati qui: https://gonzagacampus.it/info-weeks-23

Liceo STEAM: il futuro si fa scuola!


Nel 2018 iniziava l’avventura del percorso liceale STEAM (Science Technology Engineering Art Mathematics) del Gonzaga Campus; un indirizzo che si avvale della collaborazione di prestigiosi enti partner appartenenti al mondo accademico, scientifico, della ricerca e dell’innovazione e che si fonda su:

  • Super potenziamento del blocco matematica-fisica-informatica-scienze;
  • Studio di una materia scientifica nativamente e completamente in lingua inglese (CLIL);
  • Studio della statistica, dei linguaggi di programmazione informatica fin dal biennio;
  • L’utilizzo di laboratori scientifici e tecnologici curricolari, come educazione alla metodologia della ricerca scientifica (research days), condotti da professori e ricercatori degli enti partners;
  • Un corso di Cultural Studies, che sostituisce lo studio del latino, valorizzando la dimensione umanistica e la tradizione artistico-letteraria;
  • Lo studio del cinese, come seconda lingua, per un’ulteriore apertura alla parte del mondo dove oggi è rilevante il progresso scientifico.

Cos’è successo in questi anni? Quali sono state le esperienze significative vissute dalle classi che hanno scelto questo indirizzo, pensato per rispondere ai bisogni educativi di oggi e alle richieste del mondo del lavoro? Ma soprattutto, quali sono le impressioni dei nostri alunni e delle nostre alunne? Il racconto di alcuni ragazzi che abbiamo incontrato ci introduce nella vita scolastica dell’Istituto Gonzaga, in quei piani dei licei dove, tra i banchi del II STEAM, gli studenti Tommaso Cannella e Pietro Mazzara trascorrono le giornate di studio. Alla domanda “Perché frequentare proprio questo indirizzo liceale?” Tommaso risponde: «Ho scelto questo indirizzo perché mi piaceva l’idea di studiare informatica e scoprire una nuova lingua, il cinese». Ma in cosa consiste lo studio del cinese e come sono impostate le lezioni condotte nell’aula Kino al quarto piano dal professore di riferimento, il prof. Giuseppe Rizzuto? Pietro ce lo spiega così:

Il prof. Rizzuto struttura le sue lezioni in maniera semplice e immediata per far sì che tutti capiscano. Abbiamo iniziato con le prime parole, con le presentazioni – ad esempio “Ciao io mi chiamo Pietro” – le cose basilari, insomma; pian piano stiamo imparando anche a riferire l’orario, ad elencare i giorni della settimana, alcune nozioni di grammatica. Di grande aiuto per noi è una tecnica particolare che il professore adotta puntualmente nelle sue classi che si chiama “chinese corner”, letteralmente “angolo cinese”. In pratica lui ha una bandierina di carta della Cina che di solito è rivolta verso il muro, noi non la vediamo; quando la gira rivolgendola verso la classe si può parlare solo ed esclusivamente in lingua cinese. Se qualcuno di noi si azzarda a parlare in italiano o in qualsiasi altra lingua riceve un punto negativo e viene ammonito; di recente ha introdotto una nuova regola: chi parla per più di tre volte italiano o qualsiasi altra lingua avrà un carico maggiore di compiti.

Tra le domande compare la seguente: “Vi siete mai chiesti perché studiate proprio questa lingua piuttosto che qualsiasi altra?”

TOMMASO: Penso che sia dovuto alla peculiarità intrinseca a questo liceo: è il liceo in cui per eccellenza si sperimenta; studiando informatica si può diventare ingegnere informatico, per esempio, e decidere se rimanere in Italia oppure scegliere di lavorare all’estero. La conoscenza del cinese può aiutare a realizzare il sogno di un lavoro fuori dall’Italia, in una prospettiva internazionale; offre una marcia in più. Possibilmente qui al Gonzaga si sta sperimentando lo studio di questa materia anche in base alle strade che sono soliti intraprendere gli studenti.

PIETRO: La lingua cinese ci può essere utile per il futuro sia per quanto riguarda la nostra preparazione culturale, in vista di una possibile certificazione, sia per gli scopi lavorativi.

Una peculiarità importante di questo indirizzo è inoltre la partecipazione ai “Research Day”, ovvero pomeriggi di ricerca obbligatori durante i quali studenti e studentesse hanno la possibilità di vestire i panni di ricercatori ed essere guidati da docenti ed esperti alla scoperta della ricerca scientifica accademica: la sfida è quella di applicare e potenziare le conoscenze acquisite in classe, andando oltre il semplice nozionismo. Ma come si articolo i Research?
La prima fase dei percorsi, quella introduttiva, forma gli studenti sul metodo scientifico e della costruzione generale di un progetto di ricerca, ma anche li aiuta a riconoscere l’importanza della ricerca e della figura del ricercatore. Nella fase successiva gli studenti partecipano ad alcuni laboratori applicativi, svolti presso gli enti partner, per ampliare lo sguardo sulle tematiche di ricerca più innovative e acquisire quelle competenze specifiche che caratterizzano il percorso di uno studente del liceo STEAM. L’esito finale dei research day è quello di aiutare gli studenti a diventare autori di una personale ricerca scientifica che viene presentata, alla fine del percorso, e valutata nel percorso formativo.

Quest’anno fulcro dei Research pomeridiani, come ci ha spiegato la professoressa di matematica e fisica Giulia Tomasino, è l’energia con le sue fonti rinnovabili e non rinnovabili: si è parlato di sviluppo sostenibile, economia verde, Life cycle assessment, di Agenda 2030; nei giorni a venire si parlerà di energia solare, idroelettrica e marina, geotermica, eolica e molto altro. Le attività assegnate invitano gli studenti a raccogliere informazioni, formulare ipotesi, previsioni e interpretazioni, proporre strategie originali e concrete come veri e propri ricercatori alle prime armi. Tommaso e Pietro ci raccontano la loro esperienza con queste parole:

PIETRO: I research sono obbligatori per tutti e cinque gli anni. L’anno scorso con la prof.ssa Lucchesi abbiamo fatto un’indagine statistica e il percorso è durato per tutto l’anno a partire da novembre fino a maggio; abbiamo realizzato alla fine un elaborato che valeva come resoconto di tutta l’esperienza del research Day.

TOMMASO: Abbiamo iniziato da poco il secondo anno di research con la prof.ssa Tomasino che sarà con noi da novembre a marzo e con la prof.ssa Rindinella che invece ci accompagnerà da marzo fino a maggio. A fine gennaio con la prof.ssa Tomasino ci recheremo direttamente all’Università di Palermo, presso la facoltà di Ingegneria delle fonti rinnovabili per parlare del sito Smartep e del sito Solare Dish Stirling. Sono molto curioso, non vedo l’ora!

“Un sogno nel cassetto post liceo?”

PIETRO: Mi piacerebbe studiare Economia all’Università Bocconi di Milano e poi si vedrà.

TOMMASO: Vorrei tentare la strada dell’Intelligenza Artificiale, quindi sperimentare una facoltà che mi permetta di prendere sempre più dimestichezza con questo nuovo sistema, possibilmente o a Roma o a Milano.
“Un saluto a tutto il campus del Gonzaga… ovviamente in cinese”:
TOMMASO: 你好 Nǐ hǎo (“Ciao!”)

Ti aspettiamo alla nostra Info Week per conoscere il nostro liceo! Prenotati qui: https://gonzagacampus.it/info-weeks-23

Scuola dell’Infanzia: il ruolo delle tecnologie nell’educazione dei bambini.

Scuola dell’Infanzia: il ruolo delle tecnologie nell’educazione dei bambini
La velocità di progressione nel campo della comunicazione e della tecnologia determina la necessità di stare al passo con i tempi. Allo stesso modo, anche nella didattica, l’uso delle nuove tecnologie digitali evidenzia l’esigenza di un cambiamento nel modo di fare scuola, di insegnare e di apprendere.

Ovviamente il tutto non è cosa semplice, ma necessaria. L’insieme delle tecnologie per la didattica rivolte ai più piccoli serve a facilitare l’apprendimento, suscitando una forte attrazione nei piccoli grazie anche alla facilità con cui questi strumenti possono essere utilizzati all’interno delle sezioni della scuola dell’infanzia.

La lavagna, i libri sono degli strumenti didattici intramontabili. Ma le attuali tecnologie multimediali e quelle touch, in particolare, sono una vera e propria risorsa poichè non sono sconosciute ai nostri piccoli alunni, bensì presenti ovunque nelle loro case e nei loro giochi. Questi strumenti non sono nemici dell’apprendimento, piuttosto diventano alleati preziosi degli insegnanti per la didattica. Durante le attività organizzate, col supporto dei pannelli interattivi Promethean – presenti in tutte le sezioni, i bambini possono mettere in gioco il loro sapere partecipando attivamente, collaborando costantemente con i compagni e la maestra, che diventa organizzatrice e regista del lavoro dei bambini, aiutando i processi di apprendimento di tutti i piccoli e tutte le piccole, anche attraverso percorsi personalizzati.

Il pannello digitale non serve soltanto per collegarsi in rete e cercare informazioni o video, ma risulta essere una fonte preziosa per tantissime ed entusiasmanti attività. Il pannello viene utilizzato per favorire gli apprendimenti nell’ambito di diversi linguaggi espressivi; si scrive, si disegna e si riproducono immagini sulla lavagna interattiva. Si fanno attività di coding, giochi matematici specifici per l’età del gruppo classe, si gioca a memory con l’alfabeto o con vari soggetti e si ascoltano audio storie sia in lingua italiana che in lingua inglese, in linea con il nostro progetto di bilinguismo e con l’idea di dare maggiore elasticità all’apprendimento dei nostri bambini sin dai primi anni.

Spesso, da parte di molte persone, emerge una certa diffidenza e disinformazione su questo cambiamento didattico, ma ciò non ci deve fermare. Al contrario dobbiamo cercare di incoraggiare l’utilizzo dei nuovi strumenti e cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati dalle varie unità di apprendimento. I collegi dei Gesuiti, infatti, non solo sono dotati di strumenti tecnologici all’avanguardia, ma hanno ritenuto opportuno formare i docenti all’utilizzo della tecnologia applicata alla didattica. Gli ITAS Leaders presenti anche nella scuola dell’infanzia del Gonzaga Campus hanno il ruolo di animatori e valorizzatori di un processo che non nega le peculiarità della didattica classica, ma la valorizza scoprendo le possibilità offerte dall’ambiente tecnologico.

Il tutto al fine di costruire un percorso culturale di alto profilo i cui principali protagonisti sono bambini e bambine, anche appartenenti alle più piccole fasce di età. La nostra scuola tra i suoi compiti ha quello di stimolare i nostri piccoli alunni ad essere attivi e consapevoli e non meri fruitori passivi della tecnologia, poichè questa stimola la creatività, il coding, il problem solving e aiuta a rendere tutto più interessante e divertente rispetto al solito modo di lavorare in classe.
Vieni a scoprire di più sulla nostra offerta formativa all’Info Week: https://gonzagacampus.it/info-weeks-23

Gli ITAS Leaders della scuola dell’infanzia

Marta Cassina
Samanta Ganci

La velocità di progressione nel campo della comunicazione e della tecnologia determina la necessità di stare al passo con i tempi. Allo stesso modo, anche nella didattica, l’uso delle nuove tecnologie digitali evidenzia l’esigenza di un cambiamento nel modo di fare scuola, di insegnare e di apprendere.

Ovviamente il tutto non è cosa semplice, ma necessaria. L’insieme delle tecnologie per la didattica rivolte ai più piccoli serve a facilitare l’apprendimento, suscitando una forte attrazione nei piccoli grazie anche alla facilità con cui questi strumenti possono essere utilizzati all’interno delle sezioni della scuola dell’infanzia.

La lavagna, i libri sono degli strumenti didattici intramontabili. Ma le attuali tecnologie multimediali e quelle touch, in particolare, sono una vera e propria risorsa poichè non sono sconosciute ai nostri piccoli alunni, bensì presenti ovunque nelle loro case e nei loro giochi. Questi strumenti non sono nemici dell’apprendimento, piuttosto diventano alleati preziosi degli insegnanti per la didattica. Durante le attività organizzate, col supporto dei pannelli interattivi Promethean – presenti in tutte le sezioni, i bambini possono mettere in gioco il loro sapere partecipando attivamente, collaborando costantemente con i compagni e la maestra, che diventa organizzatrice e regista del lavoro dei bambini, aiutando i processi di apprendimento di tutti i piccoli e tutte le piccole, anche attraverso percorsi personalizzati.

Il pannello digitale non serve soltanto per collegarsi in rete e cercare informazioni o video, ma risulta essere una fonte preziosa per tantissime ed entusiasmanti attività. Il pannello viene utilizzato per favorire gli apprendimenti nell’ambito di diversi linguaggi espressivi; si scrive, si disegna e si riproducono immagini sulla lavagna interattiva. Si fanno attività di coding, giochi matematici specifici per l’età del gruppo classe, si gioca a memory con l’alfabeto o con vari soggetti e si ascoltano audio storie sia in lingua italiana che in lingua inglese, in linea con il nostro progetto di bilinguismo e con l’idea di dare maggiore elasticità all’apprendimento dei nostri bambini sin dai primi anni.

Spesso, da parte di molte persone, emerge una certa diffidenza e disinformazione su questo cambiamento didattico, ma ciò non ci deve fermare. Al contrario dobbiamo cercare di incoraggiare l’utilizzo dei nuovi strumenti e cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati dalle varie unità di apprendimento. I collegi dei Gesuiti, infatti, non solo sono dotati di strumenti tecnologici all’avanguardia, ma hanno ritenuto opportuno formare i docenti all’utilizzo della tecnologia applicata alla didattica. Gli ITAS Leaders presenti anche nella scuola dell’infanzia del Gonzaga Campus hanno il ruolo di animatori e valorizzatori di un processo che non nega le peculiarità della didattica classica, ma la valorizza scoprendo le possibilità offerte dall’ambiente tecnologico.

Il tutto al fine di costruire un percorso culturale di alto profilo i cui principali protagonisti sono bambini e bambine, anche appartenenti alle più piccole fasce di età. La nostra scuola tra i suoi compiti ha quello di stimolare i nostri piccoli alunni ad essere attivi e consapevoli e non meri fruitori passivi della tecnologia, poichè questa stimola la creatività, il coding, il problem solving e aiuta a rendere tutto più interessante e divertente rispetto al solito modo di lavorare in classe.

Gli ITAS Leaders della scuola dell’infanzia

Marta Cassina
Samanta Ganci