Grande festa al Gonzaga Campus: arriva Santa Rosalia


Oggi nel nostro campus abbiamo accolto le reliquie di Santa Rosalia, protettrice di Palermo. Insieme ad alcuni esperti abbiamo approfondito il ruolo che hanno avuto i Gesuiti nell’istituzione e nella diffusione del culto. Nel 1600 Palermo fu colpita dalla peste, che causò la morte di oltre 300000 persone. I cittadini, per liberarsi da questo flagello, invocarono l’aiuto delle quattro patrone della città, Agata, Oliva, Cristina e Ninfa, che però non accolsero la richiesta dei palermitani. Il 15 luglio, nel corso della consueta sfilata delle reliquie della Santa, due sacerdoti ebbero un’ispirazione e iniziarono a intonare un canto invocando “Santa Rosolea, ora pro nobis”. I due sacerdoti erano ignari che, proprio in quei giorni, a monte Pellegrino erano in corso degli scavi che avevano lo scopo di trovare le ossa di Santa Rosalia. Gli scavi portarono al ritrovamento di un cranio e alcune ossa che vennero esaminati da una commissione medica e una di teologi, incaricati dall’arcivescovo di Palermo, formata proprio da quattro gesuiti: Girolamo Tagliavia, Giordano Cascino, Giuseppe D’Agostino e Giacomo Dominici. Le due commissioni stabiliscono che le ossa trovate appartenessero ad una giovane donna, a questa constatazione si aggiunse un altro fatto che li convinse della loro appartenenza alla Santa protettrice di Palermo: Vincenzo Bonelli, un giovane risvegliatosi da un’agonia, comunicò al cardinale che il 13 febbraio salì a Monte Pellegrino per distrarsi dalla perdita della moglie, morta a causa della peste; qui in sogno vide l’immagine di Santa Rosalia, la quale gli rivelò che le ossa travate sul monte sono le sue. A questa rivelazione, la Santa aggiunse che, una volta rivelata l’appartenenza delle ossa, fatta la processione in suo onore e cantato il “Te Deum laudamus”, la città di Palermo sarebbe stata liberata dalla Peste. Da qui si istituisce che sia costruita una suntuosa cappella, la reliquia venga custodita in una teca d’argento e il 15 luglio di ogni anno venga portata in una solenne processione. Così, si verificò il miracolo di Santa Rosalia: la città ricevette la grazia e fu liberata dalla peste. Il 9 Giugno di quell’anno  venne celebrata una solenne processione e dei festeggiamenti che durarono nove giorni: questo può essere considerato a tutti gli effetti il primo festino di Santa Rosalia.
In quel tempo, a Roma, si stava preparando la revisione del Martirologio Romano e Papa Urbano voleva che fosse inserita Santa Rosalia, facendo nascere l’esigenza di preparare un’agiografia che fu redatta da padre Cascino. Nella biografia si evince che la Santa protettrice di Palermo abbia antiche e nobili origini: è discendente di Carlo Magno e l’appartenenza ai Sinibaldi, cavalieri di Re Ruggiero. Dopo la pubblicazione del nuovo Martirologio Romano, in cui la Santa trova posto, venne costruito il suo eremo a Quisquina e a monte Pellegrino. Nel 1651 venne ripubblicato, postumo, il volume che nel 1637 Padre Cascino aveva pubblicato, con un ampliamento degli argomenti presenti realizzato grazie ai contributi di Padre Salerno.

Il culto della protettrice di Palermo ha esercitato, e tutt’oggi cattura l’attenzione, di numerosi letterati, artisti e persone che hanno trovato in Santa Rosali una fonte di ispirazione e la protagonista delle proprie opere: già nel 1626 veniva messa in scena una tragedia sacra con protagonista Rosalia; nel 2013 la ristampa della tragedia Rosalia e nel 2016 viene messa in scena la “Vita di Rosalia”; nel 2017 è stato pubblicato, dopo migliaia di libri già scritti riguardanti l’agiografia di Rosalia, un volume che raccoglie 1060 opere.

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