Voglio un mondo dritto, i diritti dei bambini salgono sul palcoscenico grazie alla VC

Perché ogni bambino ha il diritto di crescere libero per scegliere da sé l’orizzonte verso cui tendere;
perché ogni bambino ha il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa;
perché ogni bambino ha il diritto di essere protetto ed educato;
perché ogni bambino ha il diritto di godere del miglior stato possibile di salute;
perché ogni bambino ha il diritto al riposo e al tempo libero, al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età. 

“Voglio un mondo diritto” è il titolo della rappresentazione della classe V C della nostra Scuola Primaria che si è esibita il giorno 27 maggio 2022, alle ore 9, nell’Auditorium del nostro Campus. 

I bambini, dopo essersi preparati durante l’intero anno scolastico con la maestra Rosa Maria Alesi, si sono presentati sul palco, lanciando un appello e un desiderio fortissimi: è vitale un mondo abitato dai diritti, ove ciascun bambino abbia la possibilità di vivere e sviluppare tutti i diritti dell’intelligenza e del cuore.
I diritti appartengono a tutti. Tutti i bambini hanno diritto ai diritti. Eppure ci sono bambini senza diritti. Sono molti, moltissimi, la maggior parte dei bambini del mondo. Ogni ragazzo, infatti, durante la recita, si è fatto portavoce di una nazionalità mondiale, manifestando la sua vicinanza e il suo impegno attraverso una bandiera che esibiva sul proprio corpo. 

Questo lavoro – che nasce da uno studio meticoloso in classe sulla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo adottata dalle Nazioni Unite nel 1959 –  è stato utile per infondere sensibilità e attenzione all’altro, in particolare verso quanti non posseggono tutti gli strumenti necessari per una crescita sana.
I bambini, durante la recita, hanno gridato agli adulti che i loro diritti sono una cosa seria e primaria, sulla quale si misura il grado di civiltà e di giustizia di una società umana. 

Infatti, un mondo “diritto”, equo, si edifica su un mondo di bambini che può ancora contare sul rispetto del proprio “diritto”. E, per questo, siamo chiamati a coinvolgerci tutti, a comprometterci tutti, perché ciascun bambino cresca figlio della Cura.

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