La Primaria in scena con “Grazie, Scusa, Per Favore”

BELSORRISO E SORGENTILEZZA

“A Belsorriso tutti sono felici e contenti: quale sarà il motivo di una vita così equilibrata e appagante?” Volando sulle ali della fantasia, si arriva nel paese di Belsorriso, immerso tra verdi colline e alberi folti, famoso per la gentilezza e la generosità degli abitanti che vivono in armonia e sorridono alla vita. Corre voce, infatti, che ci sia una fonte magica, chiamata Sorgentilezza che permette a chiunque beva di dimenticare prepotenza e arroganza per coltivare buona educazione e cortesia nei confronti degli altri. Qualità che saranno necessarie in vista della minaccia che attende Belsorriso: da Malgarbo, Rubagioia e la sua banda verranno a mettere scompiglio tra la gente. Cosa succederà? Cosa farà e chi è questo furfante? Non resta che lasciarsi condurre dall’interpretazione dei nostri bambini per vedere come finirà.

La drammatizzazione, dal titolo “Belsorriso e Sorgentilezza”, vedrà coinvolte le classi seconde della Scuola Primaria del nostro campus. È il risultato di un itinerario di formazione che ha intessuto gran parte delle nostre lezioni di questi mesi, a partire dai temi trattati in classe nell’ora di Religione Cattolica, Italiano ed Educazione Civica. Focalizzando l’attenzione, in particolare, sulla gentilezza come stile del nostro vivere quotidiano, i bambini e le bambine sono stati incoraggiati a gustare la profondità e il valore di gesti concreti di gentilezza che possono donare ogni giorno a quanti incontrano.

Le recite avranno luogo nei giorni 16 e 20 Dicembre, dalle ore 8:30 alle ore 10, in Auditorium. Giorno 16 si è esibita la 2B coordinata dalla maestra Vincenza Manto, e il 20 toccherà alla 2A salire sul palco con la maestra Salvatrice Tabò. Il tutto è stato orchestrato dalla regia del maestro di Religione Cattolica, Italo Prisco, in fattiva sinergia e collaborazione con le colleghe.

Perché proprio questo tema? Certamente come scuola avvertiamo l’esigenza e il dovere di veicolare uno stile di vita originale, bello, che coltivi relazioni autentiche e sane, attraverso cui avviare seri processi di riconoscimento della propria identità. Relazioni in cui ritrovarsi e di cui potersi nutrire per diventare uomini maturi che, nel futuro prossimo, sappiano essere onesti con se stessi e con gli altri. Le recite, dunque, oltre ad avere un forte riverbero pedagogico, vogliono essere un radicale segno di speranza per l’edificazione di un mondo più umano, impastato della gentilezza che scalda il cuore, come un giorno di primavera, anche in pieno inverno.

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