Una lezione di storia alla Scuola Primaria. Chi ha detto che servono i libri?

È possibile studiare la storia anche al di fuori delle pagine del libro?

Gli alunni di quarta A della Scuola Primaria, accompagnati dalla maestra Rosaria Tabò, ci hanno dimostrato di sì realizzando un vero e proprio viaggio nella storia: si sono immersi nella cultura dei popoli della Mesopotamia e dell’antico Egitto, hanno realizzato plastici degli edifici e si sono vestiti con gli stessi abiti dei popoli che ogni gruppo ha presentato al resto della classe. 

È stata un’iniziativa coinvolgente ed emozionante per la maestra, i bambini e soprattutto peri i genitori, che ci hanno restituito lo loro bellissime risonanze.

Le testimonianze dei genitori 

L’esperienza relativa al lavoro di storia è stata molto formativa sia per i bambini che per noi genitori. Lavorare insieme, studiare insieme, creare qualcosa di nuovo che nasce dalla collaborazione, dalla condivisione e dall’impegno di tutti è stato molto stimolante. Ci ha insegnato che l’altro non è diverso da noi, ma siamo noi stessi, con qualcosa in più e qualcosa in meno, e solo collaborando insieme in un’ottica di inclusione delle reciproche differenze si può raggiungere l’obiettivo comune. Ecco potrei dire che è stata un’occasione per fare capire ai bambini questo, e per ricordarlo a noi adulti”.

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 “L’entusiasmo dei bambini questo progetto è stata occasione di coesione interazione tra noi genitori? Ho visto gruppi di mamme e papà parlare, scherzare e preparare insieme ai bimbi i lavori, essere coinvolti in questa attività didattica è stato educativo anche per noi adulti!”

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Percepire l’entusiasmo e il senso di appartenenza ad una classe, e quindi a un gruppo è stato emozionante. Mia figlia è contenta soprattutto di essere riuscita a lavorare anche con i compagni con cui non gioca così spesso. È stata una bella esperienza anche per noi genitori: abbiamo avuto l’occasione di passare del tempo insieme e condividere con i nostri figli un momento educativo, che didatticamente ha coinvolto e appassionato tutti quanti. Maestra, se la sua era una scommessa direi proprio che l’ha vinta!

“In questo tempo di fortissima digitalizzazione anche dell’esperienza di apprendimento, un progetto di storia che sia immersivo e totalizzante come quello proposto ai nostri figli in 4°A non può che dare speranza che la scuola sia in grado di offrire percorsi stimolanti che esulano dall’uso di devices elettronici. I bambini hanno accolto la proposta dell’insegnante con grandissimo entusiasmo, incerti sugli esiti ma sicuri di voler fare del loro meglio mettendo la creatività e competenze individuali a servizio del gruppo classe. Stimolante e innovativa, è sicuramente un’iniziativa da ripetere e propagare, rendendola un’esperienza chiave nell’apprendimento della storia. Le famiglie hanno sposato il progetto procurando informazioni, materiali e costumi affinché i bambini potessero calarsi completamente nell’atmosfera proposta per i micro-gruppi in cui sono stati suddivisi – ognuno dedicato a un popolo – e l’intera classe ha giovato dell’interscambio e dell’inclusione, che hanno comportato il lavorare a stretto contatto dentro e fuori la scuola. Il progetto di storia si è dunque trasformato in una esperienza scolastica estesa soprattutto alla comunità di famiglie che la compongono, concentrate nella buona riuscita del progetto e nel fornire tutto il supporto e gli strumenti possibili per il suo buon esito”

“Quando il verbo “imparare” si fonde con “divertirsi”. Volge al termine la prima esperienza degli alunni della 4°A: rappresentare, ispirandosi alle notizie raccolte dai testi e da ricerche varie, la storia dei Sumeri. Una fantastica avventura, nella quale condivisione e collaborazione hanno primeggiato fra i bambini. Tanta curiosità, tante nuove amicizie nate proprio perché più uniti verso una meta comune. E in un baleno, non è più esistito il concetto dell’”io”, ma “noi”. Vederli così vicini, collaborativi, generosi nello scambiarsi comunicazioni e notizie per noi genitori è stata la più grande vittoria. Da loro abbiamo imparato come è facile superare il litigio o la parola brutta dettata da un momento no, che se si sta insieme, se si percorre la stessa strada, nessun sassolino può farci inciampare, perché l’altro è al nostro fianco pronto a tenderci la mano. Grazie, sentitamente grazie, alla maestra Rosaria Tabò che con tanta pazienza e dedizione si occupa della crescita dei nostri figli e, inconsapevolmente, ci fa osservare le cose da altre prospettive. Perché, evidentemente, c’è sempre un’altra prospettiva. Fiera, orgogliosa, emozionata di far parte, ormai da anni, di questa meravigliosa comunità”

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“Un’esperienza unica per i nostri bambini che hanno partecipato con entusiasmo e hanno vissuto in modo diverso e più concreto la storia dei popoli antichi, interagendo ed esprimendo la loro creatività attraverso plastici e cartelloni. Si è inoltre approfondito e discusso con i bambini dei diritti dell’infanzia in ogni singolo popolo, suscitando in loro interesse e tante domande. Anche per noi genitori è stato un momento di condivisione perché col lavoro di gruppo abbiamo avuto occasione di conoscerci meglio e di condividere con i bimbi l’entusiasmo nel realizzare il lavoro ed i costumi per il giorno della presentazione! Un grazie di cuore alla nostra maestra Rosaria Tabò e alla scuola per questa opportunità.

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“Ritengo che questo progetto motivi e stimoli lo studente ad un apprendimento efficace. Ho avuto modo di osservare l’emozione provata dai bambini, la quale ha suscitato comportamenti e pensieri utili a renderli “protagonisti” di un loro operato, ad apprendere concetti potenzialmente astratti. È stato un percorso utile per sviluppare competenze, investendo anche la sfera affettiva e emotiva. Sono occasioni fondamentali per condividere le proprie difficoltà e le proprie scoperte con i compagni. In questo modo si favorisce l’emergere di strategie e di competenze del singolo che possono essere messe a disposizione del gruppo. Vederli particolarmente coinvolti nella realizzazione del loro lavoro, incrementando la capacità di ascolto e di dialogo; sviluppando la fantasia, la creatività; sviluppando la manualità (il toccare con mano ciò che leggiamo sui libri!) e per ultimo stimolare la capacità di portare a termine un lavoro pratico. Spero davvero nell’organizzazione di ulteriori lavori di gruppo”.

“In questi giorni di preparazione dei materiali, ho constatato quanto sia stato importante per mia figlia sentirsi parte di un gruppo con cui condividere idee, emozioni e decisioni. Questa condivisione le ha trasmesso un po’ più il senso del “noi” che dell’io e di includere in quel “noi” compagni che raramente riesce a frequentare nel dopo scuola. La storia riprodotta con pochi materiali e tanta creatività fondata sulla conoscenza delle pagine assegnate, il trasformarsi in piccoli abitanti di Babilonia, il racconto dei fatti a libro chiuso, l’esposizione alla maestra con fierezza del percorso e del prodotto finito e la gioia nei visi di tutti al termine delle lezioni testimoniano la conquista di qualcosa di prezioso che oggi hanno portato a casa”.

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“Svolgere un’attività come questa, è stata un’idea fantastica per coinvolgerli attivamente nell’apprendimento. Vederli collaborare per raggiungere un obiettivo comune è stato emozionante e divertente. La realizzazione del plastico, la scelta del costume, la cura dell’esposizione ma soprattutto l’entusiasmo, l’impegno e il coinvolgimento sono stati risultati più che gratificanti. Noi genitori siamo stati chiamati a supportarli, cercando di favorire gli incontri di gruppo, fornendo il materiale e qualche consiglio, l’impegno è stato minimo e comunque ben ripagato. Anche noi siamo riusciti a fare squadra e a supportarci per sopperire agli impegni e alla mancanza di tempo che l’attività lavorativa e familiare comporta”

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“Quest’esperienza ha lasciato senz’altro un’impronta positiva in tutti noi”.

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“Il lavoro di storia svolto con la classe, lo chiamerei il “Progetto dell’entusiasmo”. Entusiasmo che la maestra Tabò ha trasmesso ai bambini e a noi genitori. Per circa due settimane a scuola e a casa, durante gli incontri pomeridiani, i bimbi hanno condiviso idee e progetti, hanno organizzato il lavoro di gruppo, si sono divisi i compiti, hanno discusso di Sumeri e Egizi e Ittiti con l’allegria e il confronto che solo il gruppo sa dare. Il loro entusiasmo è arrivato a noi. È stato semplicemente bello, organizzarsi e incontrarsi con gli altri genitori e collaborare assieme. Grazie maestra!”

Primaria: A San Fratello, Mano nella Mano

Stringi la mano del tuo vicino e scoprirai che meno duro è il cammino così…

Un’entusiasmante esperienza di vita comunitaria ha coinvolto, per la prima volta, alcuni bambini delle classi quarte della nostra Scuola Primaria. Un tempo di ricarica e di fraternità, vissuto nel suggestivo Parco dei Nebrodi, sopra San Fratello, presso la casa dei Gesuiti “Villa De Angelis”. I bambini, accompagnati dai docenti Maria Burrafato, Angela Gulizzi e Italo Prisco, insieme agli
organizzatori dell’equipe della Pastorale, p. Pierluigi De Lucia sj ed Emio Cinardo, si sono presi per mano per accogliere le gioie e le fatiche del cammino: nello spettacolare scenario montuoso, hanno vissuto una piccola palestra di vita, imparando la ricchezza di percorrere insieme sentieri, anche difficili, lasciandosi stupire dalla natura e nutrire dal sostegno dei compagni di viaggio. Un’esperienza vissuta nello stile della semplicità e della condivisione: i ragazzi, infatti, incoraggiati al servizio ai pasti e alla pulizia della propria camera, sono stati chiamati soprattutto a prendersi responsabilmente cura del proprio corpo, da soli, senza l’aiuto dei genitori.

Di nutrimento, quindi, è stato il ritrovarsi – al rientro dalle nostre passeggiate – per narrarsi la gratitudine di quanto vissuto durante la giornata, attraverso una semplice condivisione, nella quale sono emerse più volte la disponibilità alla prossimità e la tenerezza di riconoscersi piccoli, bisognosi d’aiuto, ma gravidi di vita. Sicuramente hanno consolidato le dinamiche di gruppo alcune semplici attività svolte durante il cammino, come il canto o lo studio della natura. Sollecitati a recuperare foglie di ogni tipo e ad incollarle nel proprio diario di bordo, i bambini si sono incuriositi nella ricerca della tipologia della foglia e, quindi, nelle connessioni e negli approfondimenti del loro programma di studio. Le giornate sono state scandite da semplici ma profondi momenti di preghiera – e la Celebrazione Eucaristica della domenica di Pentecoste  insieme ai genitori che ci hanno raggiunti – che ci hanno aiutato a scorgere la presenza del Signore nella piccolezza della nostra quotidianità, dalla natura, al gioco libero, ai pasti, ai momenti di condivisione. Infine, due altre esperienze hanno suggellato la nostra avventura: il falò e lo spettacolo teatrale di sabato sera. Intorno al fuoco e a cantare e ballare, ci siamo riscoperti e sentiti un’unica famiglia che riconosce, integra e condivide i propri talenti.

I bambini, infatti, suddivisi in piccoli gruppi, si sono esibiti nel canto, nel mimo e nella rappresentazione teatrale: un’esperienza altamente educativa e pedagogica soprattutto per la loro capacità, lì rafforzata, di intessere legami profondi e di rinsaldare alcuni già esistenti, in particolare nel confronto tra le due classi quarte. Siamo tornati stanchi ma pieni di gioia, custodendo nel cuore la lezione di vita che lì, quei giorni ci hanno consegnato: la vita è un cammino, a volte duro da percorrere e, chi cammina, si stanca. Da soli, non possiamo farcela. Imparare, quindi, ad accogliere il dono della presenza dell’altro – diverso e simile a me – e stringergli la mano è il segreto, sempre, di un’esistenza felice.

Camminerò, camminerò
nella tua strada, Signor
dammi la mano, voglio restare
per sempre insieme a te.

Da qui – con le parole di questo canto che ha ritmato i nostri passi – una nuova consapevolezza è nata e mai più si fermerà: insieme, sulle vie del Signore, solo mano nella mano.

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La Primavera delle Emozioni. Tra profumi e colori, il laboratorio della scuola Primaria che dà espressione alle emozioni

Tra profumi e colori: un’esplosione di emozioni

“Prendi un’emozione, chiamala per nome, trova il suo colore e che suono fa”
Una grande festa ha coinvolto alcune classi della nostra Scuola Primaria ed ha suggellato la fine di questo intenso anno scolastico. Una festa che ha narrato una vera e propria rinascita, attraverso la quale le due istituzioni di riferimento, scuola e famiglia, si sono incontrate per ricostruire, nella gioia, il puzzle del tempo trascorso insieme dallo scorso settembre. 

Nei giorni venti (II B), venticinque (II A), trenta (III B) e trentuno (III A) maggio le classi – insieme ai docenti Italo Prisco, Vincenza Manto, Salvatrice Tabò, Adriana Asaro, Carolina Marotta, Zoila Bellanca e Gabriele Maria Antonietta si sono ritrovati nell’Auditorium del nostro Istituto, dalle ore 8.30 alle ore 10, circa, per celebrare, con i genitori, la “Primavera delle emozioni”.

Un incontro-laboratorio che è stato, sicuramente, il frutto di un percorso che ha assorbito gran parte delle nostre lezioni di questi mesi, durante le ore di Religione Cattolica, Italiano ed Ed. Civica. Il laboratorio, infatti, è nato dalla necessità di aiutare il bambino ad entrare in contatto con il proprio corpo come canale di espressione delle emozioni e, attraverso il gioco, la lettura e i film, ogni bambino è stato incoraggiato, con l’aiuto degli insegnanti, a crearsi uno spazio di accoglienza e di ascolto attraverso cui ha potuto esercitarsi ad elaborare i propri conflitti per divenire consapevole e rispettoso di sé e degli altri. 

Ciascuna classe è stata suddivisa in 5-7 gruppi (a seconda dei numeri di bambini), ognuno dei quali rappresenta un’emozione e, perciò, ha indossato una maglietta di colore diverso.
Il laboratorio è stato pensato e vissuto con il coinvolgimento attivo di entrambi i genitori: dopo una breve presentazione di ogni gruppo, a ciascun bambino, è stato dato un petalo (di un fiore) e un pennarello (del colore del gruppo di appartenenza). I bambini, poi, aiutati dai genitori, nei singoli gruppi, sono stati chiamati a riempire il petalo con parole, frasi, espressioni, emoticon, disegni, canzoni, film… tutto ciò che fa pensare o narra quella emozione. Ciascun gruppo, quindi, ha composto il proprio fiore e ricostruito l’immaginario prato fiorito della classe che include e integra la diversità e la specificità. 

Un laboratorio-festa pieno di sorprese: nel gruppo, i genitori, artigiani di creatività, hanno dovuto inventare anche un piccolo sketch per rappresentare la propria emozione. E non solo! Alla fine la scena si è ribaltata: i bambini, dopo essersi esibiti nel canto e nel ballo, sono diventati spettatori e i genitori protagonisti.

Il riconoscimento e la lettura delle proprie emozioni è un cammino che non si può fare da soli. Sono necessarie le figure di riferimento con cui parlare e confrontarsi: alla loro età sono indispensabili la vicinanza e l’affetto di entrambi i genitori per una crescita sana e strutturata.
Perciò, i genitori, davanti ai loro figli sono stati chiamati a prendersi un impegno: hanno gridato il loro “esserci” nella vita dei figli, attraverso la canzone “Ti lascerò” di Anna Oxa e Fausto Leali. Una dedica che ha avuto il sapore del coinvolgimento ma anche della libertà, ingrediente imprescindibile per permettere a ciascun figlio di poter vivere serenamente la propria esistenza. 

Lavorare sulle proprie emozioni è stato fondamentale, considerata soprattutto la fase della crescita di questi bambini e il loro cammino di strutturazione della personalità. Un lavoro avvincente a cui ciascun uomo deve ottemperare per imparare ad intessere autentiche relazioni che non diventino esperienze di fusione o confusione con l’altro, ma frammenti gratuiti di fraternità sincera, nei quali ciascuno può continuare ad essere sé stesso, essendo riconosciuto nella sua dignità di persona, con una storia che, sicuramente, varrà sempre quanto la propria. 

Le emozioni sono la porta alla vita, ad una vita vera, che fa dell’ascolto la necessaria possibilità di crescere, senza silenziare tutto ciò che esce dal cuore. 

Questo abbiamo imparato! Questo pensiamo sia il risultato del nostro cammino di quest’anno! Da questa base sicura, ci abbandoniamo, fiduciosi, alle rive della pausa estiva per poi riprendere, tra qualche mese, con rinnovato entusiasmo la costruzione di un mondo (interiore) più bello.

 

Voglio un mondo dritto, i diritti dei bambini salgono sul palcoscenico grazie alla VC

Perché ogni bambino ha il diritto di crescere libero per scegliere da sé l’orizzonte verso cui tendere;
perché ogni bambino ha il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa;
perché ogni bambino ha il diritto di essere protetto ed educato;
perché ogni bambino ha il diritto di godere del miglior stato possibile di salute;
perché ogni bambino ha il diritto al riposo e al tempo libero, al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età. 

“Voglio un mondo diritto” è il titolo della rappresentazione della classe V C della nostra Scuola Primaria che si è esibita il giorno 27 maggio 2022, alle ore 9, nell’Auditorium del nostro Campus. 

I bambini, dopo essersi preparati durante l’intero anno scolastico con la maestra Rosa Maria Alesi, si sono presentati sul palco, lanciando un appello e un desiderio fortissimi: è vitale un mondo abitato dai diritti, ove ciascun bambino abbia la possibilità di vivere e sviluppare tutti i diritti dell’intelligenza e del cuore.
I diritti appartengono a tutti. Tutti i bambini hanno diritto ai diritti. Eppure ci sono bambini senza diritti. Sono molti, moltissimi, la maggior parte dei bambini del mondo. Ogni ragazzo, infatti, durante la recita, si è fatto portavoce di una nazionalità mondiale, manifestando la sua vicinanza e il suo impegno attraverso una bandiera che esibiva sul proprio corpo. 

Questo lavoro – che nasce da uno studio meticoloso in classe sulla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo adottata dalle Nazioni Unite nel 1959 –  è stato utile per infondere sensibilità e attenzione all’altro, in particolare verso quanti non posseggono tutti gli strumenti necessari per una crescita sana.
I bambini, durante la recita, hanno gridato agli adulti che i loro diritti sono una cosa seria e primaria, sulla quale si misura il grado di civiltà e di giustizia di una società umana. 

Infatti, un mondo “diritto”, equo, si edifica su un mondo di bambini che può ancora contare sul rispetto del proprio “diritto”. E, per questo, siamo chiamati a coinvolgerci tutti, a comprometterci tutti, perché ciascun bambino cresca figlio della Cura.

L’Arcobaleno. La VB porta in scena la bellezza delle differenze

Sulle tracce dell’altro per recuperare una fraternità perduta

“C’era una volta un mondo abitato dai colori. Ogni colore aveva qualità, caratteristiche, emozioni, realtà diverse. Ogni colore, purtroppo, era chiuso in se stesso; vedeva solo e soltanto la propria ricchezza e la propria bellezza, ignorando o disprezzando quella degli altri. Riusciranno i colori ad integrare le differenze colorando il mondo di ciascuna sfumatura?”.

È questa la favola che i bambini della classe VB della nostra Scuola Primaria, accompagnati dalla maestra Maria Rita Aiello, hanno portato in scena giovedì 26 maggio 2022, alle ore 17, nell’Auditorium del nostro Campus. Una favola che è certamente uno specchio del percorso intessuto durante l’intero ciclo scolastico: i ragazzi hanno voluto rappresentare come, nei cinque anni che hanno vissuto qui al Gonzaga, sono riusciti, non senza fatiche, a colorare di mille colori le loro vite, le famiglie e la scuola intera.

Questo cammino, che ha avuto il suo punto finale nella rappresentazione di giovedì scorso, si inserisce nel cammino delle lezioni svolte in classe: ciascun ragazzo, infatti – attraverso attività laboratoriali – è stato sollecitato sul tema della diversità, a partire dalla ri-scoperta della propria unicità.

Ciascuno di noi è uno scrigno di ricchezza che, tuttavia, può portare frutto solo se la condivide con chi incontra sul proprio viaggio, permeabile alla particolarità dell’altro. Così i colori: se ognuno si perde in se stesso, smarrisce la sua luminosità e diviene opaco.

Ancora una volta, oggi, i bambini ci aiutano a stare nella realtà, lasciandoci interpellare nella nostra necessità imprescindibile di costruire legami umanamente vitali: come viviamo noi spesso? A un colore solo? Serrati nelle nostre case, impauriti di essere anche solo sfiorati da qualcuno o qualcosa di diverso da noi? Riusciamo a mescolarci tra noi per creare un quadro della vita vivo, espressivo, arricchito dalla preziosità del contributo di ciascun colore?

Sulla qualità delle risposte che saremo capaci di edificare nelle pieghe sociali, ne verrà la bellezza della nostra esistenza.

I bambini ci sono riusciti nella rappresentazione: grazie alla presenza del “Pittore della Vita” e alle sue perle di saggezza, hanno compreso che la chiave della felicità risiede nella capacità, benché faticosa, di donarsi all’altro. Così, alla fine della recita, i bambini hanno unito tutte le loro forze per costruire un unico, originale quadro della vita, che integra – ma non elimina – ciascun apporto personale e, insieme, rende manifesta la collaborazione e l’aiuto reciproco.

Per questo mi chiamo Giovanni. Lo spettacolo della VA

Da un padre a un figlio il racconto della vita di Giovanni Falcone

Ricordiamoci di ricordare coloro che caddero lottando per un’altra storia e un’altra terra, perché il silenzio non chiuda per sempre la bocca di coloro che sono morti combattendo per un mondo migliore. Là, dove non è arrivata la giustizia, arrivi la memoria! Che sia forte, più forte della polvere e della complicità!

Con questo impegno e desiderio profondo, la classe VA della nostra Scuola Primaria, il 27 maggio 2022, alle ore 17, nell’Auditorium del Campus, si è riunita per portare a termine, con una vera e propria celebrazione conclusiva, un intenso cammino di approfondimento tematico intrapreso durante le lezioni.

I bambini, accompagnati dalla docente Gemma Di Gregorio, durante l’intero anno scolastico, hanno approfondito il fenomeno della mafia, attraverso attività laboratoriali, film e la lettura del libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di L. Garlando, da cui è nata questa rappresentazione. 

Non è una recita né un saluto di fine ciclo scolastico. Scene e costumi hanno veicolato attraverso la loro essenzialità un messaggio pregno di significato: la vita del singolo che, quotidianamente, si batte per l’altro in strenua difesa e tutela della giustizia collettiva, è patrimonio di tutti. La trama, anch’essa essenziale perché già di  per sé significante, segue la voce narrante di un genitore che racconta al figlio la vita di un magistrato – Giovanni Falcone –, così rivivendo, in prima persona, la propria esperienza di vittima della mafia. Una storia tramandata da padre a figlio, un’opportunità per rinnovare e trasmettere quei valori di legalità quotidianamente coltivati in sé.

Dal confronto diretto con la vita di Falcone, infatti, sono nate le riflessioni della rappresentazione: un lavoro che coinvolge e interpella tutti. A mani nude, privi di qualsiasi orpello, quindi profondamente noi, ogni uomo può essere in grado di trasformare la propria terra, con questa rinnovata consapevolezza dei suoi diritti e quali i suoi doveri: ingaggiando una lotta quotidiana contro l’ingiustizia e l’illegalità, sia da grandi che da piccoli.

“Vola solo chi osa farlo” (Sepulveda)

Sono trascorsi già trent’anni dalla strage di Capaci e i bambini continuano a insegnarci come spiegare le ali, come comprometterci, facendo dell’esempio di Falcone una pietra su cui edificare la possibilità di una vita che diventi offerta, dono. Già da piccoli, si sono apertamente schierati dalla parte della giustizia, della difesa dei più deboli, con un gesto semplice e concreto. Volendo  essere cittadini responsabili e attivi, all’altezza della lezione di Falcone, non si sono fermati alla celebrazione di un giorno che si vive soltanto nel ricordo. Ciascun ragazzo, infatti, sollecitato dall’insegnante Di Gregorio, si è impegnato nei mesi scorsi a mettere da parte una piccola somma della propria paghetta settimanale per pensare ai loro coetanei più bisognosi e, al termine della rappresentazione, tutta la cifra raccolta è stata donata al nostro Direttore Generale, p. Denora, per le case famiglie di Sighet, di cui è responsabile.

Giovanni Falcone continua a parlarci e, oggi, ci ha raggiunto attraverso l’entusiasmo e l’impegno dei nostri bambini, che con tutta la loro voce ci hanno ripetuto ancora che Palermo, l’Italia, il mondo intero non è “cosa nostra” – non è il mondo abitato dal mostro della mafia, di cui tutti siamo vittime – ma è “casa nostra”, uno spazio nel quale è possibile coltivare una vita autentica che si fondi sulla gratuità di una fraternità sincera, la giustizia e l’armonia sociale.


Gonzaga Estate 2022. La proposta per la fascia d’età 6-12 anni

La speciale proposta estiva pensata per i bambini e i ragazzi dai 6 ai 12 anni prenderà il via il 13 giugno e si concluderà il 22 luglio 2022. Dal lunedì al venerdì, dalle ore 07:30 alle ore 16:30

Tanti percorsi, tantissime occasioni per fare squadra! Il progetto del Gonzaga Estate destinato alla fascia d’età 6-12 anni coniuga laboratori artistici e linguistici, esperienze immersive di scrittura creativa e di teatro, attività motoria e sportiva, musica e… scacco matto: l’estate è servita con  un’offerta variegata che offrirà ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di instaurare nuove relazioni, sviluppare competenze e abilità all’insegna del sano divertimento.

Il programma delle attività varia ogni due settimane secondo il seguente schema:

Programma della giornata
(dal 13 giugno al 1 luglio 2022)

dalle 7:30 alle 08:30
Accoglienza musicale e risveglio muscolare

dalle 8:30 alle 10:30
CREA IN (laboratorio di scrittura creativa e teatro) e SPORT MoLab

dalle 10:30 alle 11:00
Attività ricreative e merenda

dalle 11:00 alle 13:00
I, WE…IN THE WORLD (laboratorio linguistico) e Sport

alle 13:30
Prima uscita (per chi sceglie l’opzione senza il pranzo)

dalle 13:30 alle 14:30
Pranzo e relax

alle 14:00
Seconda uscita (per chi sceglie l’opzione con il pranzo)

dalle 14:30 alle 16:30
ART LAB

alle 16:30
Terza uscita (per chi sceglie l’opzione pranzo + attività pomeridiane)

Programma della giornata
(dal 4 luglio al 22 luglio 2022)

dalle 7:30 alle 08:30
Accoglienza musicale e risveglio muscolare

dalle 8:30 alle 10:30
INSIEME E’ PIU’ BELLO e SPORT MoLab

dalle 10:30 alle 11:00
Attività ricreative e merenda

dalle 11:00 alle 13:00

  • lunedì, mercoledì e venerdì
    INSIEME E’ PIU’ BELLO – FACCIAMO SQUADRA!  e NON MI BAGNARE 
  • martedì
    INSIEME E’ PIU’ BELLO – FACCIAMO SQUADRA!  e Caccia al Tesoro!
  • giovedì
    INSIEME E’ PIU’ BELLO – FACCIAMO SQUADRA!  e Riscopriamo i giochi di una volta!

dalle 13:30 alle 14:30
Pranzo e relax

alle 14:00
Seconda uscita (per chi sceglie l’opzione con il pranzo)

dalle 14:30 alle 16:30
SCACCHI MATTI

alle 16:30
Terza uscita (per chi sceglie l’opzione pranzo + attività pomeridiane)

Nell’arco di queste giornate si svolgeranno anche le attività sportive, animate dagli istruttori e allenatori della Polisportiva Gonzaga. Attraverso un tour sportivo che prevede, diverse discipline (Calcio, Pallavolo, Basket, Tennis), i ragazzi vengono orientati ai diversi sport in piccoli gruppi, aiutati a giocare in squadra, e sviluppare insieme giochi di abilità. L’unità del tour pluridisciplinare termina ogni settimana nel giorno del venerdì con una piccola olimpiade dello sport.
Per chi lo desidera sarà possibile includere, per un numero di posti limitato, durante la settimana, un’attività in piscina presso il TC3.

Grazie al tour sportivo del gioco, i partecipanti avranno modo di divertirsi esercitando l’equilibrio, la coordinazione, la concentrazione, la propria percezione dello spazio, la reattività e di rinforzare la muscolatura. Nell’apprendimento dei vari sport e giochi di squadra si aiutano i ragazzi a superare paure e insicurezze, e a sviluppare la pazienza e la capacità di collaborare insieme nel gioco.

Richiedi info su Whatsapp

ISCRIZIONI:
amministrazione@gonzagapalermo.it
Oppure recati presso l’ufficio amministrativo (Via Piersanti Mattarella 40)
ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 08:30 alle 13:30

A scuola di fraternità. La primaria a lezione di Ebraismo

“Dobbiamo perseguire una reale fratellanza, basata sulla comune origine da Dio ed esercitata nel dialogo e nella fiducia reciproca”
(Papa Francesco)


“La fraternità, perché?” è il titolo di uno degli ultimi libri di Edgar Morin (2019). È la fraternità la sfida per resistere alla crudeltà del mondo di oggi e di sempre? Quali i presupposti in questo variegato e talora imperscrutabile scenario storico attuale? Può davvero essere la fraternità il vaccino contro il virus dell’individualismo egoistico che sta diluendo la novità di un incontro liberante con la diversità in una sterile chiusura sulle proprie convinzioni?

Le relazioni sono una necessità imprescindibile al nostro divenire umani e, il confronto con la diversità, sempre nel rispetto dell’unicità di ciascuno, è vitale nel nostro cammino “spirituale” di umanizzazione: ci sensibilizza e, decostruendo pregiudizi e rigidità, incrementa il nostro spirito critico per l’edificazione di un dialogo che sappia innalzare ponti – che permettano di attraversare e riempire i nostri vuoti – piuttosto che costruire mura pur di non essere provocati a cambiare. 

La nostra Scuola è sempre stata sensibile alla promozione di un dialogo – come stile di vita e linfa della passione educativa – che lasci essere membro attivo e protagonista ciascuno componente del gruppo. 


Già da piccoli, infatti, i bambini della nostra scuola sono orientati a gustare la ricchezza del confronto con l’altro che sempre nutre e arricchisce. Questi i sentimenti e le motivazioni che sottendono e accompagnano il programma di Religione Cattolica strutturato per le classi quinte della nostra scuola Primaria dal nostro maestro Italo Prisco: un itinerario che si delinea come presentazione della nostra fede cristiano-cattolica, attraverso la rilettura personale della propria esperienza di credenti, nel confronto con le altre grandi religioni del Mediterraneo (Ebraismo e Islamismo).

Alle lezioni in classe, seguono attività ricreative e convegni che vedono la presenza simultanea di tutte le classi parallele. Oggi alle ore 8:30, nell’auditorium della nostra Scuola, le classi quinte, accompagnate dal docente Prisco, hanno incontrato il prof. Francesco Bonanno, esperto di Ebraico Biblico e docente universitario di Lingua e Cultura Ebraica.

Questo incontro nasce al termine di un lungo percorso didattico-culturale-spirituale, svolto in questi mesi nelle ore di Religione Cattolica, che ha coinvolto gli alunni attraverso lavori di ricerca e di condivisione in piccoli gruppi.

Durante questa mattinata, i bambini, aiutati da un dinamico e simpatico percorso interattivo preparato magistralmente dal prof. Bonanno, hanno riscoperto le radici della nostra fede, aprendo il cuore alla preghiera (in ebraico) per la pace nel mondo e divertendosi nella scrittura di alcune parole significative in ebraico, aprendosi al confronto con la cultura – attraverso canti tradizionali, feste e piatti tipici – e la spiritualità ebraica. Non sono mancati laboratori ed attività ludiche.

Carichi di entusiasmo, i nostri bambini si sono messi in gioco, esplorando curiosi nuovi sentieri…



Dall’Infanzia alla Primaria: accompagnare i bambini nelle fasi di passaggio.


Al Gonzaga Campus, il processo di crescita e di apprendimento è un cammino percorso mano nella mano, con attenta costanza. Rendere il più naturale possibile questo processo è il compito che ci prefissiamo quale vera e propria missione pedagogica. Nel periodo che precede questa transizione, la scuola si impegna ad accompagnare gli studenti affinché ogni fase di passaggio avvenga nel rispetto dei tempi e delle inclinazioni personali e garantendo una condizione di benessere.

Particolarmente delicato è il passaggio dalla scuola dell’Infanzia alla Primaria, motivo per cui si rende necessaria attenzionarla con maggiore cura, proprio al fine di garantire quel benessere rappresentato dall’armonico sviluppo di tutte quelle capacità che contribuiranno al raggiungimento delle competenze di letto-scrittura e di matematica. Al conseguimento di tale obiettivo, sono volte tutte le attività di propedeutica che si realizzano nell’ultimo anno della scuola dell’Infanzia. Parte integrante di queste attività è il lavoro svolto dalle insegnanti insieme alla psicologa della scuola, dottoressa R.M. Quattrocchi. Come ci ha raccontato, nel corso di un’intervista, questo modo di procedere parte da un progetto che ha avuto inizio nel 2010, e che nel 2012 si è saldamente ancorato alle disposizioni emanate dal MIUR nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione, e alle successive disposizioni ministeriali in materia di individualizzazione e personalizzazione del percorso di studi di ciascun alunno. Le indicazioni ministeriali evidenziano la necessità di garantire un percorso che dia continuità tra i differenti segmenti scolastici, ma anche garantisca il raggiungimento di tutti quei prerequisiti necessari ad approcciare con serenità e gioia l’apprendimento scolastico nelle sue varie dimensioni. 

In senso stretto, l’attività di propedeutica si realizza a partire dall’ultimo anno dell’infanzia; in senso lato, in realtà, tutto il percorso di maturazione e di sollecitazione, che si realizza nel corso di tutti gli anni della scuola dell’infanzia, risulta essere propedeutico all’approccio del bambino al processo di apprendimento della letto-scrittura, del calcolo e della conoscenza numerica, abilità al cui sviluppo i bambini e le bambine vengono sollecitati dalle insegnati dal primo ingresso dei bambini nella sezione “primavera”. 


Questo percorso prevede l’utilizzazione di
schede che i bambini completano mentre si trovano in sezione insieme ai compagni e un’attività individuale che ciascun bambino effettua seguito dalla psicologa. Attraverso questo lavoro è possibile evidenziare il livello di competenza raggiunto dal bambino, per esempio nel riconoscimento del segno grafico costituito dalle lettere, nella direzionalità della lettura, nella discriminazione visiva, nella percezione uditiva, nello span di memoria, nel concetto di quantità, nell’associazione numero-quantità, nella capacità di imparare dall’errore, nel saper gestire la frustrazione, l’ansia, lo stress e nel sostenere la motivazione personale al fine di procrastinare la soddisfazione ricavata dal risultato raggiunto attraverso l’impegno. 

Questa parte di percorso, che si realizza tra i mesi di gennaio e marzo, precede una fase successiva di confronto e raccolta delle informazioni utili affinché le insegnanti possano garantire a ciascun bambino la possibilità di una personalizzazione e individualizzazione di obiettivi in relazione ai suoi specifici bisogni di apprendimento, nel rispetto dei livelli di partenza. In questo modo si cerca di far raggiungere a ciascun bambino quel magis che è alla base di ogni intervento proposto dalla nostra scuola. Il “magis” ignaziano, infatti, non ci parla dello studente perfetto ma della ricerca e dello sviluppo delle capacità proprie di ciascuno. L’età di riferimento (18 mesi-5 anni) è caratterizzata da “crisi evolutive” fisiologiche, come quella che si presenta nel momento del passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria, crisi che non vanno eliminate, ma riconosciute, accolte e accompagnate dall’adeguato supporto della famiglia e della scuola (con le diverse figure presenti al suo interno: maestre, psicologa, coordinatrice, direttore).
Grazie a questo progetto dei prerequisiti, il Gonzaga Campus dà l’opportunità ai bambini, già nei primi approcci al processo di apprendimento scolastico, di essere costantemente seguiti ed accompagnati al fine di raggiungere i propri obiettivi e superare ogni difficoltà in maniera sempre più autonoma e serena.

Muoviamo i primi passi, insieme!

Vo(L)ti di fine quadrimestre. La valutazione al Gonzaga Campus

Si è da poco concluso il primo quadrimestre e in questi giorni si stanno svolgendo i consigli di classe: il tempo della consegna delle pagelle si avvicina, carico di trepidazione e speranza da parte degli alunni.

La valutazione e l’autovalutazione si stanno profilando oggi come temi di crescente interesse in ambito scolastico. In quanto tappe fondamentali del processo di apprendimento queste sono state attenzionate allo scopo di valorizzarne gli aspetti più significativi e profondi per la crescita personale dei ragazzi. 

La pedagogia in voga fino a qualche tempo fa – non a torto definita “black pedagogy” –, privilegiante un approccio rigido e disumanizzante, concepiva l’atto valutativo unicamente sulla scorta del profitto e della quantità di studio assimilata. Attualmente questa visione piuttosto costrittiva è stata sostituita da una nuova filosofia che mettendo al centro l’alunno, in qualità di protagonista attivo del percorso di apprendimento – personale, fluido e passibile di modifiche per modalità e tempi – punta all’acquisizione di competenze e abilità concrete (non più di sapere astratto) le q

uali divengono oggetto primario della valutazione. 

Quest’ultimo è il modello che, praticato dalla Compagnia di Gesù sin dalla sua fondazione ad opera di Sant’Ignazio, ispira il Paradigma Pedagogico Ignaziano e sul quale si fonda il lavoro educativo di tutte le scuole del Gonzaga Campus. Nell’ottica gesuita la valutazione si profila – sulla scorta della biografia di Sant’Ignazio – come un atto sereno di consapevolezza del percorso sin ora realizzato, avente come obiettivo primario quello di prendere coscienza e rafforzare i propri punti di forza; e parallelamente di individuare e ri-orientare ciò che, eventualmente, necessita di maggiore attenzione e cura.

E’ così che la valutazione ha assunto la forma di un processo, sia individuale che corale e dialogico, nel quale vengono coinvolti tutti gli attori della comunità educante (alunni, docenti, non docenti, coordinatori, famiglie). Per quanto concerne gli alunni, questi vengono invitati in prima persona a meditare sui loro talenti e loro passioni – in forma int

rospettiva e auto valutativa – e parallelamente a discutere e commentare i risultati raggiunti, gli atteggiamenti maturati ed eventuali criticità con il tutor didattico e gli insegnanti. I docenti, dal canto loro, hanno pure occasione per riflettere sui loro progressi, sia dal punto di vista umano che professionale, e di individuare nuove strategie e metodologie per indirizzare gli alunni verso un apprendimento sempre più personale e innovativo. 

Valutare pertanto abbandona il senso di classificare, riguadagnando il suo significato etimologico di discernere, analizzare, contemplare ciò che è portatore di vita e ciò che non lo è, ciò che assume un valore profondo nel proprio cammino di crescita e ciò che non genera rigoglio nell’anima. 

Il processo valutativo nei percorsi scolastici del Gonzaga Campus, a seconda dell’ordine e 

grado scolastico, assume delle sfumature diverse, di cui adesso accenniamo brevemente. 

Nella Scuola dell’Infanzia, data l’età precoce, l’osservazione rappresenta un momento cardine, sia per accompagnare il bambino nelle diverse dimensioni del suo sviluppo, sia per valutare e attenzionare alcune aree – autonomia, linguaggio, relazione – utili per programmare l’attività didattica futura. 

Nella Scuola Primaria i criteri di valutazione vertono sull’autonomia dell’alunno, la situazione entro la quale si manifestano le competenze, le risorse che gli alunni sono in grado di utilizzare e la continuità dell’apprendime

nto. Queste vengono verificate attraverso l’osservazione sistematica, i compiti di realtà, artistici e manuali, le conversazioni, le interrogazioni e i questionari.

Nella Scuola Media, la valutazione non è solo il momento finale di un percorso di ricerca e di apprendimento; è soprattutto l’osservazione e la riflessione sul processo di apprendimento. Da questo punto di vista, la valutazione non è solo un giudizio o un voto, ma l’insieme dei ragionamenti che consentono alle classi, alunni e docenti insieme, di valutare le strategie e modificarle in vista della prossima meta. Insomma ogni valutazione è autovalutazione, cioè consapevolezza della propria efficacia a partire dalla riflessione sul proprio stile di apprendimento e sulle scelte operate per imparare. “Imparare a imparare” è un modo diverso di dire “imparare ad autovalutarsi e riflettere”.

Ai Licei viene data grande importanza all’acquisizione delle competenze, concepite sulla base del profilo dello studente in uscita, il quale dovrebbe essere provvisto delle 4 C: Competente, Compassionevole, Curioso e C

onsapevole, e dotato di senso critico, responsabilità e solidarietà. Per gli studenti che si apprestano alla maturità, in particolare, la valutazione assume un significato ancora più forte, motivo per il quale vengono adibiti dei percorsi ad hoc. Per i più giovani si predilige invece l’autobiografia cognitiva, uno strumento che valorizza la dimensione biografica come mezzo dal quale estrapolare gli insegnamenti individualmente più salienti. 

Anche all’International School Palermo, la valutazione riveste un ruolo centrale. I voti sono stati infatti sostituiti da livelli di competenze raggiunte – osservabili anche in ottica diacronica, dalla Primary School sino al Diploma Programme – i quali offrono uno spaccato dettagliato intorno alle diverse sottodimensioni di cui si compongono obiettivi specifici e formativi. Il termine engagement nella sua valenza triplice di coinvolgimento, partecipazione e impegno, è una parola che rappresenta uno dei criteri fondamentali, nonché obiettivi didattico-formativi, attraverso cui la valutazione viene intesa all’interno dell’ISP. 

La finalità del processo di valutazione/autovalutazione, per Ignazio di Loyola, è quella di mettere ordine nella propria vita e prendere decisioni di qualità. Attraverso il percorso educativo proposto, gli alunni arrivano a formulare un “Progetto di Vita” che integra competenze personali, sociali e metodologiche e le aree di responsabilità che caratterizzano lo studente ignaziano in quanto cittadino impegnato nel mondo, ben preparato per le sfide della vita; non solo istruito ma insieme eccellente accademicamente e umanamente per vivere le sfide della vita di oggi.