Eccellenze della Scuola Secondaria di Secondo Grado – a.s. 21-22

Vi presentiamo le eccellenze dei Licei.

Premio rigore negli studi

Alunno più meritevole per classe (dalla media dei voti del quadrimestre)

Classe più meritevole accademicamente – per media di classe:

Merito di carriera scolastica (5 liceo)
studenti di maturità

Premio alla carriera di un prof

Premi tradizione pedagogica
di sant'Ignazio di Loyola

Dopo la parte delle eccellenze accademiche si procede con il riconoscimento di quelle umane per concludere, in particolare, con le ignaziane. Si comincia con il prendere in considerazione i Progetti importanti per la scuola riconoscendo a chi vi ha partecipato, e li ha animati, un particolare valore formativo ed educativo per sé e per gli altri.

Kairos

Leader I Kairos

Leader II Kairos

Gli esercizi spirituali

Premio per chi si è messo maggiormente in gioco:

Lo staff

La partecipazione allo STAFF come tempo di compartecipazione e corresponsabilità offerte agli studenti

Le condivisioni del mercoledì

Le condivisioni del mercoledì come luogo e tempo di approfondimento e rilettura

Premiati per la costanza nella partecipazione

Il Meg

La lega missionaria studenti

Club di musica

Eccellenza musicale

Per il loro impegno al conservatorio

Una menzione speciale per la maestria nel canto e nell’accompagnamento a 

Caffè Politico

Una menzione particolare per la serietà e per l’impegno profusi a:

Club di Design (opere di Pellegrino)

Con una prima partecipazione di

Premio Impegno per gli open day

Una particolare menzione per Giulio Furitano, Giorgia Cuttitta, Mara De Lucia, Matteo Sanfilippo e Antonio Aricò

Scuola di volontariato del biennio

Ambasciatori a Saint Peter's Prep

Menzione d’onore

Ambasciatori della scuola per la città

Servizio Civile

Eccellenze sportive

nomination:

premiati:

Vincitori della finale di calcio
della fiera missionaria

Premio per la centralità
della persona e delle relazioni

nomination per il Biennio:

premiato:

nomination per il Triennio:

premiato:

Premio spontaneità della persona

nomination per il Biennio:

premiato:

nomination per il Triennio:

premiato:

Premio sensibilità e attenzione all'altro

nomination per il Biennio:

premiato:

nomination per il Triennio:

premiato:

Premio gentilezza

nomination per il Biennio:

premiato:

nomination per il Triennio:

premiati:

Progetti

Premio creatività

nomination per il Biennio:

premiato:

nomination per il Triennio:

premiato:

Premio "Sorriso"

all’insegnante più sorridente:

nomination:

premiato:

allo studente più sorridente:

nomination per il Biennio:

premiato:

nomination per il Triennio:

premiata:

Conscious

Premio Cultura:

nomination:

premiato:

Premio per l'originalità del pensiero

nomination:

premiato:

Premio Passi da gigante

nomination:

premiato:

Commetted

Premio Laudato si'

premiate:

Premio nuove frontiere

nomination:

premiata:

Superpremio
per la sua costante presenza a scuola

nomination:

premiato:

Menzione speciale della Vicepreside per la puntualità

premiati:

Premio: "Io abito a scuola"

nomination:

premiati:

Premio costanza e precisione nell'indossare la divisa

premiata:

Premio "studente ignaziano":
Uomini e donne per gli altri

nomination per il Biennio:

premiate:

nomination per il Triennio:

premiato:

Premio "san Luigi GOnzaga"

nomination:

premiato:

Premio speciale del preside
per la Resilienza

nomination:

premiato:

Premio speciale del vicepreside

Premio speciale per
disponibilità e collaborazione

Il futuro della città deve partire dai giovani. Confronto con i candidati sindaci di Palermo.

Confronto tra i ragazzi e le ragazze del Gonzaga Campus e i candidati a sindaci di Palermo

In che modo riuscirà la città di Palermo a rispondere ai bisogni e ai desideri principali dei giovani che la vivono ogni giorno? A partire da questa domanda, questa mattina nell’Auditorium del Gonzaga Campus, ragazze e ragazzi si sono confrontati con tutti i candidati a sindaci della città.

Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni (Winston Churchill).”Proprio a partire da questo pensiero forte, credo che ogni politico – sottolinea p.Vitangelo Denora, direttore generale del Gonzaga Campus – oggi debba rispondere concretamente ai nostri giovani. Il Gonzaga vuole essere una risorsa aperta pronta ogni giorno a dare il suo contributo educativo e costruttivo per Palermo. Una proposta che lanciano i nostri giovani è quella che si possano creare maggiori centri di aggregazione sociale e culturale nei diversi quartieri di Palermo”.

A dare subito un saluto breve, a causa di altri impegni, è stata la candidata Rita Barbera. “Ci tenevo lo stesso molto ad esserci perché è proprio da voi giovani che dobbiamo partire. Questa non è una città, purtroppo costruita per i giovani ma neanche per gli adulti, donne e anziani. Pertanto, il cambiamento reale deve partire proprio da una nuova visione urbanistica che cambi completamente la sua impostazione soprattutto sul piano degli obiettivi da portare avanti. I giovani devono ritornare ad avere fiducia in chi deve rappresentarli con una politica pulita e trasparente “.

Una volta diventati sindaci, qualcuno di voi – chiede Claudia D’amore – ha pensato a forme di integrazione e di partecipazione dei giovani dentro la macchina comunale?”

“Penso che alla base di tutto – dice l’eurodeputata Francesca Donato – il  focus principale su cui concentrarsi sia il lavoro che dobbiamo ritornare a garantire a giovani. I giovani devono partecipare alla vita attiva della città attraverso l’organizzazione di tavoli tematici strutturali di confronto”.

“Per i giovani abbiamo negli anni potenziato molti aspetti organizzativi di tipo universitario – ha continuato Roberto Lagalla -. Una chiave vincente è sicuramente quella di puntare a degli investimenti internazionali che possano attrarre principalmente proprio i giovani con l’autoimprenditorialità”.

“I giovani meritano la giusta attenzione – afferma l’architetto Ciro Lomonte – proprio per questo occorre creare un gruppo di lavoro. Bisogna finalmente avere il coraggio e la capacità di valorizzare soprattutto le nuove generazioni affinché non vadano fuori dall’Isola”. “Dobbiamo ripensare la nostra città per riuscire a fare sistema facendo emergere tutte le capacità, l’originalità e la creatività – dice pure l’architetto Franco Miceli -. Rompere il modello del passato significa puntare verso forme di decentramento di potere valorizzando risorse, uomini e strumenti”.

“I giovani devono riuscire a rappresentarsi da sé  diventando parte attiva senza bisogno di essere rappresentati da noi adulti – afferma Fabrizio Ferrandelli -. Ai giovani abbiamo scippato il presente che devono tornare a riprendersi. Per questo abbiamo creato la lista under 25 ‘rompi il sistema’. Inoltre vorremmo realizzare una piattaforma InformaGiovani così come già esiste a Milano, in grado di fare conoscere tutte le opportunità di lavoro ma anche sociali e culturali che ci sono nel territorio”. 

“Quali sono i progetti per le periferie, per i senzatetto –  e per trattenere noi giovani a Palermo?”. 

“Sono ben consapevole della gravità del tema sociale che riguarda Palermo – dice Francesca Donato -. Per i quartieri, invece, in ogni circoscrizione ci devono essere spazi di co-working e centri sportivi”. “Quello che dobbiamo fare – dice Roberto Lagalla – è un grande patto civico con e per la città che punti concretamente alla rigenerazione urbana. Ogni quartiere deve avere una sua autonomia valorizzata dalla creazione di centri di aggregazioni dove giovani e meno giovani possano fare diverse attività. Importante deve essere pure l’impegno delle associazioni, del volontariato e del terzo settore per rispondere alle povertà educative e anche alle persone in stato di grave marginalità sociale”. 

“La Sicilia per anni è stata considerata solo una colonia – afferma Ciro Lomonte -. Adesso è il momento di operare una rigenerazione urbana corretta e non fumosa della città”. “Il tema importante e prioritario – continua Franco Miceli – è sempre il decentramento che ci porti a fare azioni concrete di vera rigenerazione urbana, attraverso forme di sussidiarietà urbana. I giovani sono cittadini del presente e rappresentano la classe dirigente futura della città”. 

“La macchina comunale è stata sfasciata da tempo e adesso dovremo ricostruirla – dice Fabrizio Ferrandelli -. Ben sappiamo il debito pubblico con cui dobbiamo fare i conti. Chiediamoci, però, cosa possiamo fare prima con quello che abbiamo in casa?  Intanto nei diversi quartieri dobbiamo riportare i Puc e cioè i piani di utilità collettiva”. “Certamente il debito del comune è un grave problema da affrontare – continua Francesca Donato -.  Dobbiamo, nonostante tutto muoverci per priorità”.

“Per le scuole qualcosa è stato fatto – ribatte Roberto Lagalla – con 30 milioni già destinati agli istituti. La verità è che, i comuni hanno una pessima gestione del decentramento. Tra i problemi nelle scuole manca spesso la manutenzione ordinaria e una progettazione adeguata”.

Secondo Ciro Lomonte “occorre fare un censimento e pianificazione adeguata affinché le scuole funzionino h24”. “Le scuole sono importanti presidi civici che devono essere sviluppati in chiave innovativa – dice Franco Miceli -. Il  tempo pieno sarà determinante anche se Palermo arriva in una condizione di estremo ritardo”. “Concordo che per le scuole sia mancata la manutenzione ordinaria – aggiunge Fabrizio Ferrandelli -. Dobbiamo utilizzare i soldi destinati per edilizia scolastica”.

I giovani spesso sono stanchi della politica dice il giovane Antonio.

“Sicuramente c’è molta stanchezza a causa di una politica con la P maiuscola che non c’è più – sottolinea Roberto Lagalla -. La politica deve ritornare ad avere la funzione di sapersi raccontare come servizio”. “La disaffezione alla politica è dovuta al comportamento dei politici – dice Francesca Donato -. Sono stati fatti tanti errori”.

“Dobbiamo agire per un cambiamento reale – afferma Fabrizio Ferrandelli -. La città cambia se ognuno di noi si assume la giusta responsabilità per essere attore diretto di un cambiamento vero e concreto. Bisogna andare nei quartieri, sporcandosi le mani per aprire le porte finalmente e togliere tutte le ragnatele. Il cambiamento non deve essere solo del sindaco ma deve essere collettivo di tutti noi”. “Bisogna dire sempre la verità – continua Franco Miceli – come elemento per costruire un rapporto diverso. Occorre pure recuperare quel rapporto con la società civile che è andato perso. Questo lo si può fare con la il recupero della partecipazione civile che rende attivo ogni cittadino e cittadina”. “Il problema è che  la gente non crede più nella politica – dice Ciro Lomonte -. Bisogna, allora, ridare speranza ad una città che è profondamente sfiduciata. Siamo stanchi di scelte che derivano solo da compromessi”.

Qui il racconto dell’evento ripreso dalle agenzia di stampa:

Compagni nella missione. La formazione dei docenti nelle scuole dei gesuiti

Per Sant’Ignazio l’istruzione ha sempre rappresentato una priorità, fervidamente convinto che non si possano dare risposte alle esigenze del tempo senza studio e senza educazione. Sin dalla Ratio Studiorum, il primo documento che presiede all’attività pedagogica dei Gesuiti, l’educazione della gioventù non doveva limitarsi a un novero di rudimenti di grammatica e retorica, ma era promossa in chiave di formazione cristiana totale, per la formazione della persona nella sua interezza: un’educazione volta a formare un uomo istruito e buono.

Da una visione tanto innovativa scaturisce, dunque, una pedagogia che esorta alla ricerca e alla riflessione, che consente allo studente di esplorare la realtà senza cadere nella trappola dei pregiudizi e dei preconcetti che distolgono dalla verità. Una pedagogia che promuove la capacità di essere critici nei confronti della società e del proprio tempo, in nome di una libertà non facile da conquistare. 

In quest’ottica, il professore è la guida di un percorso i cui veri “attori” sono gli alunni, che si impegnano in un importante lavoro personale e cooperativo. 

Nei secoli la Compagnia di Gesù, sul solco dell’antichissima linea pedagogica tracciata da Sant’Ignazio e dai primi confratelli Gesuiti, ha rinnovato se stessa, mantenendo lo sguardo sull’uomo nella sua interezza, nella sua ricchezza e le sue fragilità, e continuando a scommettere nella sfida educativa.

Oggi, nei nostri collegi i Gesuiti sono sempre più affiancati da laici, a cui è affidato il compito   di custodire e trasmettere l’identità ignaziana, con la consapevolezza di essere “agenti moltiplicatori “(Padre Arrupe s.j).

Così, la Compagnia di Gesù ha investito nella creazione di una “rete” di collegi che, attraverso un organismo centrale, il CeFAEGI, (Centro di formazione per l’attività educativa dei Gesuiti d’Italia) accompagna i propri collaboratori laici nella formazione alla spiritualità e al metodo pedagogico ignaziano. Si tratta di attività seminariali che spesso costituisce per il docente uno spartiacque fra una visione solo contenutistica della propria materia e uno sguardo più profondo e ampio in grado di sperimentarne la portata valoriale.

  • Il Seminario propedeutico, riservato ai docenti di nuova assunzione, consente di entrare nel Contesto dei nostri collegi, attraverso la conoscenza dei fondamenti della pedagogia ignaziana.
  • I Seminari sistematici, un percorso articolato in quattro tappe, permettono, invece, ai docenti un approfondimento della pedagogia ignaziana attraverso una rielaborazione più personale e pratica dei suoi aspetti fondanti: esperienza, riflessione, azione, valutazione. 
  • I Seminari disciplinari e interdisciplinari rappresentano importanti momenti di riflessione sulla valenza formativa delle discipline. 
  • Il Colloquium, ulteriore occasione di riflessione più intima e personale, guida il docente a scorgere nel proprio essere docente una chiamata vocazionale.
  • Gli Esercizi Spirituali sono un’opportunità per accostarsi alla spiritualità di Sant’Ignazio, e al tempo stesso rintracciare in essa i cardini della Pedagogia ignaziana e penetrarne tutta la profondità.

Il CeFAEGI negli anni ha guidato e continua a guidare i docenti dei propri collegi attraverso una formazione che, per essere tale, deve necessariamente essere “permanente”. Perché, come diceva Padre Arrupe “più che la formazione ha valore la capacità e l’ansia di continuare a formarsi…

Ed è questo il seme che ogni insegnante spera in cuor suo di aver piantato e dei dia buoni frutti.

Parigi 2022: il diario di bordo dei liceali


Il viaggio d’istruzione dell’ultimo anno di liceo è una tappa fondamentale di crescita, una di quelle esperienze che si porteranno sempre con sé. Dal 5 al 10 Aprile, la Scuola ci ha offerto la bellissima opportunità di partecipare al viaggio d’istruzione che si è svolto a Parigi, una delle più belle capitali europee. È stata un’esperienza preziosa. I prof. Acciaro, dalla prof.ssa Angelica Sgarlata e dal prof. Emio Cinardo ci hanno guidato per le sue vie suggestive, alla scoperta della ricchezza culturale di questa meravigliosa città, e le giornate sono così trascorse veloci come la luce.


Abbiamo soggiornato in un hotel nel quartiere di Montmartre, il quartiere che sorge sopra Parigi e che ne rappresenta, in tutto e per tutto, il vero volto: multietnica, cosmopolita, piena di artisti di strada. Sono rimasto affascinato dalla Basilica del Sacro Cuore, bellezza architettonica, e del panorama mozzafiato che regala al turista: uno sguardo di incantevole bellezza sulla “Ville Lumière”. È toccato, poi, al Museo del Louvre. Ci siamo immersi in un’esperienza molto profonda, un vero tuffo nell’epoche passate: abbiamo amato gli splendori del mondo antico, passando per il mondo egizio e proseguendo, poi, in questo percorso nei secoli di arte e di storia a seguire, giungendo fino all’Ottocento. La visita è proseguita gustando la vastissima pinacoteca. Osservando il quadro “La zattera della Medusa” di Géricault, artista francese ottocentesco, ho avuto modo di riflettere su una problematica ancora attuale che ci tocca da vicino: la questione dei migranti che tentano di fuggire dal proprio paese per recarsi in luoghi più sicuri nella speranza di condurre una vita migliore, sulla suggestione del quadro.


Non poteva mancare all’appello anche il Museo d’Orsay, casa di incredibili opere d’arte impressioniste e post-impressioniste. Sebbene le sue dimensioni non siano paragonabili a quelle del Louvre, il turista non riesce a non esserne affascinato, rimane completamente catturato dalla struttura architettonica e dalle opere di cui è ne è custode. In particolare, mi ha suscitato profonde emozioni il celebre quadro “I papaveri” di Monet che rappresenta una donna con una bambino che passeggiano in un campo di papaveri . L’ammirare quest’opera con i suoi colori mi ha donato una sensazione incredibile di serenità. Mi sono chiesto se fosse il messaggio che l’artista volesse consegnare al “fruitore” dell’opera o se fosse la mia interpretazione influenzata dal momento storico che stiamo vivendo, ormai da qualche anno, privo di serenità e pace. Ci siamo, inoltre, messi sulle tracce di Sant’Ignazio, visitando la Cattedrale di Saint-Denis dove è stato fondato l’Ordine dei Gesuiti. Durante questo viaggio, io ed i miei compagni abbiamo avuto modo di approfondire nuovi lati della nostra persona, mediante l’osservazione e la riflessione delle emozioni suscitate dalle opere che abbiamo visto, arricchendo così il nostro patrimonio culturale ed umano.


Abbiamo potuto osservare con maggiore consapevolezza e con occhi nuovi, la bellezza e la varietà del creato di Dio, migliorando e, ancora una volta, stringendo a doppio filo le relazioni fra noi compagni e i nostri educatori. Sono veramente felice e grato per l’esperienza vissuta che peraltro è coincisa con il compimento dei miei 18 anni… quale migliore modo per festeggiare?

Mattia Zoncu, studente del V Liceo Scientifico

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Kairòs, quando il tempo diventa opportuno


Il ritiro Kairòs è uno dei momenti più attesi dai liceali del Gonzaga Campus. Si tratta di un ritiro spirituale ispirato agli Esercizi di Sant’Ignazio e, in un certo senso, è un’esperienza che fa da trampolino di lancio verso di essi. È strutturato in due cicli,
dal 23 al 26 Marzo e dal 03 al 06 Aprile, questo appuntamento tanto agognato quanto emozionante.

Ma cosa rende il Kairòs così atteso e perché suscita tutta questa curiosità?

La risposta è l’alone di mistero che lo circonda! Uno dei suoi principi fondamentali, infatti, consiste nell’affidarsi totalmente ai leader del ritiro e non si può fare un’esperienza immersiva di affidamento, se si conosce già dapprima tutto il programma nei minimi dettagli. Pertanto non tutto può essere svelato.

Qualcosa, però, è risaputa: al Kairòs non ci sono orologi e non ci sono telefoni cellulari e computer. L’assenza di orologi impedisce di percepire in modo certo il tempo che passa; impedisce, cioè, di controllarlo, di avere potere su di lui. Così i ragazzi che faranno l’esperienza potranno lasciarsi trasportare dal tempo che scorre. Qui sta la differenza tra i concetti greci di chrónos, il tempo che scorre, e kairós, ovvero il tempo buono per fare qualcosa, il tempo opportuno, il momento giusto. Al Kairòs il tempo non è diviso da intervalli tutti uguali, ma da momenti significativi.

L’assenza dei cellulari e dei computer sicuramente mette alla prova le donne e gli uomini del XXI secolo, ma rende anche liberi dalle distrazioni. Ogni giorno siamo sommersi da valanghe di informazioni, talmente rapide nella loro successione, da impedirci di soffermarci su ciascuna di esse. Senza WhatsApp, senza Instagram né internet, in generale, i ragazzi potranno concentrarsi per quattro giorni sulle cose veramente importanti: la propria interiorità, gli affetti e la relazione con gli altri.

Prima dicevamo che chi partecipa al ritiro si affiderà ai propri leader. Questi non sono altro che dei compagni di scuola che hanno già vissuto un proprio ritiro e che adesso semplicemente accompagneranno gli altri compagni in questa esperienza: il Kairòs è un ritiro per ragazzi condotto da ragazzi. Sono loro che scandiscono le attività. Gli adulti, che saranno presenti, sosterranno i partecipanti con la propria esperienza personale, ma i veri protagonisti saranno solo i ragazzi!

E i ragazzi? È normale che siano un po’ diffidenti all’inizio, d’altronde chi si fiderebbe ciecamente di qualcosa che non si conosce bene? Ma già dopo il primo giorno colgono l’occasione, si mettono in gioco, si affidano e tornano… cambiati in meglio. Al termine del ritiro la gioia è palpabile e non è raro sentire qualcuno che desideri ripetere l’esperienza. Ma come tutte le cose migliori, il Kairòs è unico e se ne può vivere uno soltanto. Per questo bisogna vivere il tempo opportuno.

Prof. Alessandro Castelli

“Il Gonzaga 2.0”: il giornalino del Gonzaga Campus in digitale è ripartito. Tutto ciò che c’è da sapere!


“Il Gonzaga 2.0” è la versione digitale del giornalino scolastico del Gonzaga Campus, in grado di connettere tutta la scuola con articoli sempre nuovi e originali. 

Quest’anno siamo ripartiti ad ottobre con facce nuove e visi già conosciuti, certamente con uno spirito di innovazione da parte di tutti. Gli articoli sono scritti dagli studenti per tutta la comunità scolastica, guidati dal professore Alessandro Castelli e dalla professoressa Chiara Lucchesi; la redazione di quest’anno, che tiene delle riunioni periodiche, è ufficialmente composta da: 


Maria Gabriella Argano, Sveva Costantini, Alessandro Ferro, M. Beatrice Gerbino, Federica Guzzo, Elena Sottile e Sofia Lo Verso. Anche se tutti sono invitati a scrivere per “Il Gonzaga 2.0”, come il gruppo Foglia Verde delle medie che ha già pubblicato due articoli! 

Il giornalino del Gonzaga Campus tratta diversi argomenti, tra cui: attualità, cultura (con varie recensioni di libri, fumetti e film) e la vita scolastica (con interviste ai professori e novità sul nostro campus). Con questi articoli si punta sempre a portare freschezza e autenticità nel cuore di ogni lettore, ma soprattutto a diffondere uno strumento per rendere connesse e aggiornate tutte le persone che frequentano il Gonzaga. Il nostro obiettivo principale è quello di vivere nel modo migliore l’ambiente a nostra disposizione e rendere possibile ciò anche agli altri, portando un sorriso sulle labbra di chi legge il nostro giornalino. 


Il giornale scolastico del Campus è on-line, quindi accessibile a tutti: studenti, professori, genitori e chiunque faccia parte della comunità del Gonzaga. Averlo in digitale rende più semplice anche leggere gli articoli “più antichi”, ma comunque interessanti e ricchi di informazioni.

Grazie a “Il Gonzaga 2.0” si può trovare tutto nello stesso posto, semplice e veloce per tutti.
Cosa si deve aspettare il lettore da “Il Gonzaga 2.0”? Sicuramente articoli sempre nuovi e interessanti, accessibilità, inclusione, pillole di cultura e tutto ciò che c’è da sapere sulla nostra scuola! Questo giornalino è una passione per noi “piccoli giornalisti” e lo sarà sicuramente per chi comincerà a leggerlo e per chi è già un lettore affezionato.

M. Beatrice Gerbino (II Liceo STEM)




Vo(L)ti di fine quadrimestre. La valutazione al Gonzaga Campus

Si è da poco concluso il primo quadrimestre e in questi giorni si stanno svolgendo i consigli di classe: il tempo della consegna delle pagelle si avvicina, carico di trepidazione e speranza da parte degli alunni.

La valutazione e l’autovalutazione si stanno profilando oggi come temi di crescente interesse in ambito scolastico. In quanto tappe fondamentali del processo di apprendimento queste sono state attenzionate allo scopo di valorizzarne gli aspetti più significativi e profondi per la crescita personale dei ragazzi. 

La pedagogia in voga fino a qualche tempo fa – non a torto definita “black pedagogy” –, privilegiante un approccio rigido e disumanizzante, concepiva l’atto valutativo unicamente sulla scorta del profitto e della quantità di studio assimilata. Attualmente questa visione piuttosto costrittiva è stata sostituita da una nuova filosofia che mettendo al centro l’alunno, in qualità di protagonista attivo del percorso di apprendimento – personale, fluido e passibile di modifiche per modalità e tempi – punta all’acquisizione di competenze e abilità concrete (non più di sapere astratto) le q

uali divengono oggetto primario della valutazione. 

Quest’ultimo è il modello che, praticato dalla Compagnia di Gesù sin dalla sua fondazione ad opera di Sant’Ignazio, ispira il Paradigma Pedagogico Ignaziano e sul quale si fonda il lavoro educativo di tutte le scuole del Gonzaga Campus. Nell’ottica gesuita la valutazione si profila – sulla scorta della biografia di Sant’Ignazio – come un atto sereno di consapevolezza del percorso sin ora realizzato, avente come obiettivo primario quello di prendere coscienza e rafforzare i propri punti di forza; e parallelamente di individuare e ri-orientare ciò che, eventualmente, necessita di maggiore attenzione e cura.

E’ così che la valutazione ha assunto la forma di un processo, sia individuale che corale e dialogico, nel quale vengono coinvolti tutti gli attori della comunità educante (alunni, docenti, non docenti, coordinatori, famiglie). Per quanto concerne gli alunni, questi vengono invitati in prima persona a meditare sui loro talenti e loro passioni – in forma int

rospettiva e auto valutativa – e parallelamente a discutere e commentare i risultati raggiunti, gli atteggiamenti maturati ed eventuali criticità con il tutor didattico e gli insegnanti. I docenti, dal canto loro, hanno pure occasione per riflettere sui loro progressi, sia dal punto di vista umano che professionale, e di individuare nuove strategie e metodologie per indirizzare gli alunni verso un apprendimento sempre più personale e innovativo. 

Valutare pertanto abbandona il senso di classificare, riguadagnando il suo significato etimologico di discernere, analizzare, contemplare ciò che è portatore di vita e ciò che non lo è, ciò che assume un valore profondo nel proprio cammino di crescita e ciò che non genera rigoglio nell’anima. 

Il processo valutativo nei percorsi scolastici del Gonzaga Campus, a seconda dell’ordine e 

grado scolastico, assume delle sfumature diverse, di cui adesso accenniamo brevemente. 

Nella Scuola dell’Infanzia, data l’età precoce, l’osservazione rappresenta un momento cardine, sia per accompagnare il bambino nelle diverse dimensioni del suo sviluppo, sia per valutare e attenzionare alcune aree – autonomia, linguaggio, relazione – utili per programmare l’attività didattica futura. 

Nella Scuola Primaria i criteri di valutazione vertono sull’autonomia dell’alunno, la situazione entro la quale si manifestano le competenze, le risorse che gli alunni sono in grado di utilizzare e la continuità dell’apprendime

nto. Queste vengono verificate attraverso l’osservazione sistematica, i compiti di realtà, artistici e manuali, le conversazioni, le interrogazioni e i questionari.

Nella Scuola Media, la valutazione non è solo il momento finale di un percorso di ricerca e di apprendimento; è soprattutto l’osservazione e la riflessione sul processo di apprendimento. Da questo punto di vista, la valutazione non è solo un giudizio o un voto, ma l’insieme dei ragionamenti che consentono alle classi, alunni e docenti insieme, di valutare le strategie e modificarle in vista della prossima meta. Insomma ogni valutazione è autovalutazione, cioè consapevolezza della propria efficacia a partire dalla riflessione sul proprio stile di apprendimento e sulle scelte operate per imparare. “Imparare a imparare” è un modo diverso di dire “imparare ad autovalutarsi e riflettere”.

Ai Licei viene data grande importanza all’acquisizione delle competenze, concepite sulla base del profilo dello studente in uscita, il quale dovrebbe essere provvisto delle 4 C: Competente, Compassionevole, Curioso e C

onsapevole, e dotato di senso critico, responsabilità e solidarietà. Per gli studenti che si apprestano alla maturità, in particolare, la valutazione assume un significato ancora più forte, motivo per il quale vengono adibiti dei percorsi ad hoc. Per i più giovani si predilige invece l’autobiografia cognitiva, uno strumento che valorizza la dimensione biografica come mezzo dal quale estrapolare gli insegnamenti individualmente più salienti. 

Anche all’International School Palermo, la valutazione riveste un ruolo centrale. I voti sono stati infatti sostituiti da livelli di competenze raggiunte – osservabili anche in ottica diacronica, dalla Primary School sino al Diploma Programme – i quali offrono uno spaccato dettagliato intorno alle diverse sottodimensioni di cui si compongono obiettivi specifici e formativi. Il termine engagement nella sua valenza triplice di coinvolgimento, partecipazione e impegno, è una parola che rappresenta uno dei criteri fondamentali, nonché obiettivi didattico-formativi, attraverso cui la valutazione viene intesa all’interno dell’ISP. 

La finalità del processo di valutazione/autovalutazione, per Ignazio di Loyola, è quella di mettere ordine nella propria vita e prendere decisioni di qualità. Attraverso il percorso educativo proposto, gli alunni arrivano a formulare un “Progetto di Vita” che integra competenze personali, sociali e metodologiche e le aree di responsabilità che caratterizzano lo studente ignaziano in quanto cittadino impegnato nel mondo, ben preparato per le sfide della vita; non solo istruito ma insieme eccellente accademicamente e umanamente per vivere le sfide della vita di oggi.

Quando lo sport è vita

Il Gonzaga si inserisce nella realtà palermitana sposando e promuovendo l’idea della scuola-campus. Praticare attività fisica fa bene alla mente, migliora la capacità di concentrazione, aiuta a gestire lo stress oltre che a favorire uno sviluppo corporeo armonico. Tra gli indirizzi del nostro liceo è presente lo scientifico sportivo frequentato da giovani atleti, alcuni già con importanti riconoscimenti. Io ho intervistato per voi tre “campioni”,  del secondo anno, ciascuno nel proprio ambito.


Vittoria Graziano ha 15 anni, ha iniziato a praticare ju jitsu all’età di sei anni su suggerimento di un suo compagno che le consigliò di provare, e da allora non ha mai smesso di allenarsi. Per seguire questa sua passione ha dovuto fare molti sacrifici, primo tra tutti: seguire una dieta rigida, fondamentale per rientrare e mantenersi nelle categorie prestabilite,  dato che gli scontri si disputano in base al peso oltre che all’età. Nonostante le difficoltà, Vittoria non si è mai pentita di aver fatto questa scelta. Non è mai tornata a casa dopo una gara senza una medaglia. Ha avuto la possibilità di partecipare agli europei e ai mondiali:  agli europei ha provato un’emozione unica dato che, essendo arrivata prima per ben due volte, nel 2019 e nel 2021, ha potuto cantare l’inno, mentre ai mondiali ha portato a casa una medaglia di bronzo. Come dice il suo maestro “una medaglia di bronzo vale molto di più di una medaglia d’argento, perché una medaglia di bronzo la devi andare a riconquistare”.  Prima di ogni gara, Vittoria si concentra ascoltando qualsiasi genere musicale che dia la giusta carica e la motivi a vincere.
Un consiglio che Vittoria dà a tutti i ragazzi che vorrebbero iniziare a praticare uno sport è: “Con costanza, determinazione e impegno si possono raggiungere alti livelli e, per fare ciò, bisogna seguire sempre la testa e il cuore”.


Un altro ragazzo che ha praticato sport, arrivando ad alti livelli e speriamo tutti che ricominci, è
Claudiu Logyin.
Claudiu ha 16 anni, ha cominciato a praticare kickboxing grazie a suo padre, che, dopo aver fatto provare al figlio la maggior parte degli sport, senza trovare la passione, lo portò a fare la prova di kickboxing. Claudiu, per questo sport, ha dovuto fare molti sacrifici. Quello che gli è pesato di più è stato rinunciare alle uscite con gli amici, ma nonostante ciò non si è mai pentito della scelta fatta. 

Il giorno prima di una gara, per Claudiu, è molto pesante perché sono tanti i pensieri che gli si sovrappongono nella mente e tanta è l’adrenalina, ma per lui è solo l’impegno costante a  spingerlo e motivarlo alla vittoria. Ha fatto tantissime gare, risultando vincitore la maggior parte delle volte. È stato proclamato vincitore agli europei negli anni 2013/14 e vincitore ai mondiali alla fine dell’anno 2014 e nel 2015. In tali occasioni ha provato un sentimento che lui ha definito “molto forte e non facilmente esprimibile a parole”. Claudiu, a chi vorrebbe iniziare uno sport consiglia: “Bisogna impegnarsi al massimo e prepararsi a fare tanti sacrifici che poi in futuro vi verranno ripagati”. A chi voglia avvicinarsi al suo sport consiglia di prepararsi sia fisicamente che psicologicamente, in modo da acquisire la tecnica necessaria per superare gli ostacoli e raggiungere la vittoria. 

Un altro componente del liceo sportivo, punta di diamante della giovanile del Palermo è Salvatore Cottone.
Salvatore ha 14 anni, ha deciso di immergersi nel mondo del calcio professionistico, dopo aver praticato per una paio d’anni nuoto, senza essersi mai pentito della scelta fatta. 

Per raggiungere determinati livelli ha dovuto fare numerosi sacrifici, come rinunciare ad uscire con gli amici per allenarsi, svegliarsi presto la mattina e studiare la sera fino a tardi, dato che gli allenamenti si svolgono nel pomeriggio. Prima di una partita la consapevolezza di appartenere ad una squadra prestigiosa come la giovanile del Palermo dà la motivazione per vincere. Salvatore ha giocato tutti i tornei durante le festività e quest’anno giocherà il campionato nazionale di serie C. Salvatore consiglia, a chiunque voglia avvicinarsi ad uno sport, di provare ad essere il migliore ciascuno nel proprio campo e, invece, a chi decida di praticare calcio a livello professionistico, dice che: “L’unico modo per essere sempre un passo avanti agli altri e farsi notare, è fare tanti sacrifici”.

di Maria Gabriella Argano

p.s.
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Scienza e Fede: un connubio possibile. Intervista a P. Koch

Padre Giuseppe Koch, nato a Roma da una illustre famiglia di origine tirolese, è attualmente il direttore del museo e della biblioteca della Specola Vaticana: osservatorio astronomico e centro di ricerca della Chiesa Cattolica affidato alla Compagnia di Gesù. Padre Koch è stato, dal 1977 alla fine degli anni novanta, docente presso l’istituto Gonzaga di Palermo ed è uno dei maggiori rappresentanti di quel connubio tra scienza e spiritualità che la Specola Vaticana e l’istruzione dei Gesuiti rappresentano.

Padre Koch ha incontrato gli studenti del Gonzaga Campus in occasione del suo ritorno a Palermo. Nel laboratorio di Fisica del Campus, da lui voluto e gestito nel corso dei suoi anni di insegnamento, ha incontrato gli attuali docenti e studenti. Con loro ha parlato della sua attività all’interno della Specola Vaticana, osservatorio astronomico e centro di ricerca in dialogo da anni con la comunità scientifica internazionale. Centro di studi che si interroga su alcuni dei temi fondamentali dell’astronomia contemporanea: l’individuazione e l’analisi degli esopianeti, la possibilità della vita al di fuori del nostro pianeta e la storia dell’universo dalla sua origine ad oggi. Temi, questi, con profonde implicazioni nel rapporto tra fede e scienza. Ed è proprio questo l’argomento che ha interessato maggiormente i giovani che hanno partecipato attivamente all’incontro.

La stessa esperienza pedagogica di padre Koch, dentro e fuori il nostro campus, si è sempre mossa all’interno di questo rapporto. È stato docente di matematica e fisica ma anche padre spirituale per molti dei suoi ex alunni. Ricordandoli, nel confronto con gli attuali allievi dell’istituto, ha rievocato il suo far parte della comunità del Gonzaga: “Ci sono certamente a scuola non pochi figli di miei ex alunni e alcuni di loro come figli di ex alunni li incontro nel contesto delle loro famiglie. Nel senso che sono stato per i loro genitori non solo, per alcuni, insegnante al Gonzaga ma anche animatore di gruppi di crescita della fede. Sono stato uno dei gesuiti della comunità”.

La sua esperienza al Gonzaga inizia nel 1977 per iniziativa dell’allora rettore Padre Pandolfo: “Venimmo al Gonzaga in un gruppo di Gesuiti costruito in qualche maniera scegliendo appositamente alcuni di noi da varie sedi italiane. Siamo venuti nell’anno scolastico 1977/1978 in cui ci fu il grande cambiamento di personale gesuitico al Gonzaga con rettore Padre Pandolfo”, rettorato che, come ci ricorda lo stesso Padre Koch, vide poi la nascita della collaborazione tra l’Istituto Gonzaga e la scuola delle Ancelle del Sacro Cuore. Un connubio che fu un’importante esperienza di cooperazione tra personalità e competenze diverse, pari a quella che ha coinvolto e coinvolge, anche a livello internazionale, le attività della Compagnia di Gesù: “Era un arricchimento perché, anche se ovviamente i gesuiti siciliani hanno una loro storia e delle loro
particolarità, da decenni si vive una diminuzione di vocazione quindi se bisogna sostenere qualche attività in Italia si fa ormai riferimento al gruppo totale italiano. Anzi adesso l’identità dei Gesuiti che vivono in Italia è connessa anche dal punto di vista
strutturale con delle collaborazioni a pieno titolo con Malta, l’Albania e recentissimamente anche la Romania”.

Queste esperienze in Compagnia, nota il direttore del museo e della biblioteca della Specola Vaticana, prevedono sempre il coinvolgimento di persone provenienti da contesti diversi: una cooperazione che mette in gioco esperienze e professionalità tra
loro molto distanti. Padre Koch ricorda così la propria formazione, spirituale e scientifica, nel suo profondo legame con Roma, sua città natale: “Io sono romano. E anche nella formazione in Compagnia, per la parte Filosofico-teologica, è stata quasi
tutta a Roma salvo un anno finale di teologia svolto in Belgio all’Università Cattolica di Lovanio. Invece per la parte scientifica in qualche modo anche la mia scuola secondaria è una scuola abbastanza nota a Roma, è il Liceo Terenzio Mamiani, e poi l’università alla Sapienza. Qui ho fatto gli anni prima di ingegneria e poi di fisica con una tesi sperimentale fatta a quello che allora si chiamava il Sincrotrone, struttura istituita dal CNEN – Comitato Nazionale Energia Nucleare”. Una formazione accademica che si lega alla storia, politica oltre che scientifica, del nostro paese ma che mostra ancora una volta quel connubio tra ricerca scientifico-tecnica e vita religiosa, un equilibrio tra due percorsi vissuti con pari passione e confluiti poi nelle  esperienze di insegnamento, a Roma come a Palermo: “Io ho alternato per parecchi anni l’insegnamento tra Roma e Palermo però quando ho smesso qui, ero ancora abbastanza giovane, sono stato incaricato di altri compiti sul piano ecclesiale pastorale e non sul piano didattico, della scuola”.

Esperienze, queste, di cui conserva ricordi preziosi nei quali le specificità degli allievi hanno rappresentato e rappresentano un elemento fondamentale proprio grazie alla capacità dei giovani di restituire, attraverso i loro interessi e le loro capacità, uno
sguardo rivolto al futuro. Dal ricordo alla fiducia nell’avvenire, dalla memoria all’augurio per i ragazzi del Gonzaga Campus: “Ho un ricordo magnifico del Gonzaga e della Sicilia perché è stato un periodo, quello tra i miei quaranta e sessant’anni, tra i  più fecondi quindi evviva il Gonzaga e viva Palermo. Ho avuto studenti fuori dal comune qui e credo che ci siano ancora dei  ragazzi fuori dal comune”.

Gabriele Salemi
Volontario del Servizio Civile Universale

Padre Giuseppe Koch, nato a Roma da una illustre famiglia di origine tirolese, è attualmente il direttore del museo e della biblioteca della Specola Vaticana: osservatorio astronomico e centro di ricerca della Chiesa Cattolica affidato alla Compagnia di Gesù. Padre Koch è stato, dal 1977 alla fine degli anni novanta, docente presso l’istituto Gonzaga di Palermo ed è uno dei maggiori rappresentanti di quel connubio tra scienza e spiritualità che la Specola Vaticana e l’istruzione dei Gesuiti rappresentano.

Padre Koch ha incontrato gli studenti del Gonzaga Campus in occasione del suo ritorno a Palermo. Nel laboratorio di Fisica del Campus, da lui voluto e gestito nel corso dei suoi anni di insegnamento, ha incontrato gli attuali docenti e studenti. Con loro ha parlato della sua attività all’interno della Specola Vaticana, osservatorio astronomico e centro di ricerca in dialogo da anni con la comunità scientifica internazionale. Centro di studi che si interroga su alcuni dei temi fondamentali dell’astronomia contemporanea: l’individuazione e l’analisi degli esopianeti, la possibilità della vita al di fuori del nostro pianeta e la storia dell’universo dalla sua origine ad oggi. Temi, questi, con profonde implicazioni nel rapporto tra fede e scienza. Ed è proprio questo l’argomento che ha interessato maggiormente i giovani che hanno partecipato attivamente all’incontro.

La stessa esperienza pedagogica di padre Koch, dentro e fuori il nostro campus, si è sempre mossa all’interno di questo rapporto. È stato docente di matematica e fisica ma anche padre spirituale per molti dei suoi ex alunni. Ricordandoli, nel confronto con gli attuali allievi dell’istituto, ha rievocato il suo far parte della comunità del Gonzaga: “Ci sono certamente a scuola non pochi figli di miei ex alunni e alcuni di loro come figli di ex alunni li incontro nel contesto delle loro famiglie. Nel senso che sono stato per i loro genitori non solo, per alcuni, insegnante al Gonzaga ma anche animatore di gruppi di crescita della fede. Sono stato uno dei gesuiti della comunità”.

La sua esperienza al Gonzaga inizia nel 1977 per iniziativa dell’allora rettore Padre Pandolfo: “Venimmo al Gonzaga in un gruppo di Gesuiti costruito in qualche maniera scegliendo appositamente alcuni di noi da varie sedi italiane. Siamo venuti nell’anno scolastico 1977/1978 in cui ci fu il grande cambiamento di personale gesuitico al Gonzaga con rettore Padre Pandolfo”, rettorato che, come ci ricorda lo stesso Padre Koch, vide poi la nascita della collaborazione tra l’Istituto Gonzaga e la scuola delle Ancelle del Sacro Cuore. Un connubio che fu un’importante esperienza di cooperazione tra personalità e competenze diverse, pari a quella che ha coinvolto e coinvolge, anche a livello internazionale, le attività della Compagnia di Gesù: “Era un arricchimento perché, anche se ovviamente i gesuiti siciliani hanno una loro storia e delle loro
particolarità, da decenni si vive una diminuzione di vocazione quindi se bisogna sostenere qualche attività in Italia si fa ormai riferimento al gruppo totale italiano. Anzi adesso l’identità dei Gesuiti che vivono in Italia è connessa anche dal punto di vista
strutturale con delle collaborazioni a pieno titolo con Malta, l’Albania e recentissimamente anche la Romania”.

Queste esperienze in Compagnia, nota il direttore del museo e della biblioteca della Specola Vaticana, prevedono sempre il coinvolgimento di persone provenienti da contesti diversi: una cooperazione che mette in gioco esperienze e professionalità tra
loro molto distanti. Padre Koch ricorda così la propria formazione, spirituale e scientifica, nel suo profondo legame con Roma, sua città natale: “Io sono romano. E anche nella formazione in Compagnia, per la parte Filosofico-teologica, è stata quasi
tutta a Roma salvo un anno finale di teologia svolto in Belgio all’Università Cattolica di Lovanio. Invece per la parte scientifica in qualche modo anche la mia scuola secondaria è una scuola abbastanza nota a Roma, è il Liceo Terenzio Mamiani, e poi l’università alla Sapienza. Qui ho fatto gli anni prima di ingegneria e poi di fisica con una tesi sperimentale fatta a quello che allora si chiamava il Sincrotrone, struttura istituita dal CNEN – Comitato Nazionale Energia Nucleare”. Una formazione accademica che si lega alla storia, politica oltre che scientifica, del nostro paese ma che mostra ancora una volta quel connubio tra ricerca scientifico-tecnica e vita religiosa, un equilibrio tra due percorsi vissuti con pari passione e confluiti poi nelle  esperienze di insegnamento, a Roma come a Palermo: “Io ho alternato per parecchi anni l’insegnamento tra Roma e Palermo però quando ho smesso qui, ero ancora abbastanza giovane, sono stato incaricato di altri compiti sul piano ecclesiale pastorale e non sul piano didattico, della scuola”.

Esperienze, queste, di cui conserva ricordi preziosi nei quali le specificità degli allievi hanno rappresentato e rappresentano un elemento fondamentale proprio grazie alla capacità dei giovani di restituire, attraverso i loro interessi e le loro capacità, uno
sguardo rivolto al futuro. Dal ricordo alla fiducia nell’avvenire, dalla memoria all’augurio per i ragazzi del Gonzaga Campus: “Ho un ricordo magnifico del Gonzaga e della Sicilia perché è stato un periodo, quello tra i miei quaranta e sessant’anni, tra i  più fecondi quindi evviva il Gonzaga e viva Palermo. Ho avuto studenti fuori dal comune qui e credo che ci siano ancora dei  ragazzi fuori dal comune”.

Gabriele Salemi
Volontario del Servizio Civile Universale