Eccellenze Scuola Secondaria di Primo Grado

L’eccellenza umana e accademica anima il modo di procedere del Gonzaga Campus, per formare donne e uomini Competenti, Compassionevoli, Coscienti e Coinvolti. Competente, per noi, è un alunno ben preparato per le sfide della vita, non solo istruito ma insieme eccellente accademicamente e umanamente per vivere le sfide della vita di oggi.

Vi presentiamo con orgoglio, per ogni categoria di riconoscimento, le eccellenze della Scuola Secondaria di Primo Grado per l’anno scolastico 2023-2024.

Premio rigore negli studi

Sofia Lanzarone (II media)
Sofia Sparacino (II media)

 

 

 

 

Clotilde Gargagliano (III media)
Pane Niccolò (III media)

Merito di carriera scolastica (III media)

Lo Iacono Riccardo (III media)

Premio “Mi metto in gioco”

Sparacello Marco Maria (I media)

 

Pensabene Alessio (II media)
Pirrello Ferdinando (III media)
Crisenza Maria Sofia (docente medie)         

Premio Centralità della persona e delle relazioni

Tragna Giulia (I media)
Cannella Violetta (II media)
Mondello Beatrice (III media)
Benvegna Sara (III media)

Premio Cultura

Pavone Riccardo Michele (I media)
Malcangi Federico (I media)
Pisciotta Carlo Alberto (II media)
Foderà Vito Vittorio (III media)

Premio Sport

Zabbia Aurora

Premio Gentilezza

Urso Sophia


Premio Speciale

Cottone Angelo

Premio Musica

Piraino Ginevra

Premio Creatività

Ferro Angela

Premio “studente ignaziano”:
Uomini e donne per gli altri

Patti Marcucci Mahider (I media)
Masala Arianna (II media)
Mannino Gabriele (III media)

Premio “San Luigi Gonzaga”

Rizzo Massimiliano

Superpremio per la sua costante presenza a scuola

Ferrotti Laura
Ferrotti Maria Costanza

Menzione speciale della VICEPRESIDE per la puntualità

Costa Silvia Aurora

Premio “Sorriso”

Parlavecchio Giulio (I media)
Parlavecchio Giorgio (I media)
Vitrano Alessia (II media)
Mannino Aurora Maria (III media)
Bondì Barbara (docente medie)

Premio “Io abito a scuola”

Imburgia Maria Laura

 

Cinardo Emio (docente medie)

Premio 4C

Mazzara Allegra

Premio Passi da gigante

Sorrentino Andrea (I media)
Zhou Nicholas (I media)
Rizzo Maurilio Dirceu (II media)
Grillo Roberto (III media)

Premio sensibilità della persona

Tignini Alessandro (I media)
Coluccia Samuele (II media)
Egger Emanuele Franesco (III media)

 

 

 

A scuola, viaggiando insieme ai migranti

C’è chi passa la vita a leggere, senza mai riuscire ad andare al di là della lettura; resta appiccicato alla pagina, e non percepisce che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda… quello che conta è l’altra sponda”
 (José Saramago)

Nella pedagogia ignaziana, anche la lettura di un libro, se diventa oggetto di un percorso di riflessione e rielaborazione personale, è da considerarsi una esperienza, seppur indiretta… La trattazione di tematiche proprie dei percorsi di Educazione civica consente di guidare gli alunni a riflettere sulla vita propria e altrui, e di allargare lo sguardo oltre i confini di un benessere spesso scontato, per scorgere realtà, vite e storie poco distanti da noi, ma a un tempo molto lontane… Quest’anno per le seconde medie è stato scelto il tema del viaggio; il viaggio, che per noi coincide generalmente con un momento gioioso e arricchente, per una parte dell’umanità rappresenta l’estrema ratio, e dunque il distacco da luoghi e persone amate, nel desiderio legittimo di una vita dignitosa. Il tema del viaggio ha così svelato, attraverso la lettura del libro “Non dirmi che hai paura”, il drammatico fenomeno delle migrazioni, con il suo carico di dolore immenso. I ragazzi e le ragazze, rispondendo alla curiosità suscitata dalla lettura, attraverso approfondimenti di carattere letterario, storico, sociale, hanno conosciuto la storia drammatica, ma esemplare per coraggio e determinazione della piccola – grande Samia; ne hanno conosciuto i sogni, i desideri , i sentimenti, l’angoscia, il terrore, la speranza; hanno forse iniziato a sentirla vicina, e a volerle bene… da questa esperienza abbiamo condiviso in classe l’idea di provare a “onorare” in qualche modo la vita e i sogni di Samia, finiti come per molti altri in fondo al mare… con grande entusiasmo, passione e creatività i ragazzi della IIB hanno dato vita a dei lavori che desiderano tenere fra noi Samia.

Dalla scuola alla vita. Medie: le lezioni multidisciplinari e i compiti di realtà cooperativi

Il compito di realtà è un esercizio che prepara ad affrontare le situazioni che si trovano nel mondo reale, costituendo uno strumento fondamentale nella formazione di persone e cittadini consapevoli. 

La caratteristica fondamentale del compito di realtà è quella di porre gli studenti problemi aperti e che possono essere analizzati da diversi punti di vista, permettendo così di superare il vecchio concetto di esercizio scolastico che si risolve attraverso procedure o schemi noti. Trattandosi di esercizi che prendono le mosse da problemi della vita reale, questi compiti hanno soluzioni aperte e possono presentare diversi gradi di complessità, che devono necessariamente essere adeguate al bagaglio di competenze degli alunni. 

Il corretto grado di complessità permette agli studenti a cui viene sottoposto l’esercizio di indagare tutte le prospettive, teoriche e pratiche, che possono portare alla sua risoluzione: non c’è una singola interpretazione e le soluzioni sono molteplici, per questo la prima sfida che si presenta per lo studente è quella di individuare le informazioni utili a propria disposizione ed eliminare quelle irrilevanti. L’indagare diverse ipotesi e lo strutturare percorsi cognitivi diversi, oltre a rendere l’apprendimento più stimolante, implica che non si arrivi ad una sola risposta corretta, ma porta alunni all’ottenimento di diverse soluzioni originali.

I compiti di realtà richiedono l’impiego di due componenti fondamentali: un tempo adeguato alla risoluzione del problema e la cooperazione degli studenti coinvolti. Spesso, infatti, questi compiti richiedono giorni o settimane di tempo e forniscono l’occasione per collaborare: le attività proposte non possono essere svolte da una singola persona e la cooperazione costituisce una parte integrante della risoluzione del compito. 

Partendo da un problema della vita reale, i compiti di realtà coinvolgono settori disciplinari differenti, incentivando gli alunni ad approcciarsi allo studio in un’ottica multidisciplinare, permettendo loro di assumere ruoli diversi nel corso dello svolgimento del compito e di sviluppare esperienze e competenze applicabili in ambiti diversi.
I compiti di realtà ridefiniscono anche il concetto di valutazione. Il percorso svolto dagli studenti nello svolgimento del compito e che li porta alla risoluzione del problema è parte integrate della valutazione. Al contrario, nella didattica tradizionale la valutazione è nettamente separata dalla natura della prova, ed è basata esclusivamente su un prodotto finale completo e indipendente.
In ultimo, la caratteristica fondamentale dei compiti di realtà risiede nella capacità di superare il divario esistente tra le nozioni del sapere che si apprendono a scuola e i problemi che normalmente gli studenti affrontano nella vita reale, rimanendo saldamente integrati nel contesto della formazione curriculare.

Oggi abbiamo scelto di raccontare un esempio di compito di realtà svolto nella IA della Scuola Media con la professoressa Sessa. Gli studenti, nel contesto di un’attività realizzata all’interno del percorso di educazione civica, sono partiti dalla lettura del libro “Ragazze per l’ambiente”: un volume che racconta le storie vere di donne d’altri tempi, ma anche del XXI secolo che, con intelligenza, passione, generosità e talvolta caparbietà, si sono impegnate per la salvaguardia dell’ambiente. Gli alunni, posti davanti a temi importanti, come la robotica vegetale, la protezione degli animali o l’energia solare, sono stati incoraggiati a dar vita alla storia del libro che più avevano amato realizzando un prodotto originale. I ragazzi e le ragazze della classe hanno avuto la massima libertà nello svolgimento del compito e la possibilità di utili utilizzare le strategie
risolutive a loro più congeniali. Come apine laboriose, gli alunni della IA, organizzati in piccoli gruppi di lavoro, si sono dati tutti un gran da fare: le loro intelligenze, fuori da schemi, hanno dato vita a lavori originali, ricchi di creatività, personali, curati nei particolari, tutti diversi e tutti belli!

Un percorso e tre fermate: i Symposia di Medie e Middle School

Anche quest’anno gli studenti della Scuola Media e della Middle School hanno fatto la tradizionale esperienza dei Symposia. I Symposia costituiscono un tempo dedicato all’animazione spirituale, nel quale i nostri ragazzi e ragazze, insieme ai propri docenti, compiono un percorso volto all’approfondimento di un tema appositamente scelto.

Gli studenti di M1 della Middle School e prima media hanno affrontato il tema del rispetto dell’ambiente e il legame esistente tra uomo e natura. Per fare ciò, gli alunni hanno svolto tantissime attività, come: leggere alcuni passi scelti dalla Laudato si’, scrivere esempi di inquinamento nella vita quotidiana, trasformare in qualcosa di utile degli oggetti inutilizzati e creare un catalogo delle piante presenti all’interno dello spazio verde della scuola.


Gli studenti di M2 della Middle School e seconda media hanno approfondito il tema della legalità e della lotta alle mafie: hanno visitato il No Mafia Memorial, presso Palazzo Gulì, hanno conosciuto Libera, una realtà che si occupa di contrasto alle mafie e alla corruzione e hanno anche visitato alcuni luoghi simbolo di Padre Pino Puglisi e Peppino Impastato, come il centro Padre Nostro e il Circolo Musica E Cultura – Radio 100 Passi. Per concludere, presso la base scout Volpe Astuta (che rientra tra i primi beni confiscati alla mafia), hanno riletto e condiviso le esperienze fatte.

Gli alunni di M3 della Middle School e terza media, attraverso la lettura dell’enciclica Amoris Laetitia, hanno affrontato il tema dell’educazione all’affettività. Presso Bosco della Ficuzza hanno vissuto un tempo per se stessi, a contatto con la natura, per riflettere su cosa anima il loro cuore e, tra le altre attività, hanno scritto un diario di bordo nel quale hanno annotato tutte le loro riflessioni.

Per i nostri studenti e le nostre studentesse sono stati tre giorni impegnativi, durante i quali hanno avuto l’occasione di conoscere nuove realtà, ampliando il proprio bagaglio culturale e personale.

“Imparate a camminare a testa alta”: Andrea, nipote di Piersanti Mattarella, incontra gli studenti di Medie e Middle School


Gli alunni della 2C della Scuola Media e di M2 dell’International School, guidati dalla prof.ssa Barbara Bondí, hanno studiato, nel corso delle ore di Italiano, la forma testuale dell’articolo di giornale; dopo una praelectio di osservazione di vari articoli di diverse testate, gli studenti si sono messi in gioco e hanno creato una loro redazione giornalistica nei suoi diversi settori: cultura, gossip, interviste, sondaggi, moda, politica… Gli alunni che si sono occupati di quest’ultima sezione, spinti dalla constatazione che il nostro Campus si trova in via Piersanti Mattarella, martire di mafia, hanno chiesto di poter intervistare qualcuno che, direttamente o indirettamente, conoscesse Piersanti e il fratello Sergio, attuale Presidente della Repubblica. Immediato, quindi, è stato il pensiero ad Andrea Mattarella, che è stato alunno del Gonzaga Campus, così come altri componenti della sua famiglia. 

Andrea Mattarella, nipote di Piersanti, ha quindi incontrato gli studenti della Scuola Media e della Middle School.
Tantissime sono le domande e le curiosità che questo incontro ha suscitato nei nostri ragazzi e ragazze. Abbiamo scelto di riportarne alcune:

-Molti componenti della sua famiglia hanno fatto o fanno politica. Lei invoglierebbe i giovani ad approcciarsi alla politica?

In realtà della mia famiglia solo una persona ha fatto politica, e potete immaginare bene chi è. Ad ogni modo, io non solo consiglio, ma suggerisco ai più giovani di approcciarsi alla politica. C’è carenza e povertà di idee, oltre ad uno scarso interesse e desiderio di operare per il bene comune. So che qui ci sono due studenti desiderosi di far parte della vita pubblica, questo mi rincuora perché è quello di cui abbiamo bisogno: persone competenti e desiderose di aiutare il prossimo, persone con una mentalità aperta e che abbiano fatto esperienza del mondo”.

-Secondo lei perché il presidente Mattarella, insieme ad altri grandi eroi della nostra terra, è stato vittima della mafia?

Questa domanda rientra in un concetto più ampio, ma con cui è importante confrontarsi. La mafia, sia quella di ieri sia di oggi, è un antistato, si contrappone allo stato e lo vuole controllare, vuole controllare il territorio, la società, le persone e le ricchezze. Per far questo si impone, sia chiedendo il pizzo sia attraverso i suoi uomini, attraverso le attività imprenditoriali illegali o ancora infiltrandosi nella pubblica amministrazione: proprio per questo abbiamo bisogno di persone che vadano in contrasto con questo modo di pensare e vivere, uomini e donne che si adoperino per il bene comune. Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta persone come mio nonno facevano scelte coraggiose: rischiavano la vita per adempiere al proprio dovere e far rispettare la legge, ma nonostante questo sono andati avanti e hanno combattuto per i propri ideali. Io spero che questo insegnamento arrivi e valga anche per voi: agite secondo coscienza e secondo i vostri valori, non fatevi condizionare dalla prepotenza e dalla violenza, ma imparate a tenere la schiena dritta e a camminare a testa alta”.

-Lei ha scritto un libro contro la criminalità, vorrebbe parlarcene?

Il mio è un manuale sulla Convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale: una convenzione internazionale firmata nel 2000 proprio a Palermo, che riguarda proprio quello di cui abbiamo parlato oggi: il contrasto delle forme di criminalità, soprattutto le mafie, che ormai operano in modo globale. Grazie a questa norma è stato sancito un obbligo per cui ogni stato deve incriminare questo tipo di reato. L’incriminazione di questo atto fu storica per due motivi: intanto perché ha segnato il primo passo per contrastare le mafie a livello globale, e soprattutto perché la firma di questa convenzione fu il risultato degli incontri precedenti che negli anni Ottanta e Novanta aveva fatto Giovanni Falcone. Egli, oltre a essere un magnifico magistrato, era consapevole che il problema delle mafie fosse di scala globale e incentivò proprio la creazione di una convenzione internazionale”.

 – Secondo lei cosa si potrebbe fare per migliorare il nostro territorio? 

Questa è una domanda molto ampia. Basta osservare la nostra città per capirlo, c’è poca cura sia da parte delle istituzioni che di noi cittadini. Spesso tendiamo a dare la colpa agli altri, ma in questo caso dovremmo chiederci “gli altri chi?”. Le strade sono sporche, c’è molto traffico e un’inciviltà diffusa, sotto questi punti di vista dobbiamo impegnarci tutti per migliorare, risvegliando la nostra coscienza civica. Migliorare la città significa anche eliminare le diseguaglianze: nelle zone più periferiche della città lo Stato non c’è, non sostiene i bambini e ragazzi come voi. Attraverso il senso di unità e l’impegno civico possiamo costruire una città in cui non ci siano diseguaglianze e tutti abbiano le stesse possibilità e pari dignità”.

-Ci sono alcune cose che riguardano la cultura mafiosa e che trovo abbastanza complesse. Una delle domande che mi ha sempre incuriosito e vorrei farti è: secondo lei perché esistono pentiti di mafia e non pentiti di Stato?

Il pentito di Stato non ha alcun interesse a parlare: rispetto ad un pentito di mafia, che viene sottoposto ad un sistema di protezione e ad un’altra serie di benefici, il pentito di Stato non trae alcun giovamento. Emblematico è il caso di depistaggio sull’omicidio di Paolo Borsellino, non è una morte così misteriosa come la si vuol fare apparire, ma non si è arrivati alla verità per colpa di uomini di stato infedeli e collusi, che non hanno operato nell’interesse del Paese“.

-Secondo lei la scuola che strumenti concreti può dare ai propri studenti per imparare a difendersi e soprattutto riconoscere una strada che segua la giustizia da una invece criminosa?

Allora già lo studio è uno strumento fondamentale, ma anche il fare entrare i ragazzi e le ragazze a contatto diretto con le realtà che si occupano di combattere la criminalità organizzata: andrebbero organizzati più incontri con la polizia, i magistrati e tutte quelle figure della società civile che ogni giorno mettono la propria personalità al servizio dei cittadini e si impegna nel combattere la criminalità organizzata. I bambini e ragazzi hanno sete di sapere di questi fatti, laddove non presente, andrebbero fatte delle integrazioni nel programma per permettere loro di conoscere anche questa parte della nostra storia. Un’altra strada percorribile è quelle del far vivere ai più giovani i luoghi dove la giustizia si realizza, come il tribunale o la fondazione Giovanni Falcone, che a Palermo è molto attiva“. 

Gli studenti, adesso, lavoreranno alla stesura dell’articolo del loro giornale, ricchi di un nuovo incontro e di nuovi insegnamenti.

Educare alle relazioni: dalla conoscenza di sé all’incontro con l’altro. Medie e Middle School iniziano il loro percorso di tutoria


La nostra Scuola, attraverso la tutoria ignaziana – un’azione educativa che aiuta a crescere nell’ambito umano ed esistenziale – si prende personalmente cura dei ragazzi, guidandoli, grazie all’intervento del docente tutor, verso una graduale consapevolezza della propria identità e unicità.

Purtroppo, in questo periodo storico, assistiamo a numerosi casi di femminicidio e al fatto che, subito dopo ogni evento di violenza, tutti parlano, ma, poi, ogni cosa tace. Per questi motivi, nonché coscienti del fatto che lavorare sui propri sentimenti sia il primo passo per costruire relazioni sane e fondate sul rispetto reciproco, l’équipe di tutoria, insieme al professor Mannino, ha deciso di sensibilizzare gli studenti in un modo diverso e concreto, mettendo in campo un’iniziativa volta ad aiutarli a confrontarsi con l’alterità e la differenza dell’altro.

Ai ragazzi della Scuola Media italiana e a quelli della Middle School è stato proposto un percorso in quattro tappe: saranno accompagnati in un graduale processo di riflessione che parte da un interrogarsi a livello personale per allargare, poi, lo sguardo all’altro da sé, soffermandosi sul concetto di essere e avere, in relazione al rapporto con l’altro, in quanto persona da rispettare e non da possedere.

Nel primo incontro, durante la praelectio, i ragazzi hanno riflettuto sulla gestione delle emozioni, sulla percezione che si ha del proprio corpo e sulle specificità che sentono connotare il proprio genere. Inoltre, con l’idea di affermare il primato dell’essere sull’avere, hanno anche riflettuto sui rapporti corpo/mente individuale e corpo/mente altrui.

Durante la lectio, il dottor Mannino e la tutor Sessa hanno ripreso quanto emerso, esplicitando il tema delle differenze/affinità di genere. Si è anche parlato del fatto che l’amore, come ogni sentimento, non può essere imposto e dell’importanza di accettare i no.

Infine, nel corso della repetitio, divisi in piccoli gruppi, i ragazzi hanno scritto e messo in scena una storia d’amore/amicizia tra compagni che degenera, ma che ha un finale positivo.

“Il viaggio” nelle migrazioni. Da Palermo a Genova… quando l’educazione civica si fa strada

Quest’anno le classi seconde sono coinvolte nel progetto di educazione civica “Il viaggio” che si sviluppa intorno ai principi di solidarietà, uguaglianza e rispetto della diversità, tutti pilastri che sorreggono la convivenza civile. 

Tra gli obiettivi che, tenendo conto degli argomenti trattati nelle varie discipline, il percorso si pone c’è lo sviluppo nei ragazzi delle abilità di empatia, analisi e pensiero critico.

Nelle ore di Italiano, tramite la lettura, stanno imparando i valori utili a riflettere su di sé e sui comportamenti sociali e civili positivi per orientarsi nelle proprie scelte di vita. A tal proposito, attualmente, stanno leggendo il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella che racconta la tragica storia di Samia Yusuf Omar, una ragazza di Mogadiscio morta nel mar Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Italia e realizzare il proprio sogno di partecipare alle Olimpiadi per la liberazione delle donne somale. 

Per favorire l’empatia nei confronti di questi temi è stato svolto un compito di realtà dal titolo “Io migrante”. In un primo momento, sono state fatte delle ricerche sui viaggi della speranza e su ciò che spinge i migranti a intraprenderli. Successivamente, immaginando di essere una di queste persone, ogni studente ha scritto una lettera, o una pagina di diario, in cui raccontava la propria storia di dolore e fiducia in un futuro migliore. 

Attraverso lo studio della geografia e della storia, stanno conoscendo il fenomeno delle migrazioni da e per l’Europa, gli effetti che queste hanno determinato nei luoghi di arrivo e di partenza degli immigrati e le dinamiche della mobilità umana nel tempo.

Infine, grazie allo studio delle scienze, stanno scoprendo l’uomo come animale migratore e l’impatto delle migrazioni sul genoma umano. 

Inoltre, per approfondire la tematica attraverso l’uso di più linguaggi, i ragazzi si sono recati al cinema Gaudium per assistere alla proiezione del film “Manodopera”; quest’ultimo, ripercorrendo la storia dei nonni del regista, che agli inizi del 1900 lasciarono il Piemonte per recarsi in Francia, mette in scena la vita sofferta degli emigrati italiani. 

Non finisce qui. Per arricchire ulteriormente e in modo significativo il progetto, è stato organizzato il viaggio d’istruzione a Genova, città fortemente legata all’emigrazione; da qui sono partiti milioni di italiani diretti verso le Americhe, l’Africa, l’Asia e l’Australia; inoltre, è stata a lungo meta della mobilità interna. L’Acquario, il Galata Museo del Mare, i caratteristici caruggi del centro storico, il Duomo, la Chiesa del Gesù e Portofino sono state le mete più significative di questo viaggio, attraverso cui gli studenti hanno avuto modo di comprendere l’importanza che il mare ha avuto e ha tuttora per questa cittadina. Forte è stata di certo l’esperienza didattica al Galata Museo del Mare, che ha permesso ai ragazzi di immedesimarsi nei migranti italiani che si spostavano in America alla fine dell’800; hanno avuto modo di scoprire Genova com’era passando attraverso i vicoli, le botteghe e la stazione marittima; dopo i controlli doganali, sono saliti a bordo del piroscafo “Città di Torino” verso le Americhe e hanno virtualmente affrontato il viaggio per mare, sbarcando, infine, a Ellis Island. Hanno poi avuto modo di riflettere sull’immigrazione odierna attraverso le testimonianze in prima persona di chi arriva in un paese sconosciuto, raccontate anche con messaggi in bottiglia su una barca da pesca sequestrata a Lampedusa. 

Il viaggio d’istruzione ha lasciato di certo un segno nei cuori degli studenti, che hanno avuto la possibilità di riflettere maggiormente sulla tematica e su quanto si è fortunati a nascere nel luogo giusto al momento giusto. Inoltre, questi giorni trascorsi insieme ai compagni e ai docenti, hanno permesso di rafforzare lo spirito di collaborazione e di solidarietà all’interno del gruppo, nonché le competenze ignaziane personali e sociali selezionate dai consigli di classe. 

Al termine del viaggio, gli studenti hanno scritto i loro pensieri su un Padlet; si riportano qui di seguito i più significativi.

Questa gita mi è sembrata molto bella. L’acquario è forse stato il mio posto preferito, soprattutto per la quantità e varietà di animali che abbiamo visto. Sono molto felice che questi animali non siano stati presi dalla natura se non in casi speciali e che siano stati trasportati a seconda delle loro esigenze. Mi è anche molto piaciuto il tour per Genova. Non mi sarei mai aspettata una città così ricca e bella, piena di palazzi antichi. Anche la Chiesa del Gesù era molto bella, piena di dettagli che la rendono molto interessante. La guida di questa chiesa era inoltre molto simpatica e gentile e mi ha fatto apprezzare ancora di più la chiesa e i suoi quadri. Di questa chiesa mi è anche rimasto il minuto di silenzio che abbiamo fatto per Giulia, la ragazza che è stata ammazzata dal suo fidanzato solo perché lei lo voleva lasciare. In generale il viaggio, che è stato fatto a Genova perché città natale di Cristoforo Colombo, mi è piaciuto molto e mi sono molto divertita.” (Sofia)

Abbiamo affrontato tante avventure divertenti e allo stesso tempo anche imparato e giocato. I luoghi che abbiamo visitato sono stati: l’acquario, Galata Museo del mare, chiesa del Gesù, Portofino. Un luogo che mi è interessato maggiormente è stato il museo del mare, perché ho scoperto come le persone hanno vissuto un periodo di povertà e miseria, conoscere fonti antiche, confrontare la vita di oggi con quella di prima, ho capito che prima la gente era umile e non pretendeva niente se non cibo e acqua.” (Alessio)

Amo viaggiare, ancora di più mi piace farlo con i miei compagni. Domenica scorsa con la mia classe accompagnati dai miei prof ci siamo imbarcati per andare a Genova. Abbiamo visitato la città, l’acquario, il museo del mare e l’ultimo giorno di viaggio abbiamo fatto una passeggiata a Portofino. Durante la gita ho condiviso tante emozioni di gioia, di felicità e non sono mancati anche momenti difficili, ma grazie all’aiuto dei miei amici e dei Prof sono riuscito a superarli. La città di Genova è molto bella e sono rimasto incantato dalla grande fontana di piazza De Ferrari. Purtroppo, il viaggio è durato soltanto cinque giorni ma mi basta guardare le foto per ricordare tutte le avventure che ho vissuto con i miei amici.” (Gabriele)

L’Acquario, Museo del Mare, Chiesa del Gesu’ e Portofino sono state le mete del nostro viaggio. Portofino è il posto che più mi ha emozionato, una fila di case dipinte con colori vivaci e dove tutto si riflette nelle acque blu del mare. A tante suggestive visioni vanno poi aggiunti tanti scherzi indimenticabili, situazioni curiose ed imbarazzanti e la felicità di scoprire che anche gli insegnati sono essere umani. […] Il mio unico pensiero è stato quello di ripartire insieme. Per questo voglio concludere il mio post con questo slogan ‘C’è chi viaggia per perdersi, c’è chi viaggia per trovarsi’. Io sicuramente viaggio per il secondo motivo.” (Giuseppe)

La scorsa settimana ho trascorso 5 giorni a Genova con la scuola. Ho apprezzato molto il museo del mare che mi ha fatto rivivere il viaggio dei migranti e le difficoltà da loro affrontate durante il lungo viaggio, come se ci fossimo messi nei loro panni. Anche noi abbiamo viaggiato in nave e le piccole disavventure a noi capitate non sono di certo paragonabili a ciò che hanno vissuto loro, non vorrei essere stata al loro posto. Portofino è stata una delle mie mete preferite per le bellezze naturalistiche di quella parte della costa ligure. Questa gita mi ha lasciato un segno; mi ha insegnato ad essere autonoma, a cavarmela da sola, ha favorito la complicità e la collaborazione tra noi compagni e ci ha reso un gruppo unito.” (Karol)

Mi è piaciuto molto il percorso che i professori hanno organizzato per noi a Genova. Il primo lungo che mi è piaciuto tanto è stato l’Acquario, perché ho scoperto nuove informazioni e curiosità sulle creature marine e mi è piaciuto anche vedere alcuni animali marini dal vivo come, ad esempio, le meduse che erano molto eleganti nei loro movimenti oppure i delfini che amavano divertirsi con i loro giochi. Il secondo luogo che mi ha colpito è stato il museo del Galata perché è stato interessante immedesimarsi nel viaggio di un immigrato, faticoso e per niente piacevole, lì mi sono resa conto di tutto quello che passano gli immigrati spendendo tutti i loro averi per un viaggio durante il quale non hanno neanche la garanzia di arrivare vivi a destinazione. Il terzo luogo sono state tutte le chiese e i monumenti che siamo andati a visitare durante il nostro percorso. Quelle che mi hanno colpito di più sono state la chiesa di San Lorenzo che fu bombardata e poi ricostruita in parte e poi la chiesa di Gesù con le sue particolarità sulle forme geometriche poste davanti all’altare e i suoi affreschi. Infine, un altro luogo che mi ha colpito molto quanto l’Acquario è stato Portofino, un piccolo paesino che sorge sul mare molto caratteristico, estremamente pulito ed elegante. Qui ho potuto notare quanto i suoi abitanti tengono alla pulizia dell’ambiente in cui vivono. In questo viaggio mi sono divertita molto, sono rimasta piacevolmente colpita da tutti i luoghi che ho visto, ogni luogo è scolpito nella mia memoria indelebile. Ritengo che questa vacanza abbia contribuito ad una maggiore coesione tra noi compagni. Questo viaggio è stata un’occasione per capire che ogni persona ha le sue particolarità e le sue sfumature che si possono percepire solo se poni particolare attenzione ad essa. Concludo dicendo che questo viaggio lo porterò con me nel cuore per tutta la vita”. (Gaia)

Al cinema il cortometraggio realizzato dagli studenti delle medie

L’anno scorso gli studenti del secondo anno della scuola media, insieme agli studenti del centro Astalli, hanno preso parte ad un laboratorio di video partecipativo per le scuole. Lo scopo del laboratorio era quello di comunicare un messaggio lavorando in un’ottica inclusiva e cooperativa

Ogni alunno, attraverso un percorso di ricerca e di ascolto, ha avuto la possibilità di diventare autore delle storie raccontate, di trasmettere la propria identità e di accogliere quella dei compagni. Le attività laboratoriali hanno portato alla realizzazione di un cortometraggio dal titolo “Piazza del baratto” le cui riprese hanno avuto luogo nello storico mercato di Ballarò.

Qui i ragazzi e le ragazze hanno individuato sei persone che hanno colpito la loro sensibilità e che hanno costituito i modelli di partenza per i sei personaggi che sono stati creati e impersonati dagli studenti stessi. A ciascuno dei personaggi è stato assegnato uno degli oggetti raccolti al mercato che, a coppie, hanno barattato tra loro (come suggerisce il titolo del cortometraggio): una panettiera ha dato via le antiche ricette della sua panetteria in cambio di un paio di occhiali di un giocatore d’azzardo, che lei riteneva fossero magici e capaci di poterle cambiare la vita in meglio. 

Da questa esperienza gli studenti hanno imparato ad ascoltare se stessi e il prossimo, e ad immedesimarsi in ciò che è altro da sé. Ma non solo, attraverso piccoli esercizi di audio e video hanno appreso anche tecniche di ripresa e l’uso della strumentazione tecnica professionale.

Il cortometraggio sarà proiettato giovedì 19 Ottobre alle ore 18:00 presso il cinema Edison di Palermo, l’evento si concluderà con un piccolo rinfresco. Successivamente, in occasione della ventiquattresima edizione del Concorso Nazionale Scuole di Sottodiciotto Film Festival & Campus 2023, il cortometraggio verrà proiettato il 13 Dicembre, al cinema Massimo di Torino. A seguire si terrà un dibattito moderato dal selezionatore del Concorso Scuole.

 

 

Le classi “aperte”

Iniziano i canali per i ragazzi della scuola media

La scuola media del Gonzaga Campus ha dato il via ai canali la scorsa settimana. I canali sono una strategia didattica che ha il principale obiettivo di promuovere la socializzazione e l’integrazione fra i ragazzi.

Ogni canale è costituito da gruppi di studenti dello stesso anno ma appartenenti a sezioni diverse, che svolgono insieme alcune lezioni. In particolare, nei canali i ragazzi seguono lezioni di: musica con il professore Zarcone, francese con la professoressa Adelfio, spagnolo con i docenti Cataldo e Osuna, science and ecology con la professoressa Caruana, educazione fisica con la docente Ponte, religione con i professori Cinardo e Vitale, e infine arte con il professore Stassi.

Svolgere le lezioni con la modalità dei canali, che creano un ambiente dinamico e stimolante, permette ai ragazzi di avere una possibilità di confronto e dialogo ancora più ampia. Proprio per questo motivo i canali continuano per tutto l’anno scolastico e di anno in anno la loro composizione cambia.

La composizione sempre nuova dei canali genera curiosità ed entusiasmo nei ragazzi, che non vedono l’ora di conoscere quelli che saranno i nuovi compagni di canale!

Insegnare letteratura alla scuola media. La sfida lanciata dalla prof.ssa Lucia Sessa

Insegnare letteratura alla scuola media è un po’ una sfida. Sai bene che manca ai ragazzi, data la giovane età, la chiave di lettura per penetrare e gustare tante opere eccelse“.

E’ così che la prof. Lucia Sessa ci ha presentato i contributi di alcuni studenti che oggi condividiamo.

Ho sempre amato – continua la prof.- “Davanti San Guido” di Giosuè Carducci, consapevole del fatto che è un testo dell’età matura, carico com’è di nostalgia, di rimpianti, ma anche di  quei sentimenti puri e totalizzanti che solo la fanciullezza ci dona. Così ho accostato i ragazzi a questo testo, guidandoli a coglierne le risonanze, attraverso  un lavoro di immaginazione. Come spesso accade, mi hanno commosso

Il Ricordo – Carola Messina
Cianciana…era il nome del paesino dove io e la mia famiglia trascorrevamo fine settimana e feste, insieme ad amici e familiari. Tornando adesso in questi posti, mi tornano in mente tanti ricordi della mia tenera età, tra le uscite con il mio solito gruppo di amici, le scampagnate, i mesi estivi passati lì, le serate vuote e fredde, ma anche quelle affollate e calde, le giornate in piscina o al mare, le feste di paese, le domeniche passate in famiglia, tutte le stradine che ormai per me sono casa, la gente che mi fermava, perché mi riconosceva come “la figlia di”, e poi mi faceva i complimenti per come ero cresciuta, la casa degli zii dove mi divertivo con tutti i loro strumenti musicali, e infine la tranquillità e felicità che si provava ogni volta che dalla strada intravedevamo le case e le strade di Cianciana.

Adesso mi ritrovo qui, dopo quasi quarant’anni, con una carriera da medico alle spalle e due figli ormai grandi che insieme a me hanno continuato a venire qui, ogni volta che si torna in Sicilia.

Mio caro paesino, più il tempo scorre, più mi affeziono a te e ad ogni mio ricordo di quando ero piccola; so che il mio lavoro e la vita che mi sono fatta in Toscana mi allontanano da casa, ma continuo e continuerò sempre a venire a parlarti e a trascorrere qualche pomeriggio insieme; anche se stare in questo luogo mi dà un gran senso di malinconia al ricordo di quando eravamo tutti più piccoli e senza alcun pensiero.

 Adesso mi basta guardare un’insegna di un bar per avere un’immensa quantità di ricordi belli e brutti. La mia maturità non è stata altrettanto semplice come la mia infanzia, poiché gli studi lontano dalla mia famiglia mi hanno resa più sensibile e debole, anche per affrontare gli studi universitari.

Ma grazie al mio duro lavoro, sono riuscita a realizzare i sogni della piccola Carola che voleva andare a vivere in Toscana, ma soprattutto voleva diventare un medico; ed eccomi qua.


È tutto uguale a prima con te – Bianca Lo Iacono
È tutto uguale a prima…il sentiero che porta in spiaggia , il cancello di ferro battuto, le casette , l’erba che mi striscia tra i piedi perché  come al solito è troppo alta rispetto al vialetto , e poi il mare , le onde che si scontrano contro i sassi a riva e che fanno sempre lo stesso rumore , un rumore così caro e familiare , i gigli che spuntano a metà di Agosto e le canne con cui giocavo a fare le capanne da bambina . E’ tutto uguale a prima, tranne una sola cosa , una sola persona , io Bianca , che ormai non sono più quella bambina che correva sulla spiaggia , che nuotava tutto il giorno e che giocava a palla . Quasi quasi mi sembra ancora di sentire i miei amici che mi chiamano , o mia madre che mi dice di tornare a casa per pranzo ,o mio padre che mi toglie da dietro l’ombrellone anche se volevo stare ancora seduta all’ombra ; oh che bei ricordi e che nostalgia! Quanto darei per poter ritornare come prima un’ultima volta…solo un ultima volta , del resto è tutto uguale a prima…Mi sento travolta da mille emozioni , le emozioni della mia infanzia , dolci, così dolci da farmi piangere ; ed è qui che comincio a sentire suoni, sospiri ,voci che riconosco , quasi senza rendermene conto, immediatamente. Ed ecco che, accoglienti e premurosi, tutti gli elementi che hanno costituito le estati della mia infanzia cominciano a parlare ; il vento sospira , le onde iniziano a bisbigliare , dalle canne di bambù , dai pini e dagli oleandri esce una voce melodiosa , che mi rilassa . Dovrei essere spaventata , lo so bene , o almeno scioccata ;dopotutto non è una cosa che si vede tutti i giorni questa , ma la cosa strana è che sto provando le sensazioni opposte ; mi sento calma, felice , rincuorata , come se me lo aspettassi a dire il vero. Possibile che tutti i miei ricordi così lontani e malinconici , ma allo stesso tempo vividi e gioiosi si trasformino in realtà ? 

“Da quanto tempo!” “Ben tornata” “ Ti ricordi di noi?” – esclamano i pini e gli oleandri – “ Come stai?” “ è da tanto tempo che non vieni a trovarci” “Resta qui con noi”- dicevano le onde del mare con voce calma.

Sono commossa ; loro si ricordano di me, non mi hanno dimenticata ; oh ,quanto mi piacerebbe restare a rivivere quel posto magico , era da tanto  che non venivo , ed era tutto uguale a prima , in fondo . No. Che sto dicendo? Non devo farmi sopraffare dalle vecchie emozioni ,io non appartengo più a questo posto , il passato è passato , devo andare via , dire di no ; ma questo contrasto in me cresce sempre di più e tutti i miei ricordi si fanno sempre più vivi . “Devo andare” “non posso restare”- dico alle onde e al vento ,forse per convincere più me che loro – “ ormai sono grande non sono più quella ragazza che leggeva romanzi in spiaggia o quella bambina che faceva i castelli di sabbia” “ Ma tornerò, promesso, verrò presto a rifarvi visita”- affermo convinta . 

Gli alberi, però mi guardano incerti e il vento, che mi soffia tra i capelli , non capisce. Mi pregano di restare , mi chiedono di raccontare loro della mia vita e mi rievocano in mente tanti ricordi felice , ma anche tristi . E io , confusa e commossa, inizio a parlare ; così mentre loro commentano tutte le mie sbucciature e tutte le mie mangiate di gelato , gli racconto della mia vita , delle mie scelte , dei cambiamenti … Gli dico che mi sono laureata in medicina , che adesso sono una dottoressa , e che sono stimata da tutti , che ho scritto un libro , ma solo per passione , e che ho una figlia bellissima e un giorno l’avrei portata lì e le sarebbe piaciuto tantissimo . Gli dico anche le cose più stupide come il fatto che la mattina mi piace prendere il caffè in balcone, prima di andare al lavoro , come il fatto che mi fa ancora piangere Titanic esattamente come quando avevo 13 anni , come il fatto che ho un giardinetto e che mi piace occuparmene nel fine settimana , e come adoro preparare dolci con mia figlia . Ma nonostante questo non c’è un solo momento in un solo giorno in cui non mi manchino la spiaggia , i fiori , l’odore del ferro battuto e del mare di Lascari.

Quante delusioni avevo provato; avevo perso della amicizie, e delle storie d’amore non erano finite come mi aspettavo , non ero mai riuscita ad aprire un ambulatorio tutto mio, e non avevo vinto il concorso per andare in Africa come speravo e ( questo meno importante) non ero mai andata ad un concerto di Ultimo o di Adele .

Ma, anche con queste delusioni la mia vita è molto felice; ho tanti amici ,una splendida famiglia , un lavoro fantastico e una figlia fantastica ; ho realizzato molti degli obiettivi che avevo da giovane , come fare un corso di giornalismo , andare a Parigi , riuscire a diventare medico , aiutare la gente e rendere contenti gli altri intorno a me ; certo non ho mai incontrato Julia Roberts o Robin Williams , ma sono molto soddisfatta della mia vita. 

Ho appena finito di parlare, quando mi accorgo che ormai tutto e tutti mi stanno ascoltando , non più solo il vento , le onde e gli alberi , ma anche i passeri restano fermi , il sole abbassa i raggi ed è come se anche le tegole della casa si protendessero verso di me . Sono tutti felici , tutti sorridenti , guardano tutti la donna che  sono diventata , ma sono anche tristi e ansiosi, lo noto.

Senza neanche capire cosa succede ,mi ritrovo a versare calde lacrime lungo le guance e improvvisamente  capisco; è vero : è tutto uguale a prima , ma io non faccio più parte di tutto questo , è solo un bellissimo , felice , meraviglioso ricordo, e come una coperta si stende su un bambino , lascio che tutti i miei ricordi d’infanzia si stendano su di me ora e per sempre . “ Addio amici”- dico- e poi sorridendo mi volto. Attraverso quel sentiero , cammino verso il cancello , saluto gli alberi ,il sole ed il mare , sfioro le case e cerco di imprimere nella mia mente queste immagini di luoghi e di cose che ho sempre amato e che sempre amerò , perché in cuor mio so che non tornerò mai più in questo posto . E poi rimango sola , sola con i miei ricordi.


Caro diario.. – Edoardo Santomarco
Caro diario,

oggi mentre frugavo nei cassetti di casa, ho trovato un mazzo di chiavi color verde.

Provai a inserirle in tutte le serrature di casa, ma niente, le stavo solo rompendo; tornato al cassetto, continuai a cercare qualunque oggetto potesse ricollegarsi a quelle chiavi, dopo cinque minuti che cercavo vidi un qualcosa incastrato fra due cassetti,  con un po’ di fatica riuscii a prenderlo; era una foto del mio 12º compleanno, sullo sfondo c’era però una casa che non era casa mia né casa dei miei genitori. 

Dopo un po’ che andavo in giro per la casa, camminando velocemente e fissando la foto, decisi di sedermi sul divano; improvvisamente iniziarono a riaprirsi i ricordi di una casa in campagna in un paese della Sicilia… senza pensarci due volte presi chiavi, telefono e portafoglio, e andai in aeroporto per andare giù in Sicilia il prima possibile. Durante il viaggio cercai di ricordarmi un qualcosa, ma niente; solo ricordi confusi e scollegati; scesi dall’aereo, affittai una macchina e imboccai  senza ripensamenti l’autostrada.

Più mi avvicinavo, più un sentimento, che tuttora non so descrivere, diventava forte. Arrivato davanti al cancello provai a mettere la chiave nella serratura… effettivamente girava! Sorpassato l’ingresso, fu come se un mondo parallelo fosse comparso davanti a me; era come se le lunghe, vecchie ma soprattutto belle giornate d’estate, passate in quella casa, si stessero  ripetendo davanti ai miei occhi. D’un tratto vidi passare un piccolo me, che gioca con un cane nel patio dove, durante le ore del riposino dopo il pranzo, giocavo con gli attrezzi del nonno. Comunque non ricordavo molto di quel cane, probabilmente perché se n’era andato quando ero piccolo per questo non ci feci molta attenzione e continuai il mio cammino. Ma man mano che passavo mi venivano in mente sempre più ricordi, come l’altalena legata a due tronchi che in confronto una torre fatta con i bicchieri di plastica era più stabile, credo però che fosse anche questo che la rendeva perfetta. O come il prato, dove, dopo essere stato in piscina e aver rischiato la vita con i tuffi, giocava a calcio fino allo sfinimento, così che dopo potevo buttarmi in piscina.Poi entrai in casa e mi ricordai delle serate passate sul divano a mangiare patatine bevendo Coca-Cola. Esplorata tutta la casa, c’era ancora una chiave che non avevo usato…Da bambino passava molto tempo nello studio del nonno, che però dopo che se ne era  andato, non era più stato aperto per rispetto. Provai a inserire la chiave nella serratura ed entrò perfettamente, dopo un momento di riflessione mi dissi:” se non ora quando” quindi  mi presi  di coraggio e aprii la porta… era successo di nuovo, davanti a me era apparsa una scena di me e mio nonno che dipingevamo,  sporcandoci faccia e mani.D’un tratto mio nonno si girò, e fu come se mi avesse sorriso, vedendo e capendo chi ero diventato; io che lo contrario di lui sono un tipo che parla poco rimasi immobile, ma lui mi stava leggendo dentro, era come se involontariamente gli stessi raccontando la mia vita da quando non c’era più. Dopo un po’ tutto tornò alla normalità, e finito il giro tornai in macchina con la testa piena di bei ricordi. Devi sapere caro diario, che da bambino avevo un sogno: da grande avrei dovuto rivivere una giornata come quando ero piccolo, beh… mi sa che ci sono riuscito.